Capitolo 11

2276 Parole
Stiles stava dormendo sereno com'era accaduto spesso nelle ultime due settimane, per l'esattezza da quando si era risvegliato sul pavimento della sua cucina, in qualche modo quel collasso aveva interrotto i sogni e le apparizioni di Derek, ma lui questo non lo sapeva. Si rigirava nel letto come un bambino che dormiva dopo la sua poppata, il suo volto sereno sembrava avesse cancellato tutte le preoccupazioni, ma come tutti i bambini, la serenità dura poco, basta un piccolo rumore per farli piangere disperatamente. A svegliare Stiles però, non fu un semplice rumore, ma l'eco di un urlo di una ragazza dai capelli rossi, non appena le sue orecchie l'udirono, il suo corpo reagì di conseguenza e in poco tempo si ritrovò nel mondo dei sogni, quello che per due settimane lo aveva lasciato in pace. Era in casa di Scott. Lui era dietro il suo migliore amico e con loro c'era Isaac e per qualche strano motivo aveva un borsone con sé, Melissa gli aveva poggiato una mano sulla spalla e gli diceva di sistemarsi al piano di sopra, che da quel giorno lui avrebbe vissuto con loro. Si portò una mano sulla fronte, non avevano mai parlato con Isaac e perché poi sarebbe dovuto andare a vivere con Scott? - Che brutta faccenda quella del padre. – Commentò il giovane Stiles. - Non ho mai dubitato di lui, sapevo che non aveva ucciso suo padre. – Disse Scott. Ucciso? Il padre di Isaac si era suicidato, non era stato ucciso, cosa stavano dicendo quei due? Non erano finite lì le sorprese, da fuori si sentì un ululato e gli occhi di Isaac e Scott divennero gialli. Stiles era sicuro che gli occhi del moro diventassero rossi e non gialli. Dovevano essere al secondo anno perché aveva iniziato a far crescere i capelli, d'istinto si passò una mano sulla testa. Una fitta alla testa lo fece urlare, qualcosa non andava bene. Si ritrovò nel liceo della scuola, nell'ala della piscina, ma non era solo, con lui c'erano Erica e insieme e qualcun altro ma non riuscì a vedere chi perché il mal di testa era peggiorato e lui si era ritrovato nel corridoio della scuola. Scott gli stava raccontando di Allison, nuovamente quel nome e da come ne parlava il suo migliore amico sembrava fosse la sua ragazza, ma Scott non ha avuto ragazze con quel nome, non ricordo che ne avesse mai avute al liceo, l'aveva mai visto con una ragazza? Un'altra fitta alla testa lo fece inginocchiare, non riusciva più a resistere, un urlo uscì prepotente dalla sua gola e in pochi secondi si ritrovò sveglio in camera sua. La sveglia stava suonando e a guardare l'ora, suonava dal almeno dieci minuti, che fosse quello il suono che sentiva nel sogno? La spense e si mise a sedere sul letto, era confuso, sembrava che tutto quello che aveva fatto in quei mesi fosse sparito per poi ritornare come un'onda anomala nella sua testa, eppure in quelle settimane era come se avesse dimenticato Derek, Lydia, Allison e tutto il resto, non era nemmeno entrato nello studio per guardare la lavagna. Cosa gli stava accadendo? Si massaggiò la faccia con le mani e quando se le tolse, vide che erano sporche di sangue, corse nel bagno per guardarsi allo specchio e si accorse subito che dalle orecchie era uscito del sangue, andò in camera per vedere se anche il cuscino era sporco e così era. Chiamò al padre per dirgli che quel giorno non sarebbe dato al lavoro e che aveva bisogno di fare un controllo medico, preferì dirgli del collasso che aveva avuto in cucina, piuttosto che dirgli che gli usciva sangue dalle orecchie. Perse una mattinata in ospedale, nonostante l'aiuto della madre di Scott che lavorava lì come infermiera, a lei aveva detto la verità, così non avrebbe dovuto fare molta fila, ma anche in quel modo ci era voluta un'eternità. Sapere che la testa stava bene lo risollevava, aveva pensato al peggio quella mattina quando aveva visto tutto quel sangue sul cuscino e sulle sue mani, si era immaginato un'emorragia celebrale o qualcosa di altrettanto peggio. Considerando che aveva il resto della giornata libera, pensò di trascorrerla in serenità, non voleva affaticare la sua testa con pensieri complessi, anche se in un certo senso aveva dimenticato tutto e doveva capire come mai, ma non in quel momento, non dopo lo spavento che aveva preso. Il medico gli aveva prescritto dei farmaci per le forti emicranie che gli venivano, era indeciso se andare a comprarli oppure no, sapeva che i suoi mal di testa non erano naturali. Si poteva curare qualcosa di soprannaturale con degli antidolorifici? Decise di passeggiare per il parco, anche se a quell'ora era pieno di bambini, non gli importava, aveva bisogno di aria fresca, un posto soleggiato, pieno di risate e chiacchiericcio, prima però pensò di andare a prendere il lupo, quelle due settimane lo aveva calcolato davvero poco. Mentre percorreva il percorso per animali, vide un bambino che aveva la maschera di una volpe. - Guarda mamma! Sono una volpe! – La madre rise e rimase al gioco del piccolino. Quella scena però fece accapponare la pelle a Stiles, l'idea di essere una volpe lo fece rabbrividire, c'era qualcosa di malvagio in quell'immagine, qualcosa che gli fece stringere il cuore dalla paura. Scosse la testa e non diede importanza a quelle sensazioni, era lì per godersi quella breve vacanza, una piccola pausa dai due mondi che tormentavano la sua vita. Mentre era lì, fece un piacevole incontro con un vecchio compagno del liceo, un ragazzo che non lo aveva mai calcolato molto in quegli anni, ma era uno di quelli che nonostante la compagnia, un sorriso non glielo aveva mai vietato quando s'incrociavano nel corridoio. - Buongiorno Mahealani! – Stiles salutò con un sorriso l'ex compagno. - Chiamami Danny, non siamo più a liceo. – Il ragazzo si tolse le cuffie e si avvicinò a Stiles. Danny era il migliore amico del miglior giocatore della squadra di Lacrosse, era alto, carnagione olivastra e occhi scuri, capelli castano scuro era uno dei ragazzi più popolari della scuola, peccato che preferisse i ragazzi alle ragazze, ovviamente quando anche lui aveva capito di essere gay, Danny era già occupato. - Hai ragione, scusa. – Sorrise imbarazzato, non poté fare a meno di pensare che il moro era diventato più carino dagli anni del liceo. - Quello è un lupo? È legale portare a passeggio un lupo? – Danny aveva allungato una mano per accarezzare l'animale, si soprese quando si lasciò accarezzare, temeva che gliela mordesse. - Si, se lo metti sotto con una macchina e sei obbligato a prendertene cura. – Si sentiva stranamente agitato. - E non ti ha morso mentre dormivi per vendicarsi? Io l'avrei fatto. – Scherzò l'ex compagno di liceo. Continuarono a chiacchierare per molto tempo, dimenticandosi del tempo che trascorreva veloce, solo quando Derek cominciò a tirare si accorsero che era l'ora di pranzo, persino lo stomaco di Stiles si fece sentire ad un certo punto. Optarono per andare a mangiare qualcosa insieme, nelle vicinanze c'era una tavola calda. Chiesero se il lupo potesse entrare a la signora era felice di vedere un'animale così grande e bello. Gli chiese se poteva portargli un piatto di carne senza condimenti per l'animale, la signora pensò per prima al lupo e poi ai due ragazzi, Stiles scherzò sul fatto che l'animale ricevette più attenzioni di loro, ma si stava divertendo dopo tanto tempo, nemmeno con Scott riusciva più ad essere così rilassato e sé stesso, anche perché con il suo migliore amico si sentiva in colpa. Quando arrivò il momento di salutarsi, quasi ci rimase male, ma prima di prendere due strade diverse, si erano scambiati i numeri di telefono, se al liceo gli avessero detto che lui avrebbe ottenuto il numero di Danny, lo avrebbero preso in giro fino al diploma. Mentre faceva salire il lupo sulla macchina, ripensava alla bella mattinata che aveva trascorso, ospedale a parte, si era divertito, aveva riso a semplici battute di abbordaggio, non succedeva da una miriade di tempo. Fece un grosso respiro per godersi ancora quell'aria fresca, chiuse gli occhi per imprimere bene l'immagine di un ragazzo carino che arrossiva alle sue pessime battute, un timido sorriso apparve sul suo volto. Dopo essere salito anche lui sull'auto, mise in moto per rientrare in casa, sapeva che quel dolce calore nel petto non sarebbe durato molto, che molto presto avrebbe dovuto affrontare nuovamente quel mondo parallelo che lo perseguitava. E così accadde. Quel mondo non si fece attendere. Era fermo ad un semaforo, nella corsia accanto si ferma una Camaro nera, non fece caso al guidatore, l'auto gli ricordava qualcosa, no qualcuno, d'istinto controllò il lupo attraverso specchietto retrovisore e notò subito che i suoi occhi non sono blu, ma erano verdi. L'auto di Derek Hale era una Camaro nera. Non si scompose, continuò a guardare quegli occhi verdi, poi ripartì non appena qualcuno dietro di lui suonò il clacson per fargli notare che il semaforo aveva dato il via. Era tutto normale, una routine. Aveva appena inserito le chiavi nella serratura che il telefono segnava di aver ricevuto un messaggio, Stiles si affrettò a leggerlo subito e non appena lesse il nome "Danny M." sorrise nel vedere che il ragazzo non aveva atteso nemmeno un'ora per scrivergli. - Se con Danny va bene, dobbiamo decidere come fare per la tua sistemazione notturna, mica potrei stare nel letto con me se lui si ferma. – Come se il lupo avesse capito quello che il ragazzo aveva detto, sbuffò seccato non appena aveva oltrepassato la porta d'ingresso. – Sei incredibile! – Commentò divertito il padrone. Rispose divertito al messaggio e continuarono a scriversi fino a quando non arrivò il momento della buonanotte, nonostante l'inizio, era stata una bella giornata per Stiles. La notte però non sarebbe stata la stessa. Faceva freddo intorno a lui, stava annegando, era circondato dall'acqua, non riusciva a respirare, qualcuno lo stava tenendo sott'acqua, delle mani premevano sulle sue spalle, non riusciva a vedere il volto di chi lo stava annegando, l'acqua mossa impediva la visuale del volto di chi gli impediva di tornare in superficie. Quando finalmente riuscì ad emergere, si ritrovava in una stanza completamente bianca e troppo illuminata, ma non era solo, la sua versione giovane era seduta con le gambe incrociate sul Nemeton e stava giocando a scacchi con una strana creatura ricoperte di bende. Stava tremando e no per il freddo. Aveva paura, era agghiacciato dal terrore. Che cos'era e cosa stava guardando? Sentiva come se dovesse scappare il più lontano possibile da quell'essere, perché la sua versione giovane non andava via? Perché stava lì fermo a giocare a scacchi? Non riusciva a respirare, stava soffocando, era come se qualcosa era apparsa nella sua gola e gli bloccava il respiro, la sua vista cominciava ad appannarsi, sentiva che stava per morire, ma vide Scott apparire infondo alla stanza bianca, provò a chiedere aiuto ma la sua voce era sparita. Era completamente steso a terra, udì un urlo, era diverso da quello che aveva sentito fino all'altro giorno, era qualcosa di più grosso, animalesco, ma non gli diede fastidio alle orecchie, al contrario, gli aveva ridato le sue forze e aveva ricominciato a respirare. Nonostante fosse ritornato a respirare, la paura per quella creatura piena di bende non era sparita, ma qualcosa si era aggiunta alla paura, un dolore che gli stava strappando letteralmente l'anima dal corpo. La scena era cambiata, nonostante sentisse ancora la paura e il dolore, spostarsi di ambiente lo aveva risollevato un pochino, erano a casa di Scott, per quanto potesse sentirsi meglio, quello che vide lo aveva solo confuso di più. Scott aveva per le mani la creatura ricoperte di bende, stava lottando contro di essa ma quando gli strappò le fasce dalla faccia, quello che vide lo fece paralizzare, c'era lui sotto tutte quelle bende. Com'era possibile? Perché lui era quel mostro? In quel caos, in quel dolore e in quella paura, riusciva a pensare ad una sola persona, come se quella persona potesse dargli conforto e sicurezza, voleva vedere Derek Hale. Si ritrovò in un luogo completamente buio. Davanti a lui c'era Derek che con uno sguardo un po' spento l'osservava in silenzio, era come se qualcuno stesse assorbendo la sua linfa vitale. - Stiles. – Disse con un filo di voce. - Io non so chi sei. Non capisco che cosa vuoi da me. Non posso fare a meno di pensarti e di cercarti quando sono terrorizzato da qualcosa che vedo e che non capisco. Non so perché, nonostante tutto ciò mi spaventi da morire, voglio sapere tutto su di te. – Il ragazzo aveva mosso un passo in avanti ad ogni parola e non appena con le dita della mano aveva sfiorato il volto stanco dell'uomo, un filo di vento gelido lo aveva rispedito nella sua realtà. Quando aprì gli occhi vide che era mattino e che mancavano pochi minuti al suono della sveglia. _______________________________________________________________________________ - Non appena il ragazzo ti ha sfiorato, lo scintillio della vita è tornato a bruciare nei tuoi occhi. – La donna dai lunghi capelli bianca girava intorno a Derek. – Mi domando se basterà a farti rimanere in vita abbastanza a lungo per vedere i tuoi amici morire. – Ma prima spiegami come hai fatto a farlo tornare nuovamente qui, anche se per poco. Con un'unghia fece un piccolo taglio sulla guancia dell'uomo, il secondo dopo era a terra ad urlare per il dolore lancinante che quel piccolo tocco gli aveva causato. - Sciocchi. – Rise divertitala donna mentre si allontanava.
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