Capitolo 46

1000 Parole

46. Mi sveglio il mattino seguente dopo quasi sedici ore di sonno. A tirarmi giù dal letto è il cicalino del citofono. Appena lo sento, balzo giù come un gatto a cui viene tirato un secchio d’acqua. Mi rendo conto di portare ancora addosso la tensione della notte scorsa. Il cielo è carico d’acqua, si riversa in un frastuono costante sulla terra. Il rombo di un tuono in lontananza che vibra nel pavimento e fa tremare i vetri, accompagna il mio sbadiglio. L’ascensore si ferma al piano, io infilo i pantaloni della tuta e vado ad aprire appena sento il campanello. Guardo dallo spioncino, è Barbara. Appena socchiudo la porta, lei mi sorride. “Posso entrare?”. “Certo, ci mancherebbe. Accomodati pure”. Barbara si toglie l’impermeabile carico di pioggia e lo scrolla sul tappetino prima di app

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