Dopo aver sognato la donna per l'ultima volta, la vita di tutti tornò ad avere una parvenza di normalità, ripresero la scuola e lentamente si abituarono nuovamente alla routine del liceale, per quanto la loro vita glielo permettesse.
Di giorno a scuola, di notte guardiani della città, almeno così li definiva Stiles, che più di tutti cercava in tutti modi di non pensare a qualcuno in particolare, un qualcuno che era sparito dalla sua vita all'improvviso.
Dopo la notte insieme, era convinto che le cose fra loro avessero trovato un equilibrio, se non del tutto chiaro, almeno una certezza che fra loro c'era qualcosa, doveva pur significare qualcosa per Derek?
Erano trascorsi un paio di mesi dalla fine di tutto, Scott e Isaac trascorrevano sempre più tempo insieme, ormai era chiaro a tutti che fra loro c'era qualcosa, ma per loro due era difficile da capire. Spesso Lidya e Stiles li osservavano e li prendevano in giro. – Non sembrano due cani che si girano intorno e si annusano la coda? – Lydia era seduta sul tavolo della mensa e li osservava mentre loro due da lontano parlottavano e ridevano.
- Questo commento è cattivo perfino per te. – Stiles era seduto normalmente e sfogliava un libro annoiato.
La ragazza aveva spostato la sua attenzione sul suo amico vicino, lo vedeva che chiaramente che ogni giorno era più stanco, poteva percepire il dolore provenire da quel ragazzo senza usare la percezione da banshee, dopo tutti questi mesi, non aveva ancora lasciato la presa sull'Hale.
- Devo essere cattiva, altrimenti tu come ti distrai? – La rossa con un balzo piccolo scese dal tavolo e si mise in piedi a fianco al ragazzo. – Forza, andiamo in aula. – Il castano sospirò seccato, la prossima ora sarebbe stata chimica, da quando non c'era più il professore Harris le lezioni erano noiose.
- Sto bene. – Rispose alla ragazza, che ascoltandolo fece una piccola smorfia per dire che non era d'accordo.
Come aveva immaginato, la lezione non solo era noiosa ma non terminava più, era più che sicuro che le lancette dell'orologio dell'aula fossero ferme, forse si era rotto, prese il telefonino dallo zaino, segnava la stessa ora dell'odioso orologio della parete. Seccato poggiò il telefono sul tavolo e iniziò a pensare che forse qualche nuovo mostro era giunto in città ed aveva fermato il tempo, si guardò intorno per vedere se i suoi compagni erano magicamente bloccati, non lo erano.
Cominciò a guardare fuori, facendo vagare la sua mente ancora di più di quanto non lo stesse già facendo, Lydia aveva ragione, non stava bene, non riusciva a dormire da settimane. Non lo aveva detto a nessuno di loro, ma spesso andava al vecchio loft di Derek, con la speranza di trovare qualcosa che gli dicesse che sarebbe tornato, se non da lui, anche come solo cittadino di Beacon Hills.
Ogni volta che entrava però, vedeva solo la polvere che aumentava sulla scarsa mobilia, segno che nessuno metteva piede da una vita lì dentro, segno che nessuno sarebbe tornato ad occupare quel loft. Questo pensiero era un chiodo che ogni notte penetrava nella sua testa e ogni notte quel dolore camminava in profondità fino al suo petto, facendolo alzare per cercare aria per poter respirare nuovamente.
Un giorno che non avevano lezione, era andato da Deaton per chiedere se questo dolore era una rimanenza dell'incantesimo della donna dei ghiacci, se anche lei, come il rituale della porta, aveva lasciato cicatrici nel suo spirito, non voleva ripete un nogitsune 2.0, ma il dottore aveva negato, che il suo dolore era un semplice cuore spezzato.
Non gli era piaciuta la risposta, non era una ragazzina amareggiata che si sarebbe messa a piangere mentre mangiava cioccolato alla menta davanti a qualche stupido film romantico.
Nel guardare fuori, il tempo era volato e finalmente la campanella aveva suonato la fine delle lezioni, felice salutò i suoi amici e si diresse fuori, verso la sua amata jeep. Non appena chiuse lo sportello tirò un sospiro di sollievo, la giornata stava per finire. Amava la tranquillità, il non dover cercare indizi su vecchi libri di legende, stare con la preoccupazione che qualcuno possa ammazzarlo da un momento all'altro, però sentiva che qualcosa mancava.
Mancava e ogni notte quel vuoto, quel peso, quel dolore si facevano più intensi e gli faceva male.
Era stato uno sciocco a non capire che quella notte con Derek, era stata un addio da parte sua, doveva capirlo dalle parole che aveva detto "se non tornavo da te oggi, probabilmente me ne sarei pentito", erano chiaramente un addio e lui non lo aveva voluto capire.
Rientrato in cada andò dritto in camera sua, suo padre era a lavoro e non aveva voglia di cenare, era stanco dalle poche ore di sonno che accumulava, a sufficienza per farlo andare a scuola e tornare a casa, era questo che stava facendo nelle ultime settimane, arrancava fino al giorno dopo.
Era rimasto fermo sulla porta della sua stanza, era immobile a guardare la figura davanti a lui.
Derek non disse una parola, aveva capito cosa stava passando il ragazzo, lo aveva sentito non appena aveva messo piede nella sua stanza, l'odore di lacrime e disperazione lo avevano colpito come un pugno nel suo stomaco, togliendogli all'improvviso l'aria, impiegò secondi a riprendersi.
Dovrei picchiarlo? Urlargli contro tutta la mia rabbia? Mentre Stiles era concentrato a pensare come doveva comportarsi, il suo corpo aveva iniziato a camminare verso l'uomo, che immobile aspettava la prima mossa del ragazzo.
Lo aveva raggiunto ma quello che fece stupì ad entrambi, non gli aveva urlato contro, non lo aveva picchiato e non lo aveva mandato via ma lo stava baciando.
Le sue labbra stavano divorando quelle di Derek, nell'esatto momento in cui si erano sfiorate, tutto il dolore e la frustrazione di quei mesi, erano svaniti.
C'erano solo loro due nella stanza, nel quartiere, nella città.
-Stiles. – Ansimò Derek, l'accanimento da parte del ragazzo lo avevano confuso in un primo momento, ma dopo aveva ricambiato al bacio con la stessa foga, più volte i loro denti si erano scontrati per l'irruenza di loro baci. – Stiles... - Le mani del giovane avevano iniziato a sfilare via la giacca e ad accarezzare la pelle sotto la maglietta.
- Derek, ho bisogno di te, adesso. – Gli occhi lucidi, il respiro corti per i baci, le labbra rosse e già gonfie, tutto quell'insieme fecero scattare qualcosa dentro Derek che a quella richiesta spinse il ragazzo sul letto e ci si stese subito sopra, fiondandosi ancora una volta su quelle labbra morbide e dolci.
Le morse, le risucchiò e le rimorse fino a far uscire una piccola goccia di sangue che con la lingua leccò subito via.
-Derek... - Stiles non lo stava semplicemente chiamando ma lo stava supplicando di andare oltre.
I vestiti avevano iniziato a stringere già da un po', perciò non aspettò una seconda supplica e provando a non sembrare ansioso, li sfilò via con una falsa calma.
Si bloccò un'istante a guardare il corpo nudo del giovane sotto di lui, per quanto tempo lo aveva sognato da quando era andato via? Tutti i giorni, si era perfino toccato pensando all'ultima notte trascorsa insieme, stringendosi in quell'effimero calore che gli provocava.
I loro corpi nudi si cercavano, si desideravano, si reclamavano, si beavano del calore che generavano.
Stiles gemeva ad ogni tocco, carezza e bacio che Derek gli dava e quando il lupo cominciò a prepararlo usando le dita, i suoi gemiti aumentarono, le sue suppliche di non fermarsi e di aumentare la velocità nelle orecchie del lupo erano suonavano come una melodia magica che aumentava il suo piacere.
Dopo il terzo dito, Derek non ce la faceva più, sfilò via la mano e si preparò ad entrare, scivolò nel corpo del giovane lento e deciso, una volta entrato si concesse qualche secondo, aveva sentito il suo lupo uscire fuori e non voleva far male a Stiles.
Ma Stiles aveva visto cambiare gli occhi del lupo da verdi a blu, anche se per un breve istante, quel cambiamento nell'uomo aveva lo aveva eccitato maggiormente, cominciò a muovere i fianchi contro il membro del lupo, che non trattenne più il ringhio.
- Stiles, non fare così, potrei perdere il controllo e farti male. –
- So che no lo faresti, mi fido di te. – Gemette calmo il ragazzo. – Ti ho aspettato pazientemente in questi mesi, non voglio continuare a farlo. – Si sporse e baciò dolcemente il lupo.
Derek cominciò a muoversi velocemente dentro Stiles, ogni spinta era mirata al punto debole del ragazzo, e ad ogni spinta entrambi gridavano dal piacere, cercandosi sempre per baciarsi.
I loro copro sudati non smettevano di stringersi, creando nella stanza una loro melodia, che si univa al profumo dei loro corpi, Derek riusciva a percepire tutto, poteva sentire quello che loro due stavano creando in quel momento, i suoi sensi di lupo glielo permettevano e per la prima volta, da quando era nato, era felice di esserlo.
Stiles stava raggiungendo il limite, si strinse ancora di più al corpo dell'uomo che aumentò la velocità delle spinte per poter raggiungere l'apice insieme, dopo qualche spinta, entrambi vennero.
Senza più energia Derek uscì dal corpo del ragazzo e si sdraiò al suo fianco.
- Domani mattina sparirai nuovamente? – Stiles parlò per primo dopo qualche minuto, aveva bisogno di essere lucido prima di parlare.
- No, sono tornato per restare. – Rispose Derek, girandosi per guardare Stiles. – Sempre se tu mi vuoi ancora al tuo fianco. –
- Sei serio sourwolf? Davvero mi fai questa domanda? Sei nudo nel mio letto, abbiamo appena fatto quello che abbiamo fatto e tu mi chiedi se ti voglio ancora al mio fianco? –
Divertito dalla parlantina veloce del ragazzo, Derek tornò a guardare il soffitto. – Lo prenderò per un sì. –
- A una condizione! – Disse improvvisamente il castano, catturando l'attenzione del lupo un po' preoccupato. – Non fare più cose strane mistiche che mi fanno impazzire, la storia del tuo lupo dentro di me mi ha stressato parecchio. –
- Ma ci ha salvati però. –
- Si, ok, ma la prossima volta dimmi semplicemente che mi ami e non passarmi spiriti mistici, ok? –
- Posso dirtelo ora? – Chiese divertito il Derek.
- Cosa? – Chiese confuso Stiles.
- Che ti amo. – Ma non aspettò la risposta del ragazzo perché impaziente aveva catturato le sue labbra e lo stava baciando dolcemente, trasmettendo tutto il suo sentimento.