Quando Stiles aprì gli occhi quella mattina, rimase a fissare il soffitto qualche minuto.
Non aveva sognato.
Nessun Derek Hale era apparso nei suoi sogni, nessun componente della sua famiglia e nessuna visione della villa di quando era abitata da loro.
Non aveva sognato proprio nulla, forse era così stanco che non aveva avuto nemmeno la forza di sognare, distese le braccia per sgranchirsi le ossa e la sua mano toccò qualcosa di morbido e setoso, girò lentamente il viso verso destra e i suoi occhi s'incrociarono con quelli del lupo che lo stavano osservando serio.
- Cosa diamine ci fai sul mio letto? – Non saltò dal letto e non si mise ad urlare, anche se avrebbe voluto farlo. – Tu non dovresti nemmeno avere la forza di alzarti sulle tue zampe e invece sei sul mio nuovissimo letto, con le sue nuovissime lenzuola. – Si mise a sedere. – Allungò una mano per accarezzarlo, il lupo si mise a ringhiare seccato, scese dal letto ed uscì dalla stanza. – Sono appena stato scaricato da un lupo musone?
Lo seguì e scese di sotto per poter fare una colazione veloce, aveva dormito troppo quella mattina.
Quando il ragazzo uscì di casa per affrontare una nuova giornata lavorativa, il lupo si era rimesso a dormire e non lo aveva considerato più di tanto, se non per dargli qualche occhiata, per accertassi che non gli desse fastidio, questo almeno era quello che pensava Stiles.
Mentre usciva dal vialetto con la sua Jeep, gli occhi per caso caddero sulla finestra dello studio, era nuovamente aperta e per un piccolo istante sembrava che qualcuno fosse davanti la finestra e lo guardasse, scacciò via quella sensazione e si disse che era solo la sua immaginazione, ultimamente sembrava che la parola "normale" fosse scappata dalla sua vita.
Quella che sembrava essere iniziata come una giornata tranquilla in centrale, si era trasformata invece nella giornata più assurda vissuta finora lì. Non appena aveva messo piede in ufficio, Parrish gli era andato incontro urlando qualcosa su un criminale che era scappato durante un trasferimento alla prigione di Stato e che tutti i distretti erano in allarme.
Si passò una mano fra i capelli, iniziava a chiedersi se quella fosse davvero la sua vita o se si fosse addormentato nuovamente davanti alla televisione dopo aver mangiato schifezze durante un film thriller/fantascienza, perché altrimenti non si spiegava quello che stava accadendo in quelle settimane.
Parrish sembrava l'unica persona divertita per l'allarme, andava in giro urlando che, se avessero dato a loro il compito, un'incidente del genere non sarebbe mai accaduto, e che invece di un detenuto se ne sarebbero trovati il doppio o il triplo.
Quel suo scherzare aveva reso la giornata più sopportabile, gli allarmi da "caccia all'uomo" non erano mai facili, non che capitassero spesso in quella città, però quelle poche volte erano bastate a far rimanere quasi tutti i poliziotti svegli per giorni e senza mai fermarsi. Era per questo suo carattere solare che Stiles aveva legato all'istante con il suo collega, riusciva ad essere quella lucina allegra in una giornata nebbiosa.
Per la gioia di Stiles, il ricercato fu ritrovato nel tardo pomeriggio, il distretto tirò un enorme sospiro di sollievo, dato che in molti si stavano già preparando per passare la notte in bianco. Parrish quasi ci rimase male, aveva fatto un suo programma per rimanere sveglio e per far rimanere svegli anche i colleghi, ma alla fine era contento di ritornare a casa.
Stiles era rientrato in casa da qualche minuto, aveva ancora il cappotto addosso e nella mano destra teneva una busta della spesa, ma non riusciva a distogliere lo sguardo dalla figura ferma sulle scale.
Derek Hale era lì in piedi, Stiles non riusciva a capacitarsi di quello che stava accadendo, come poteva essere davvero lì? Stava per raggiungerlo, doveva farlo, aveva bisogno di accertarsi che non fosse reale, doveva essere impossibile. Aveva messo il piede sul primo gradino, ma un ringhio da dietro le spalle lo bloccò, il lupo nero stava ringhiando alla figura sulle scale. Nel frangente di tempo che usò per passare lo sguardo dal lupo a Derek, quest'ultimo sparì.
Bloccato con il piede sul gradino, il ragazzo non sapeva più cosa fare, doveva parlarne con qualcuno? Troppo stress? Era così preso dai sui pensieri che quasi cadde a terra quando il lupo emise un piccolo ululato per catturare la sua attenzione.
Ritornato nuovamente in sé, si ricompose e provò a mettere da parte il pensiero di Derek per qualche ora, quella storia non aveva alcun senso: non poteva sognare e vedere un uomo che non era nemmeno sicuro che fosse reale. Era frutto della sua fantasia.
Era steso da qualche ora, Morfeo sembrava non volergli fare visita quella sera. A pancia in su e con lo sguardo fisso nel buio della sua camera, ripensava alla figura sulla scala. Il cuore perdeva sempre un battito quando ripensava a Derek, a tutta la sua intera figura: gli occhi verdi erano sempre la prima cosa che notava, brillavano nella semi oscurità della casa e nei sogni risplendevano come un faro quando non sapeva dove andare.
Un rumore lo aveva fatto mettere seduto sul letto, per un secondo aveva pensato che Derek fosse ritornato e stesse entrando nella sua stanza, ma degli occhi azzurri gli fecero uscire un sospiro di sollievo. Era il lupo, pronto a mettersi comodo. Si ripoggiò, e con un sorriso provò ad accarezzarlo. Ma l'animale seccamente spostò la testa per evitare la sua mano, cosa che lo fece ridere e pensare che non si sarebbe arreso tanto facilmente.
Si girò su un fianco per cercare una posizione comoda che lo facesse dormire, il suo viso era a pochi centimetri dal muso del lupo: pensò che c orse quella non era una posizione adatta per dormire. Quando stava per girarsi, uno scatto del lupo lo fece immobilizzare.
L'animale aveva drizzato le orecchie e aveva alzato la testa, qualcosa doveva aver catturato la sua attenzione, rimase fermo per qualche secondo prima di rimettersi comodamente sul letto. Fu un falso allarme, che fece però salire il cuore di Stiles in gola, gli era tornato in mente come il lupo aveva ringhiato a Derek. Per un istante temeva che lui fosse riapparso. No, non poteva essere frutto della sua immaginazione se anche il lupo lo aveva visto e gli aveva persino ringhiato contro. Improvvisamente la vicinanza del lupo lo faceva sentire al sicuro; averlo lì, al suo fianco, lo stava aiutando a rilassarsi e lentamente a scivolare nel mondo dei sogni. Invece fu un'altra notte senza sognare.
Quando Stiles riaprì gli occhi era mattina presto, aveva dormito poco, ma si sentiva abbastanza riposato per affrontare un'altra giornata, sperando che non cascasse un ufo dal cielo per dare del lavoro extra al suo distretto: ormai era pronto a qualsiasi eventualità.
Per scendere al piano di sotto si doveva passare davanti allo studio e, non appena Stiles ci fu davanti, un vento freddo lo aveva praticamente investito, facendolo fermare davanti alla porta semi aperta della stanza.
Nuovamente la paura si prese possesso del suo corpo, cosa doveva fare? Entrare? Mettersi a gridare chiedendo se ci fosse qualcuno, come facevano i personaggi dei film che lui criticava tanto? Non fece assolutamente nulla, chiuse la porta e scese di sotto per bere un'enorme tazza di caffè, non doveva dare troppa importanza alle sue allucinazioni, perché erano questo, dovute allo stress e al fatto che spesso era sotto effetto dell'adderall.
Non appena le sue labbra toccarono la bevanda calda, il suo corpo si rilassò, era l'unico modo in cui la mattina si calmava, con del caffè caldo. Il padre lo aveva preso spesso in giro per questa sua piccola particolarità, ma un giorno gli disse che questo dettaglio gli ricordava sua madre. Stiles capì che era una di quelle cose che lo rendeva sereno, e ogni volta che faceva qualcosa che ricordava sua madre, lo sceriffo era particolarmente felice. In qualche modo, per suo padre, era come rivedere sua moglie.
Mentre Stiles usciva di casa per andare a lavoro, il lupo ritornava dalla sua passeggiata nel bosco. Quando era sceso dal piano di sopra, lo aveva visto girare davanti alla porta d'ingresso, e senza riflettere lo aveva aperto per farlo uscire, sapeva che sarebbe tornato. Prima di salire in macchina aveva alzato lo sguardo verso lo studio, quella stanza stava iniziando a diventare abbastanza inquietante.
La giornata era trascorsa tranquilla, niente incidenti, sparatorie, rapine e niente ufo per la gioia di Stiles, che prima di rientrare a casa era andato dal suo migliore amico, Scott. Nel pomeriggio, lo aveva chiamato per sapere le condizioni del lupo ed erano finiti per mettersi d'accordo sul mangiare fuori, nessuno dei due aveva voglia di ritornare a casa subito dopo il lavoro. Mentre dava un morso alla sua pizza, Stiles ascoltava l'amico che gli raccontava quello che gli era accaduto in clinica, e si chiedeva se anche lui doveva raccontargli tutto, compresi i sogni e le visioni di un ragazzo dagli occhi di vetro color verde. Decise di tacere su quella parte della sua vita, non voleva farlo preoccupare, erano discorsi che ti facevano finire alla Echo House, la casa di cura per malati mentali di Beacon Hills.
La serata era stata divertente, come tutte le volte che usciva con Scott. Sembrava che il suo migliore amico percepisse la sua frustrazione e puntualmente lo chiamasse per uscire o fare qualcosa insieme, doveva avere un sesto senso su di lui, non si spiegava come potesse salvarlo ogni volta inconsciamente.
Era fermo davanti alla porta di casa, la chiave aveva emesso il click di apertura, bastava una leggera pressione. L'evento del giorno prima era ancora vivo nella sua mente, lo avrebbe rivisto sulle scale? Da dietro la porta proveniva un suono che ormai aveva imparato a riconoscere, le unghie del lupo emettevano un soffice ticchettio sul pavimento: quel leggero rumore familiare lo aveva convinto ad entrare senza avere paura di nulla.
Notte 6
Derek correva nei boschi e rideva allegramente, era un ragazzo e nella sua mano stringeva la mano di una ragazza della sua età, entrambi dovevano essere dei liceali. Era la prima volta che lo vedeva ridere, felice. Aveva un brutto presentimento mentre osservava la gioia di due ragazzi innamorati, sapeva che qualcosa di brutto li avrebbe colpiti, ma non sapeva quando. Continuava ad osservarli: si guardavano maliziosi nei corridoi della scuola, osservava Derek che guardava la ragazza come se fosse l'unica ragazza della scuola, se non del mondo intero, ma poi qualcosa accadde.
Era notte e si trovava nel liceo, Derek era seduto negli spogliatoi della palstra e qualcosa lo stava preoccupando, era nervoso ed era quasi sicuro che stesse sudando freddo. Un urlo catturò la sua attenzione, non ebbe il tempo di andare a controllare che si trovò nel corridoio della scuola, non capiva cosa stesse accadendo, un uomo stava gridando contro Derek: dietro di lui c'era la ragazza stesa a terra, stava sanguinando da un fianco.
- Ora dipende tutto da lei. – Disse l'uomo prima di andarsene.
Mentre osservava la ragazza soffrire per il dolore, lo sfondo cambiò. Si ritrovò in una specie di sottoscala, non capiva bene, era buio e l'unica luce che c'era illuminava Derek con Paige fra le braccia, stava ripetendo più volte il nome di lei. Il sangue non smetteva di uscire, ma qualcosa non quadrava, non sembrava sangue, era qualcosa di nero.
Non ascoltò il loro discorso, si sentiva di troppo, non voleva assistere a quella scena, l'aria iniziava a mancargli, la gola pungeva e qualcosa si stava muovendo nel suo stomaco.
Il sangue nero cominciò ad uscire anche dalla bocca, il ragazzo capì cosa doveva fare in quel momento, doveva far smettere di far soffrire la ragazza, le sue unghie cambiarono, chiuse gli occhi e poco dopo la ragazza emise il suo ultimo respiro.
Derek la strinse di più a sè e non smise nemmeno per un secondo di piangere e di chiamare il nome di lei.
I suoi occhi non erano più verdi, ma brillavano di un blu metallico e freddo.
Al risveglio corse in bagno, vomitò tutta la cena, rivedeva nella mente la ragazza morta e un nuovo conato risaliva dalla gola. Ci mise una buona mezz'ora per riuscire ad alzarsi senza doversi ripiegare sul water per rimettere. Lentamente cercò la doccia con gli occhi appannati di lacrime: appena la raggiunse s'infilò sotto il getto senza togliersi i pantaloni del pigiama, l'unica cosa che aveva addosso.
Con la testa poggiata sulle piastrelle, ripensava al sogno e sospirava, non poteva credere che quell'evento fosse realmente accaduto, un ragazzo di sedici anni non dovrebbe mai vivere quell'esperienza. Era certo che il dolore che aveva sentito, e che ancora sentiva dentro, fosse quello di Derek. Era straziante, gli immobilizzava tutto il corpo.
Il petto gli faceva male, come se una gang lo avesse riempito di pugni per ore, non era un dolore che un ragazzino del liceo poteva sopportare.
Non smetteva di piangere, si sentiva schiacciato, ogni fibra del suo corpo stava urlando dal dolore per la perdita di Paige, quel nome, Derek lo aveva ripetuto fino allo sfinimento.
Si era piegato, con le braccia si stringeva per cercare di diminuire il dolore, l'acqua non smetteva di cadere sulla sua testa, le lacrime non accennavano a diminuire, il dolore nel suo corpo aumentava. Quando però udì l'ululato del lupo, Stiles spalancò gli occhi, sembrava che qualcuno lo avesse tirato fuori dall'acqua mentre affogava, era come se fosse rimasto bloccato nel suo sogno. Si era rialzato piano e si era tolto i vestiti, dopo aver chiuso l'acqua e dopo aver strizzato i pantaloni, uscì dalla doccia e si asciugò velocemente.
Rientrato in camera vide subito che il lupo, dal suo letto, con un leggero balzo scese e si diresse verso Stiles.
- Credo che tu mi abbia appena aiutato. – Disse Stiles allungando una mano sulla testa del lupo, che per la prima volta non si tirò dietro. – Forse è ora che io ti dia un nome. – Fece scivolare la mano nel pelo lungo e morbido del lupo.
Una voce che non conosceva aveva sussurrato nella sua mente un nome che gli fece venire i brividi, Derek. – Derek? – Aveva ripetuto Stiles, sentendo quel nome, negli occhi del lupo era apparsa una scintilla. Non capiva, perché dare il nome di quella persona al lupo, stava scartando l'idea di chiamarlo in quel modo, ma nuovamente il sussurro era tornato ripetendo quel nome. L'animale sembrava capire la situazione e aveva fatto un piccolo verso.
- Va bene, ti chiamerò Derek, anche se non capisco cosa sta accadendo. -