Capitolo 3

1242 Parole
Stiles non vedeva l'ora di arrivare in centrale per cercare la ragazza che aveva sognato quella notte, voleva controllare se la storia che aveva vissuto nel sogno era vera. Aveva appena iniziato a sfogliare qualche fascicolo di ragazze scomparse, quando Parrish lo aveva chiamato per uscire con lui: avevano ricevuto una chiamata da un'anziana signora, alcuni ragazzini stavano dando una festa e il volume era troppo alto. Di ritorno dall'uscita con Parrish, Stiles aveva riprovato a cercare nei vecchi casi, aveva il nome, l'età, la scuola e altri dettagli. Dopo qualche ora aveva trovato infatti il fascicolo di Paige Krasikeva, ma c'era un piccolo problema che aveva lasciato il ragazzo pietrificato, era vuoto. Tutto ciò che era collegato agli Hale era destinato a sparire, pensò lui, non esistevano informazioni su di loro e ora era venuto a scoprire che anche chi fosse collegato a loro era destinato a svanire nel nulla. Chiedere informazioni al padre era inutile, voleva evitare domande da parte sua, non sapeva nemmeno cosa avrebbe potuto rispondergli, che senso aveva farsi coinvolgere in un vecchio caso? Aveva deciso di sfogliare tutti i casi dell'anno in cui la ragazza era stata uccisa, voleva vedere se trovava qualcosa che potesse aiutarlo, anche un minimo dettaglio che riguardasse gli Hale. Mentre sorseggiava il caffè e ormai annoiato sfogliava i fascicoli, fece caso al fatto che era la terza o forse quarta cartella che riportava il decesso per il morso di un puma. Notò poco dopo che anche il luogo del ritrovamento del corpo era lo stesso: la foresta di Beacon Hills, non molto distante dalla villa. Fece qualche fotocopia di nascosto, non poteva portare i fascicoli a casa senza un permesso o una valida motivazione. A quell'ora della giornata erano tutti distratti o annoiati, come i ragazzi che aspettano il suono della campanella, mancava un'ora alla fine della giornata lavorativa, o meglio al cambio di agente. Rientrato a casa iniziò subito a preparare la cena per sè e per il lupo, che ormai era del tutto guarito: non poteva dargli solo cibo per cani, era poco per lui, pasta e carne erano più adatti. Quella sera avevano cenato presto perché Stiles non vedeva l'ora di aprire un caso tutto suo, voleva indagare di più su quella famiglia. Era fermo davanti la porta dello studio da qualche minuto, quella stanza lo inquietava da qualche giorno, ma con un po' di coraggio piegò la maniglia e spinse per poter entrare. La stanza che si ritrovò davanti non era la camera che lui aveva progettato, era lo studio degli Hale, quello che aveva sognato un po' di tempo fa. Provò a strofinarsi gli occhi, forse era un'allucinazione dovuta all'ossessione che stava nascendo in lui per quella famiglia, doveva esserci una spiegazione, ma niente, riapriva gli occhi e lo studio rimaneva quello di una volta. Da quando aveva messo piede nella stanza, non si era accorto che non era solo lì dentro, un uomo era appoggiato alla finestra a braccia conserte e stava osservando silenziosamente la scena, sembrava un'animale che studiava la sua preda. Solo dopo che la figura si mosse, Stiles si accorse di non essere solo e tutto sembrò muoversi troppo lento o troppo veloce, il ragazzo non avrebbe saputo descrivere diversamente quel momento. In un secondo, si ritrovò sbattuto con le spalle alla porta. Il secondo dopo due occhi verdi stavano scavando nei suoi. Terzo secondo, un ringhio usciva dalla bocca difronte a lui. Quarto secondo, capì di ritrovarsi difronte a Derek Hale. - Cosa diavolo sta succedendo? – Derek lo teneva stretto per il colletto della camicia. Quinto secondo, tutto era svanito e la stanza era quella che lui aveva progettato, e adesso era solo, non c'era più l'ombra di Derek Hale. Raccolse i fogli che gli erano scivolati dalla mano quando l'uomo lo aveva aggredito e sbattuto alla porta. Quando si piegò a prenderli, si accorse che la porta era rimasta aperta e che sulla soglia c'era il lupo, i suoi occhi blu brillavano, scacciò il pensiero, per quella sera ne aveva avuto abbastanza di cose strane e quello era un normale lupo. Posò i fogli sulla scrivania e nel completare quel gesto sembrò impiegare tutte le sue forze; decise che avrebbe cominciato il giorno dopo e che sarebbe andato a letto presto. Sogno. Derek era seduto nella sua camera, il dolore per la perdita di Paige bruciava ancora ardentemente nel suo corpo, un dolore che lo faceva affogare, piegare in due. Stiles poteva chiaramente percepirlo, il ricordo del giorno prima nella doccia lo faceva ancora tremare. Il ragazzo uscì dalla camera e si diresse nello studio, dove aveva trovato la madre e lo zio discutere sul da farsi per la questione di Paige. Derek li aveva ascoltati e si era intromesso, venendo sbattuto fuori dalla stanza da sua madre. Ricordava quel sogno, era stato il primo che aveva fatto da quando si era trasferito lì, ma quella notte avrebbe visto il seguito della storia. Senza che nessuno riuscisse a fermarlo, uscì di casa e si mise a correre nella riserva, in poco tempo aveva raggiunto un enorme tronco tagliato da un vecchio albero, vicino cui si trovava un seminterrato abbandonato. Lì sotto c'era ancora il corpo della ragazza coperto da un vecchio telo. Stiles capì che era il giorno dopo l'accaduto. Le lacrime cominciarono a scendergli senza che se ne accorgesse, il corpo senza vita della ragazza era spaventoso, ma vedere un ragazzo di poco più di sedici anni piangere sul cadavere della ragazza che amava era straziante. Quel momento fu breve: apparve la madre, gli disse di allontanarsi e di uscire da quel posto poco sicuro e, come se le loro menti fossero collegate, entrambi pensarono che quella era una trappola, di non fidarsi di lei. Talia mise una mano sulla spalla del ragazzo, la allungò piano fino al collo, dove vi affondò le unghie facendolo urlare. Stiles, che percepiva le stesse sensazioni, sentiva quel dolore anche al suo risveglio. Si mise a sedere sul bordo del letto e con una mano massaggiava la parte del collo indolenzita. Sotto le sue dita però, aveva sentito qualcosa di caldo e liquido: tremando, si portò la mano davanti agli occhi che si spalancarono dal terrore, era piena di sangue. Si girò subito per controllare il cuscino, ugualmente sporco, e velocemente si alzò per correre in bagno a sciacquarsi e controllare la ferita. Adesso, davanti allo specchio, tutto era sparito, poteva essere una delle sue solite allucinazioni? Per accertarsene si diresse subito verso il letto, non poteva davvero aver immaginato tutto quel sangue, ne aveva sentito la consistenza, il calore e l'odore. Giunto davanti al letto le lenzuola erano pulite, nessuna traccia del liquido rosso. Per esserne sicuro spostò lenzuola e cuscini, e tutto era perfettamente bianco, troppo bianco. Il collo continuava a dolergli, con timore provò a massaggiarsi con la speranza di non trovare altro sangue. Si chiese se questo fosse del giovane Derek, se la sua allucinazione era legata al sogno. Indolenzito, mise tutto da parte e cominciò a prepararsi per la giornata, il mondo non si fermava perché lui faceva dei brutti sogni, e quel giorno sarebbe andato a lavorare come tutti gli altri giorni. Il lupo aveva assistito silenziosamente a tutto e appena il ragazzo si chiuse in bagno, con calma si avvicinò al comodino vicino al letto: con la punta della lingua leccò una piccola macchia rossa, e quel profumo e quel sapore, gli erano molto familiari.
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