OPHELIA
Non devi aver paura della notte
Non devi aver paura della notte, piccola bambola.
Sei con me e con Fifi.
Questo è il suo fischio, senti? Lo riconosco tra quello di cento marmotte. Mi piace uscire nel buio e correre con Fifi. Basta che non lo scopre Mamma, e oggi non succede di sicuro perché dorme. Io sto molto attenta: prima di alzarmi faccio come gli scoiattolini. Metto le orecchie diritte e ascolto il buio. Conosco il rumore di Mamma quando dorme, è forte come un tuono. Quello più leggero invece è di Edda. Li ho sentiti tutti e due, e allora siamo al sicuro.
Non devi aver paura, proprio di nulla. Si sente solo una civetta da dentro il bosco. Guarda com’è chiara la notte! La grande luna d’argento è proprio sopra la montagna piatta. Io fin lassù non sono mai arrivata. E in giù ho attraversato solo due boschi, sette sassi e quattro prati.
Ecco di nuovo il fischio di Fifi. Non è il vento a smuovere l’erba, è quella birichina che gioca a nascondersi. Resta nella mia tasca, bambolina Lisa, non cadere.
Ora faremo una corsa.
C’è una luce accesa nel cuore di Mameson.
È tornato?
No, non è possibile. Il varco è ancora chiuso, sono sicura. Ci siamo passate davanti, il cespuglio è tutto intero al suo posto. Sarà uno scherzo cattivo della luna.
Eppure no, la luce c’è e c’è anche un’ombra, lassù.
Sì, vedo qualcuno dietro la finestra...
Non è Jean.
Andiamo a casa, bambolina.
Giuro che non torno più.
Stai ferma e zitta sotto le coperte, mia piccola Lisa, qualcuno arriva dalle scale. Grande Luna, fa che sia Edda e non Mamma, fa che sia Edda…
Sì, è lei. Sento il suo respiro buono.
«Sei stata là, non è vero? Hanno venduto la casa, l’ho sentito dire al negozio. Devi promettermi che non ci andrai più. Non tornare a Mameson! Hai capito?».
Ma perché mi scuote il braccio così, perché si arrabbia?
«No, non piangere, scusami, bambina. Non volevo sgridarti, ma ti prego... non far più arrabbiare mamma. Lo sai com’è, quando diventa cattiva».