Ordinai a Pappagallo di andargli a dire che quello che mi chiedeva era impossibile: ma che nondimeno dietro la parola data e i giuramenti fatti, mi sarei ingegnata di renderlo felice: peraltro mi raccomandavo perché non venisse sotto la torre tutti i giorni: a lungo andare la cosa si sarebbe scoperta, e allora le fate non avrebbero avuto né pietà né misericordia. Se ne andò col cuore pieno di gioia e di speranza, e io mi trovai in una grande afflizione di spirito, ripensando a quanto avevo promesso. Come uscire dalla torre, che non aveva neppure il segno di una porta, senz'altro aiuto che Pappagallo e Titì, ed essendo io così giovane, così poco esperta e così paurosa?... La mia risoluzione, dunque, fu quella di cimentarmi a tentare una prova, dalla quale non avrei saputo levarci le gambe,

