Capitolo 8

652 Parole
8 La sera Arrivo in via Bologna e noto Meucci in attesa sul marciapiede. Quando si accorge di me si mette a sorridere facendomi segno che poco più avanti posso trovare parcheggio. Dopo il rituale abbraccio ci infiliamo nella trattoria. Un sacco di gente la sera. Salutiamo il titolare che dopo poco ci porta una bottiglia di Barbera Superiore delle cantine Ferretti. Fantastico. Mi levo la giacca e mi arrotolo le maniche della camicia. Che la cena abbia inizio. Mentre Meucci si gusta avidamente delle fette di salame nostrano, io gli racconto del trasloco, di alcuni progetti che ho in mente e di quello strano incontro astigiano. Quando sente parlare delle ragazze improvvisamente si blocca e mi ascolta con più attenzione. Pare affascinato da questa storia e non lo nasconde affatto. «Mauri, mi stimola un casino questa vostra indagine» sbotta. «Indagine? Ma di quale indagine stai parlando? Ti ho solo riferito dei fatti, tutto qui. Delle ipotesi che i miei interlocutori hanno in testa. Non del tutto chiare in verità» «Perché non chiare? Pensano che la situazione sia altamente sospetta e io non li disapprovo affatto. Che ci facevano quel giorno quelle ragazzine nel cortile di questo signore?» «Non lo so! Potrebbero essere amiche, parenti, che so…» Meucci scuote la testa come a dire che so perfettamente che quella che ho appena detto è una stronzata. Resto in silenzio quel che basta per rimuginare su quanto detto e poi replico. «Insomma, Ale, anche il maresciallo si è scontrato con un muro di gomma. Lui ha provato a insistere con i suoi superiori e la risposta di questi per me è sufficiente a chiudere con qualsiasi tipo di fantasia. Nessuno è sparito, nessuno è stato rapito. Punto.» Il pollo fritto con patate mi interrompe improvvisamente. Ordino una seconda bottiglia di vino. Questa sera le parole scivolano leggere in una apoteosi di teoremi. «Da quando sei un esperto di rapimenti o sparizioni?» mi infilza lui in contropiede. Resto ammutolito con la bocca piena. Il suo viso è serio oltremodo. Penso che non abbia del tutto torto. In passato mi sono occupato di ragazzi scomparsi ma non posso certamente affermare di essere uno specialista nel settore. Probabilmente affronto questa storia con eccessiva disinvoltura e stupida superficialità. Non rispondo. Aspetto che sia lui a continuare. «A volte mi capita di guardare la trasmissione Chi l’ha visto?, hai presente quella sulla RAI?» Io annuisco in silenzio. «Beh. Dovresti vederne qualche puntata anche tu. Anche se i giornali e i notiziari non ne parlano non è detto che il fenomeno non esista. Sono migliaia le persone scomparse anche nel nostro paese, credimi. E moltissimi i minorenni. Dovresti essere più cauto con alcune affermazioni» quasi mi rimprovera. Ha ragione. Meucci ha ragione da vendere. Ho completamente sbagliato approccio con questa vicenda. Mi chiedo il perché ma non so rispondermi. Forse per via di quell’incontro così particolare. O forse perché ho sottovalutato le ipotesi di tutti quanti. Sì, insomma, mi sono comportato da stronzo, supponente e presuntuoso. E proprio nei confronti di persone che si sono rivolte a me con fiducia, stima e molte aspettative. «Hai ragione Ale. Sono uno stronzo.» Lui accoglie favorevolmente la mia resa. Torna a sorridermi alzando il bicchiere di vino. Lo conosco bene. In questo momento sta sicuramente pensando di infilarci le zampe in questa vicenda. È oltremodo curioso, il che è una dote virtuosa in un investigatore. «Potremmo vederci informalmente tutti quanti una sera, che so, fare quattro chiacchiere per capirci meglio qualcosa, che dici?» spara. «Ma non sei in ferie?» «Appunto, meglio di così?» esclama lui allargando le braccia. «Guarda che la situazione mi pare veramente bizzarra. Cosa ci inventiamo questa volta? Un’indagine condotta da un assessore comunale, un burocrate della Pro Loco, un carabiniere fuori servizio, da me che non so più cosa sono e, infine, ciliegina sulla torta, dal dirigente della sezione omicidi di Torino, in ferie tra l’altro, la cui sezione non si occupa affatto di persone scomparse e ovviamente fuori giurisdizione. Mi sono dimenticato qualcosa forse?» Lui sorride di soppiatto rispondendo quasi con un sibilo. «Interessante. Molto interessante. Quando si parte?»
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