Nei giorni a seguire nel suo studio apparvero una lavagna di legno, dei fili colorati e tante foto con appunti, aveva deciso di iniziare ad assemblare i pezzi di un puzzle che non aveva un'immagine ben definita, anzi, non ne aveva nessuna.
Il primo nome ad apparire lì sopra fu quello di Derek Hale, con sopra uno spillo collegato ad un filo azzurro, quel filo passava su una foto della villa, sul rapporto di Paige e su una foto del tronco che aveva trovato nella riserva.
Fra quegli appunti era stato inserito anche il suo migliore amico, con una nota che diceva "occhi rossi, morso", il suo filo rosso portava solo alla foto del tronco, lo stesso era per il filo bianco di Lydia e il filo verde era per Isaac.
Non c'era giorno che non guardasse la lavagna, non c'era giorno che non pensasse alle parole della ragazza e all'incontro al supermercato, non c'era un momento che la sua vita non venisse tormentata da tutto quello.
Altro problema che lo frustrava era il fatto che non fosse riuscito ad incontrarsi con Scott, entrambi erano stati impegnati e incontrarsi era diventato impossibile, per quanto lui ci avesse provato, la clinica veterinaria aveva rubato tutto il tempo del suo migliore amico.
Però finalmente erano riusciti a trovare un pomeriggio libero e Stiles ne approfittò per portare il moro nella riserva di Beacon Hills, trovando la scusa di fare una passeggiata insieme al lupo.
Lo scopo di tutta quella macchinazione era di far vedere il tronco enorme a Scott, voleva vedere come avrebbe reagito, se lui, a differenza sua, avrebbe riconosciuto quel luogo.
Dopo venti minuti che camminavano, Stiles era preoccupato, era sicuro che la strada fosse giusta, conosceva quel posto meglio della sua vecchia casa, allora perché non trovava il tronco? Stava per andare nel panico, ma per fortuna il lupo lo aveva trovato per lui.
- Che diamine è questo posto? – Esclamò Scott girando intorno al tronco.
- Non lo so, ma quest'albero doveva essere enorme. – Il ragazzo studiava attentamente l'amico. – Quanti cerchi, avrà un milione di anni. – Scherzò senza mai distogliere gli occhi dall'altro.
Scott divenne serio all'improvviso, i suoi occhi scuri brillarono nuovamente di rosso e prima che se ne rendesse conto, cadde a terra, ma prima di perdere coscienza completamente, il suo volto si rigò di lacrime e disse un nome "Allison".
Stiles corse subito in suo soccorso, era accaduto quello che sperava, che quell'enorme pezzo di legno facesse scattare qualcosa nel suo migliore amico, visto che nella sua visione c'erano entrambi, anche se erano degli adolescenti.
- Cosa diamine sei tu? – Chiese al tronco.
Quello che non si aspettava era però una risposta. - Nemeton. – Aveva sussurrato Scott, mentre era ancora svenuto fra le braccia del suo migliore amico.
- Nemeton? Cosa diamine è un Nemeton? – Questa volta sperava di ottenere delle risposte, ma l'unica cosa che accadde fu un forte vento intorno al tronco, un vento gelido che lo fece rabbrividire. Senza perdere altro tempo, fece un fischio al lupo, che subito apparve al suo fianco e si diresse verso la sua Jeep, era meglio portare Scott a casa sua, era più vicino di casa McCall.
Quando Scott riaprì gli occhi, Stiles era al suo fianco, non lo aveva lasciato solo nemmeno un secondo, si sentiva in parte responsabile, aveva usato il suo migliore amico come cavia da laboratorio, lo aveva portato lì per fare un esperimento e aveva avuto anche ottenuto ciò che voleva, anche se in parte.
- Ti senti meglio? – Gli porse un bicchiere di acqua.
- Cos'è successo? – Domandò confuso il moro.
- Sei svenuto. – Rispose l'amico dopo essersi alzato dalla sedia per sedersi sul letto. – Ti ho portato a casa mia, era più vicina. –
- Svenuto? Questa settimana ho dormito davvero poco, ma non credevo di essere così stanco, stavo bene questa mattina. – Si massaggiò la testa. – Da quando ha chiusa la seconda clinica, tutta Beacon Hills viene da noi, ci siamo ritrovato con il triplo dei clienti, non è brutto avere qualche entrata in più, ma il lavoro è davvero troppo solo per noi due. –
- Dovreste assumere una terza persona. - Disse Stiles prima di alzarsi. – Ormai è sera inoltrata, ho già chiamato Melissa, torna a dormire. – Suggerì dolcemente.
- Va bene, scusa il disturbo. – Disse prima di riaddormentarsi.
- Scusami tu. – Disse sottovoce prima di uscire dalla camera degli ospiti.
Lui non andò a dormire, non aveva sonno, si poteva dire che avesse quasi paura di dormire, il freddo che aveva sentito difronte al Nemeton, lo sentiva ancora sulla sua pelle, non era stato un vento naturale, gli era penetrato nelle ossa. Si diresse verso il suo studio e guardò i due pezzi che aveva aggiunto una volta rientrato e aver posato Scott sul letto.
Nemeton e Allison a lei toccò il filo giallo.
Allison doveva essere la terza figura che non era riuscito a vedere per via del buio, Lydia gli aveva detto che non aspettava a lui ricordarla, che stesse parlando di Scott? Perché quella ragazza era legata al suo migliore amico?
Doveva essere anche lei una studentessa del liceo di Beacon Hills, andò a frugare negli scatoloni che aveva messo in cantina, tutte cose del liceo che non gli servivano, lì dentro dovevano esserci anche gli annuari.
- Eccoli! –
Dopo un'ora di ricerca, non aveva trovato una ragazza di nome Allison negli anni in cui loro avevano frequentato il liceo, questo fatto gli fece venire qualche dubbio, era un nome comunissimo, com'è possibile che in una scuola di oltre duecento ragazzi non c'era una ragazza con questo nome?
Mentre teneva in mano l'annuario, gli venne in mente un'altra cosa, Derek Hale aveva frequentato il suo stesso liceo e lo stesso valeva per Paige, perché non ci aveva pensato prima? Si diede dell'idiota e corse di sopra per prendere le chiavi della macchina, solo che poi si accorse che erano le tre di notte e la scuola era chiusa.
Fece un grosso respiro per cercare di calmarsi, appena fatto giorno sarebbe andato nel suo vecchio liceo per chiedere i vecchi annuari e cercare lì Derek e Paige, Allison era un'ombra scura, ma loro due no.
Passò il resto delle ore seduto nel suo studio a fissare la lavagna, più aggiungeva pezzi e più si rendeva conto che tutto quello era reale, anche se non poteva dire lo stesso delle visioni di lui da adolescente, non aveva chiesto a Scott del morso e del tatuaggio perché conosceva le risposte, non erano veri, aveva visto tante volte il suo migliore amico nudo, li avrebbe notati se fossero stati reali.
La mattina arrivò lenta, forse un po' tropo lenta per Stiles che non vedeva l'ora di andare a controllare i vecchi annuari del liceo, ma cercò di restare calmo per tutto il tempo della colazione con Scott, cercò di essere il più normale e sereno possibile, fallendo su tutto perché l'altro aveva notato il suo nervosismo.
- Anche tu stai lavorando troppo ultimamente. – Commentò Scott mentre sorseggiava il suo caffè.
- Non sto lavorando molto, è solo che c'è un caso che mi sta tormentando da parecchie settimane. – Rispose Stiles.
- Settimane? Direi che sono trascorsi un paio di mesi ormai, perché sono sicuro che sia lo stesso caso che ti ha fatto svenire alla tavola calda. –
- Il tempo vola quando si ha un caso irrisolvibile per le mani! – Scherzò il castano. – Pronto? Ti accompagno a casa e poi devo andare al liceo per sbrigare una cosa. –
- Prontissimo capo! Spiare i giovani atleti negli spogliatoi è illegale. –
Entrambi scoppiarono a ridere per la pessima battuta di Scott.
Giunto al liceo di Beacon Hills, Stiles passò dal preside per chiedere il permesso di revisionare i vecchi annuari, il preside era sempre lo stesso, riconoscendo il ragazzo gli diede il permesso con un sorriso e una stretta di mano, non gli aveva detto che era per un suo caso personale, ma solo per un semplice controllo per una giovane che era ad Eichen House.
Il preside lo aveva mandato in biblioteca, c'era uno scaffale appositamente per gli annuari.
Mentre si guardava intorno, salì al piano di sopra dove ritrovò lo scaffale dove c'era il rito di firmare l'ultimo anno, cercò la sua firma e quella di Scott, non la trovò subito, ma quando le vide perse un battito, accanto alla sua firma c'erano delle iniziali familiari, "D.H."
Conosceva una sola persona con quelle iniziali, ma non furono solo quelle ad attirare la sua attenzione, c'erano delle iniziali accanto a quelle di Scott, "A.A."
Allison, pensò subito Stiles, se queste firme erano qui, allora qualcuno stava cancellando tutto di proposito?
Perché?
Prima di affondare nell'ipotesi di una cospirazione e andare in paranoia, il ragazzo fece una foto alle firme e andò avanti per cercare gli annuari.
Con suo sommo stupore aveva trovato quello che cercava, non poteva sbagliare anno perché c'era una pagina dedicata alla scomparsa di Paige, con un nodo alla gola cambiò pagina e iniziò a cercare Derek, non ci volle molto, era uno studente molto popolare, ma non diceva nulla di particolare, solo il nome e il cognome.
Fece una foto anche a quelle due pagine, chiuse il libro e lo rimise al suo posto, era arrivato il momento di andare al lavoro, con molta probabilità sarebbe arrivato in ritardo, ma avrebbe dato la colpa a Scott.
Una volta arrivato in ufficio, riprese in mano il cellulare per controllare le foto, non riusciva a smettere di guardare gli occhi del giovane Derek, era un colore particolare eppure a lui sembravano così familiari, come se più volte li avesse visti da vicino.
Concentrarsi sul lavoro non gli veniva per nulla facile, sentiva quegli occhi verdi addosso, come se lo stessero scrutando in profondità, forse la stanchezza, forse l'ossessione per quegli occhi, quando portò il suo sguardo sul monitor del suo computer, vide Derek Hale alle sue spalle.
Si girò talmente veloce da procurarsi uno strappo al collo, ma di lui non c'era traccia, si maledisse per essere così idiota da credere che lui fosse ancora lì, quando appariva era per brevi istanti e sempre per fargli prendere un colpo al cuore.
La giornata in centrale passò in fretta, rispetto a come era trascorsa la notte, per quanto avesse ancora paura di dormire, la stanchezza era tanta per passare anche quella notte in bianco a fissare la lavagna, perciò dopo cena stampò le foto e le aggiunse soltanto, senza studiarle o collegare i fili, dopodiché andò dritto a letto.
Era trascorsa un'ora da quando si era steso nel letto, sotto il calore delle coperte, eppure di dormire non se ne parlava, preso di nervi si alzò, aveva sonno ma non riusciva a dormire.
Agitato scese al piano di sotto per prepararsi qualcosa di caldo che lo aiutasse a calmarsi così da poter dormire almeno qualche ora prima che iniziasse a lavorare.
Non appena oltrepassò la soglia della cucina, una mano gelida coprì i suoi occhi, non fece nemmeno in tempo ad urlare per l'improvviso attacco.
- Tu ragazzino insolente, sei diventato una spina nel fianco. – Una voce di donna gli stava parlando.
Stava nuovamente sentendo quel dolore che aveva provato quando aveva assistito all'incendio della villa, quel bruciore agghiacciante, sentiva le spine del gelo infilarsi nella sua carne.
Poi tutto sparì.
Quando riprese i sensi era in un luogo buio, non era più in casa sua.
Si guardava intorno, era spaventato, continuava a camminare, ma era sempre buio e il pavimento era bagnato, i suoi piedi scalzi cominciavano a sentire del freddo.
- C'è qualcuno? Dove sono? Ehi? Qualcuno mi risponda, dove diamine sono? – Continuava a parlare e a camminare.
Iniziava ad essere senza fiato, la paura si era completamente impadronito di lui.
- Stiles? –
Per la prima volta, da quando l'aveva sentita, era felice di sentire quella voce.
- Derek? – Sei tu?
- Stiles cosa ci fai qui? Non dovresti essere in questo posto. – Derek era corso verso di lui, sul suo volto si poteva vedere la preoccupazione e il terrore di vedere il ragazzo lì.
- Io... Non lo so, non so dove sono, ero sceso in cucina e qualcuno mi ha attaccato, sono sicuro che fosse una donna. –
- Dannazione! Se solo avessi il mio lupo con me, avrei potuto rimandarti indietro. – L'uomo era fuori di sé, faceva avanti e dietro davanti agli occhi del ragazzo che era sempre più preoccupato.
Tutte le domande che Stiles avrebbe voluto fargli sparirono, era chiaro che non era il momento adatto, ma anche se avesse voluto fargliele, la paura gli aveva annebbiato la testa.
- Lupo? Quello che è stato quasi investito qualche mese fa? – Stiles si rialzò lentamente, non si era nemmeno reso conto di essersi messo in ginocchio per lo spavento.
- Cosa? – Derek si era fermato.
Una fitta alla testa fece piegare in due il ragazzo, era la stessa che aveva sentito quel giorno alla tavola calda con Scott, però questa era diversa, nella sua mente apparivano dei flashback, come se tanti ricordi stessero riaffiorando, ma non fece in tempo a metterne uno a fuoco che si ritrovò ad urlare sul pavimento della sua cucina.
- Avevo dimenticato che restando qui lui avrebbe riacquistato la sua vera memoria, per fortuna ho fatto in tempo a scacciarlo. – Una donna da lunghi capelli bianchi, dagli occhi neri e dalla pelle candida, camminava davanti Derek.
- Perché lo hai mandato qui? – Derek cercava di rimanere il più calmo possibile, sapeva che nella sua forma umana non l'avrebbe mai potuta affrontare.
- Credi che non sappia cosa state cercando di fare tu e la Banshee? – La donna si muoveva lentamente, come se l'enorme kimono bianco che aveva addosso non avesse peso.
- Lydia è sveglia? – Era sorpreso.
La donna alzò la mano destra e Derek si ritrovò piegato a terra dal dolore, sputando sangue dalla bocca.
- Cosa diamine è successo? Sono svenuto? – Stiles non ricordava di essere stato nel luogo dov'era rinchiuso Derek.
Non ricordava nulla di quello che era accaduto negli ultimi mesi.
- Ma è già mattina? Cavolo... - Confuso si diresse verso la caffettiera.
Sul pavimento della cucina c'erano delle impronte di piede che non erano la sue, ma svanirono in un secondo e il ragazzo non fece in tempo a vederle.
Indolenzito, dopo aver bevuto il caffè, salì di sopra per fare una doccia, sperando che l'acqua calda sciogliesse un po' i muscoli tesi a causa di aver dormito a terra.
Un'altra cosa che il ragazzo non notò, era che non era solo in casa, una donna aveva osservato il suo risveglio e con un sorriso svanì in una folata di vento.