Sono sul divano, distesa con la testa sulle gambe di mia madre mentre in TV trasmettono Titanic. Sto sentendo mia madre piangere e tirare su col naso dopo venti minuti scarsi di trasmissione, e la cosa mi turba un bel po'; adoro quando mi accarezzano i capelli, è praticamente una droga, per me. E quindi mi dà tremendamente fastidio quando, d'un tratto, smettono di farlo.
«Ma ci potevate entrare benissimo in due su quella porta!» Tira su col naso di nuovo mia madre. «Sì, insomma, che razza di stronza sei?»
«Mamma, è un film. Muore sempre qualcuno.» Sbuffo. Ma lascio perdere non appena mi rifila un'occhiataccia.
Mi alzo, scanso via la copertina e afferro la ciotola dei pop-corn, vuota per la seconda volta. Mi incammino verso la cucina e, mentre apro lo sportello dove si trova a quanto pare l'ultima busta di pop-corn, sento mia madre esclamare dal salotto: «qui muoiono tutti!»
Scuoto la testa, ma non le do corda. Sistemo la busta di pop-corn nel microonde, seleziono i minuti e nel frattempo prendo il telefono per aprire w******p. Ho dei messaggi di Ally in cui mi dice che passerà l'indomani perché, a quanto pare, avrà due ore di buca e intanto mi chiede com'è andata la visita di stamattina.
La aggiorno sulla situazione, spiegandole in breve che, a quanto pare, una costola è lesionata ma nulla di grave e, soprattutto, nulla di rotto. Dovrò assumere degli antidolorifici ogni tot ore, se mai dovessi avvertire dei dolori, e fare una cura che richiede semplicemente molto riposo, nessun movimento brusco e, soprattutto, niente pesi.
Nulla di nuovo, per me: non farei attività fisica nemmeno se mi pagassero, figuriamoci se decido proprio adesso di sollevare pesi. È totalmente fuori questione.
Mentre ridacchio leggendo gli ultimi scoop di Ally riguardo la sua scuola, che riguardano di un nuovo studente del penultimo anno trasferitosi qui dai paesi bassi, mi appare sulla schermata dello schermo in alto una nuova notifica. È Harry. E all'inizio non mi accorgo nemmeno che il microonde sta suonando, perché sono rimasta imbambolata nel leggere il suo nome.
Non ci sentiamo da quella notte e, dopo il modo in cui sono scappata - letteralmente - da Lauren ho cercato comunque di evitare anche lui. E ancora non riesco a spiegarmi perché, ogni cosa che riguarda Lauren, finisco sempre per prendermela con lui.
Decido che è arrivato il momento di smetterla di trattarlo in questo modo, così apro e visualizzo il messaggio.
C'è scritto un semplice "Hei", e forse non solo la sola a questo punto a non avere idea di come comportarmi.
Ricambio col un "ciao", con una faccina di quelle sorridenti, e nel frattempo aspetto. Lo vedo subito digitare, e nel frattempo mia madre mi chiede che fine abbia fatto coi pop-corn. Me ne ricordo solo ora, perciò mi affretto ad aprirli alla rinfusa e a buttarli nella ciotola, e me ne salgo in camera non appena glieli lascio frettolosamente sul divano.
«Non vedi più il film?» Mi chiede, alzando la voce per farsi sentire mentre salgo.
La liquido con un "sono stanca", e non le rispondo nemmeno prima di chiudermi in camera. Mi butto sul letto, e sblocco il telefono. Ho addirittura ben due messaggi da lui.
Li apro in fretta, e leggo il primo dove mi dice che gli dispiace per la scorsa notte, mentre nel secondo mi chiede come sto e com'è andata la visita. Sorrido: se n'è ricordato, e questo mi fa pensare che, forse, non è solo una bella facciata la sua per costruire questa amicizia, ma che gli interessa per davvero.
Sto per rispondergli, quando d'un tratto cambio idea. Cancello tutto, e decido di videochiamarlo.
Mi sistemo meglio contro la testata del letto, e non sono passati nemmeno due squilli che al terzo mi risponde già.
«Ciao», gli sorrido, ed ammetto ch'è abbastanza strano; sembra quasi abbia un faccione, quando in realtà ha un viso molto appuntito e magro.
Mi sorride anche lui. «Che stai facendo?» Mi chiede, e io alzo le spalle. Giro la fotocamera all'esterno, e gli faccio vedere che sono super imbottita di coperte nel letto.
«Siamo in due, allora. Ho fatto zapping col telecomando, e oltre a programmi demenziali e previsioni del meteo trasmettevano solo Titanic.» Fa una faccia schifata, e io ridacchio.
«Lo stavo vedendo poco fa con mia madre», ammetto, e mi mordo le labbra per non ridere di più facendo quindi più chiasso. Non ho dimenticato la grossa balla che ho raccontato a mia madre sull'inesistente autismo di Harry.
E, a tal proposito, mi ricordo di non averglielo più detto.
Scoppio a ridere ancora di più, mentre Harry mi fissa come se volesse leggermi nel cervello e capire cosa sto pensando.
«Lo sai, ho detto a mia madre che mi sono arrampicata su quell'albero quel giorno perché sei autistico», dico, stando ben attenta ad abbassare la voce.
Harry sgrana gli occhi. «Sei seria?»
Annuisco, e non passano nemmeno due secondi che entrambi scoppiamo a ridere.
«Questa devo raccontarla assolutamente a Lauren», dice e io smetto di ridere. Anche lui sembra accorgersene, perché subito dopo mi chiede: «è tutto ok, vero? Me lo diresti, se non fosse così?»
Mi sforzo di sorridere mentre annuisco. «Sì, è ovvio.» Mento. E per fortuna lui sembra non accorgersene.
Non passa molto prima di dirmi: «lo sai che hanno sospeso uno, oggi, a scuola?»
«Davvero? Chi?»
Sghignazza, ma mi accorgo anche che sta cercando di non ridere. E quindi sento automaticamente la curiosità salire alle stesse.
«Nicholas. L'hanno beccato negli spogliatoi del campo mentre se la faceva con una. Dicono che si sia giocato la borsa di studio alla Tallahassee.»
«Si può essere più squallidi e stupidi di così?» Scuoto la testa, e d'un tratto mi viene in mente quello che mi ha raccontato Lauren su Stella e Nicholas. Non posso fare a meno di chiedermi come l'abbia presa soprattutto lei.
«È sesso», Harry alza le spalle. «Nessuno capisce quello che fa quando scopa.»
«Siete disgustosi», dico, e alzo gli occhi al cielo quando lo sento ridere.
«Perché, vorresti dirmi che tu organizzi tutto alla perfezione anche quando devi scopare?» Scoppia a ridere più forte, ma d'un tratto lo sento menare un urlo.
«Shhh! Ma sei scemo?!» Sbotto, ma mi ignora, e ora non capisco perché mi stia fissando in quel modo. «Harry», lo richiamo. «Perché sei diventato così stranamente inquietante?»
Lo guardo mentre lo vedo ancora fissarmi in quel modo strano, per poi vederlo sgranare gli occhi fino a farseli uscire fuori. «Non ci credo...» Sussurra.
Io invece continuo a non capire.
«Cosa? Cosa c'è?» Ma perché è così difficile essere chiari e parlare?
Sul suo viso spunta un enorme sorriso, stranamente inquietante anche quello. Ride: «Sei vergine! Cazzo, sei vergine, non hai mai scopato!» Scoppia a ridere più forte, mentre io penso di poter morire dalla vergogna e trasformarmi in un peperone.
«Non è divertente.»
«Dio, Camz, ma mi spieghi come hai fatto finora?» Dice, ignorandomi completamente.
Sbuffo: «devo andare, mia madre mi sta chiamando. Ci vediamo domani, posso già tornare.» Mento, e sento appena in tempo il suo: Dai, Camz! che riattacco subito dopo.
Spengo le luci in camera, e proprio mentre sto mettendo in carica il telefono ecco che mi arriva un suo messaggio.
H: Paracula!