– Che ora è? – chiese Anna, non pensando di avere a due passi, sul tavolino da notte, l’orologetto che le aveva donato Cesare. – È l’una – rispose la cameriera, dopo avervi gittato uno sguardo. – Così tardi! – mormorò la padrona, monotonamente. – Andate pure a letto. – E Vostra Eccellenza? – osò di chiedere la donna, vedendo il viso terreo e udendo la voce infranta di chi ha lungamente singhiozzato. – Non mi serve nulla – mormorò l’altra, abbassando gli occhi, vergognandosi di aver mostrato il suo dolore. Ma quella adesso rifaceva il letto disordinato: la mano sentì l’origliere bagnato di lagrime: e scuotendo il capo, con una espressione di rassegnazione, osò di dire, con la familiarità affettuosa delle domestiche napoletane. – Chi è buona, sempre soffre. Ah, in quel minuto, quella

