Capitolo 17

1890 Parole
Isaac stava guardando Derek dormire, rispetto a loro era messo peggio, non essendo abituato ad essere umano, le conseguenze erano state anche peggio rispetto al loro amico Stiles. - Non vi è sembrato troppo facile? – Chiese il biondo, - Trovarlo, salvarlo e portarlo a casa? – - Isaac smettila di fare domande che tutti noi già ci stiamo facendo, non le fare ad alta voce almeno, ok? – Stiles era molto agitato, non aveva smesso di porsi le stesse domande da quando avevano lasciato quel luogo cupo. I ragazzi rimasero ancora un po' a fissare il loro compagno dormire, lo avevano portato a casa dello sceriffo e steso sul letto di Stiles, ci sarebbe voluto sicuramente del tempo prima che lui si risvegliasse, perciò i ragazzi scesero sotto, in attesa del suo risveglio. Seduti in silenzio sul divano, non facevano altro che chiedersi se avessero fatto la cosa giusta, le facce che fecero gli adulti dopo che gli avevano raccontato del salvataggio, erano le stesse espressioni che avevano quando dovevano dire ad un bambino che la lettera di babbo natale si era persa e per questo non aveva ricevuto un dinosauro per natale. Quello che dovevano fare era capire perché lei lo aveva lasciato andare così facilmente, loro si erano svegliati da soli, perciò erano scappati da lei, ma Derek? Non gli serviva più? Qualcosa stava sfuggendo, dalle loro teste si potevano sentire gli ingranaggi che giravano per trovare una spiegazione. Un ululato li fece saltare sull'attenti ma il secondo dopo salirono di corsa nella camera di Stiles, Derek era sveglio e si era messo seduto sul letto, il suo corpo era pesante e dolorante. Deaton li raggiunse un attimo dopo con la sua borsa medica, per accertarsi che il suo corpo non avesse qualche problema visto che era senza il suo lupo, dopo qualche minuto in silenzio e dopo aver appurato che tutto era nella norma, fece uscire i ragazzi dalla stanza. Stiles fissava la porta chiusa della sua camera, non sopportava quando gli venivano nascoste le cose, sapeva che quel colloquio segreto era per capire il perché del suo gesto folle, sapeva che sarebbe venuto a saperlo, quindi perché nascondergli ora un qualcosa che sarebbe venuto a sapere dopo? Sbuffò nervosamente per l'ennesima volta, i suoi amici lo guardarono un po' rassegnati perciò provò a calmarsi. La porta della camera si aprì ma Deaton gli vietò di entrare, l'uomo era tornato a dormire, con un sorriso mandò in camera anche loro visto che era notte fonda. Dormire per Stiles non era un'opzione quella notte, perciò uscì dalla camera da letto del padre e si mise a sedere sulle scale, da piccolo lo faceva spesso, quando aveva paura di dormire si sedeva a metà scala e vagava con la mente, aspettando che il padre lo andasse a prendere. Aver ritrovato Derek doveva renderlo felice, doveva fare i salti di gioia eppure si sentiva come se fosse caduto in trappola, era in un angolo e non aveva via di scampo, non dovrebbe essere questa la sensazione che si dovrebbe provare. Poggiò la testa al muro, non è facile anticipare le mosse di un nemico che non si conosce, non è facile guardare Derek e chiedergli se il bacio faceva parte del piano oppure era qualcosa di più. - Stiles. – Un sussurrò, ma per il ragazzo fu un grosso macigno sul suo cuore. - Derek che ci fai in piedi? Dovresti riposare, sei ancora troppo debole. L'uomo si sedette al suo fianco. – E tu perché sei seduto sulle scale? – - Non riuscivo a dormire. – Si passò la mano sul collo, era nervoso. - Sarò umano, ma riesco comunque a sentire i tuoi battiti accelerati. – - Derek, perché l'hai fatto? Perché sono convinto di essere caduto in una trappola liberandoti? No che non volessi, era il nostro pensiero fisso dopo esserci liberati da quel mondo fittizio alla Matrix, solo che non riesco a capire cosa mi sfugge e non capire mi da fastidio perché non posso vedere le mosse sulla scacchiera. – - Stiles! – Il ragazzo smise di parlare. – Avete fatto il suo gioco? Si, lei vuole che mi riprenda il lupo perché è quello che le serve. – - Ma tu non puoi stare senza. Tu non puoi lottare senza, dimmi che te lo riprendi. – Per la prima volta, da quando Derek si era seduto al suo fianco, aveva alzato lo sguardo per guardarlo. Era pallido, i suoi occhi avevano un contorno grigio che faceva paura, il suo viso sembrava così spendo, eppure loro non avevano quest'aspetto quando si erano risvegliati, perché lui sembrava uscito da un film di zombie? Distolse subito lo sguardo, non si sentiva a suo agio a vederlo così debole, si alzò per scendere le scale, sentiva il bisogno di mu9oversi, ma appena arrivato al pianerottolo che divideva le due rampe di scala, una mano lo aveva bloccato tirandolo dal braccio. - Stai scappando da me? Credevo di non farti più paura. – Derek non lo aveva lasciato andare. - Non sei tu a farmi paura. – Il ragazzo tenne lo sguardo basso. – È questo nemico che mi spaventa. – - Non ho bisogno di ascoltare i tuoi battiti per capire che stai mentendo. – l'uomo mosse un paio di passi in avanti facendo incontrare la schiena del ragazzo con la parete dietro di lui. – Lei si sbaglia su una cosa, è vero che ti ho dato il mio lupo ma io sono nato lupo, perciò non sono mai stato completamente umano. – Il suo viso si avvicinò a quello di Stiles, i loro respiri potevano mischiarsi, con una mano prese il mento di Stiles per alzarlo. – Lui doveva proteggerti prima di tutto perché ero sicuro che non l'avrei potuto fare io ed è vero che ti ho anche usato per proteggere lui da lei. – Fece incontrare le loro labbra, un tocco leggero, delicato per poter chiedere il permesso di un vero bacio. La mente del ragazzo si spense, il mondo intorno a lui smise di girare, le sue mani strinsero la maglietta di Derek e alla fine, dopo lunghi secondi, il permesso fu concesso. Le labbra inizialmente ancora chiuse, cominciarono ad aprirsi per permettere a quelle dell'uomo di approfondire il bacio, man mano che il contatto diventava sempre più profondo, entrambi si cercavano come se l'aria per respirare provenisse da quel contatto. Il bacio, diventato umido e caldo, richiese un contatto maggiore, la lingua di Derek cercò timidamente quella del ragazzo, accarezzandola con la punta e quando vide che quella del giovane rispose altrettanto timidamente, insieme cominciarono a danzare, intrecciandosi e inseguendosi come due giovani amanti. L'aria iniziava a mancare, nessuno dei due però aveva intenzione di interrompere quel contatto così intimo e desiderato, ad interromperlo furono le unghie del licantropo conficcate nel collo del ragazzo che svenne fra le sue braccia una volta che sfilate vie. - Ora posso tornare a proteggerti. – Sussurrò nell'orecchio del giovane. Quando Stiles riaprì gli occhi, ci mise un po' a rendersi conto che era sul suo letto e nella sua camera, saltò spaventato e si portò una mano dietro il collo. – Bastardo! – Imprecò arrabbiato. Corse di sotto, era giorno e diede per scontato che fossero tutti svegli e così fu, erano tutti in cucina a consumare la colazione, però Derek on c'era. - Se cerchi lui è andato via mentre tutti dormivamo. – Rispose Lydia sorridendo. - Mi ha conficcato nuovamente le unghie nel collo! – Urlò seccato il castano, si avvicinò alla caraffa del caffè e se ne versò una tazza, lentamente iniziò a berlo. Dopo aver bevuto il caffè, afferrò le chiavi della Jeep e uscì, ignorando le urla del suo migliore amico che gli ricordava che non si poteva uscire ma nel frattempo la rossa lo aveva zittito dicendogli di stare zitto perché come al solito era lento nel capire le cose. Per strada ripensava alla notte appena trascorsa, alle parole sussurrate e a tutto il casino che aveva nella sua testa. Sapeva dove andare, conosceva il sourwolf e quell'esperienza lo aveva aiutato a capirlo di più, dopo aver parcheggiato scese sbattendo lo sportello, camminò spedito verso il montacarichi e aspettò pazientemente di arrivare alla meta. - Sei un pezzo di merda! – Stiles entrò furioso nel loft. – Credi che non abbia capito cos'hai intenzione di fare? Tu e la tua maledetta sindrome da eroe che si sacrifica! Ogni volta è la solita maledetta storia, ci lasci dietro e corri avanti per lottare da solo! – Il giovane era rosso in viso. L'uomo era in piedi difronte all'enorme finestra al centro del loft, sorrideva ascoltando le parole del ragazzino che gli stava urlando contro, ormai lo conosceva davvero bene. - Stiles. – Disse piano Derek. - Stiles un cazzo! Cosa credevi? Che con quel bacio da Dio ti avrei aspettato affacciato dalla finestra come una principessa? Che mi sarei tormentato attendendo il mio eroe suicida partito per l'ennesima crociata solitaria? Dimmi sourwolf, cosa credevi? – Era fuori di sé, aveva capito subito che il bacio della sera prima era un bacio di addio o qualcosa di simile, aveva capito che Derek stava tramando qualcosa e quando lo faceva, lui e Scott arrivavano in tempo per salvarlo. – Non venirtene con la solita cazza, tu sei umano e potresti rimanere ferito, non ci provare nemmeno. – - Questa volta è diverso, il nemico è più potente. – Derek si era avvicinato al ragazzo e lo guardava negli occhi. Quegli occhi verdi non li aveva visti la sera prima per via del buio, ma in quel momento, poterli guardare era come un sollievo, in quel mondo fittizio li aveva inconsciamente cercati, non voleva staccarsi nuovamente da loro, come non voleva nemmeno perdere quelli azzurri, i suoi non erano freddi come quelli di Peter, ma caldi e pieni di dolore. - Per una volta, una volta soltanto, puoi fare quello razionale e non correre per schiantarti contro un muro? Se ora mi mandi via da solo, questa volta potrebbe finire diversamente dal solito, ti prego sourwolf. – Gli occhi gli bruciavano. Derek non rispose, rimase in silenzio, non sapeva come affrontare quest'argomento, sapeva che Stiles aveva ragione, conosceva il rischio, però non aveva il coraggio di ammetterlo, aveva troppa paura di perdere nuovamente. Fissò la schiena del ragazzo che lasciava il loft, improvvisamente fu come ritrovarsi nella sua prigione buia, senza suoni e né luce, forse era quello che meritava per essere così stupido ed egoista, preferiva fare l'eroe piuttosto che vedere morire qualcuno che ama fra le sue braccia, troppe volte era successo, non avrebbe retto un altro colpo, preferiva rischiare solo lui. La notte era arrivata senza che se ne accorgesse, la luna bianca lo guardava dall'alto, come una madre che osserva il suo bimbo mentre dorme, gli era mancata, poteva percepire la luce che penetrava sotto la sua pelle e gli dava forza, ma era abbastanza per la guerra che stava arrivando? In quel biancore puro, due occhi color ambra si fecero spazio prepotentemente e il suo cuore barcollò, forse essere egoisti voleva dire che non avrebbe rinunciato a qualcosa che ancora doveva nascere, forse voleva dire l'esatto contrario di quello che credeva lui. Questa volta fu lui a prendere le chiavi dell'auto per correre dall'altro lato della città.
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