CAPITOLO II Nancy e il vecchio Tom
Nella piccola stanza nel sottotetto Nancy spazzò e strofinò con vigore, dedicando un’attenzione speciale agli angoli. In realtà c’erano momenti in cui l’energia che metteva nel fare pulizia tradiva più il bisogno di sfogare i suoi sentimenti che non l’impegno per eliminare lo sporco: nonostante la sua obbedienza alla padrona, Nancy non era una santa. «Vorrei proprio, se potessi, dare una bella strofinata negli angoli della sua anima!» borbottava, sottolineando le parole con violenti colpi di spazzolone, come se avesse voluto infilzare qualcuno. «Che bisogno c’è di bambini! Questo pensiero dovrebbe essere ripulito! Che idea cacciare quella povera creatura quassù, in questo buco - caldo torrido d’estate e gelo d’inverno - quando c’è un’intera casa piena di stanze fin che si vuole! Che bisogno c’è di bambini, davvero!» sibilò Nancy, strizzando lo strofinaccio con tanta forza da farsi male alle dita. «Come se fossero loro a essere del tutto inutili, e non qualcun altro...»
Per un po’ continuò a lavorare in silenzio; poi, quand’ebbe finito, guardò con disgusto la camera spoglia.
«Ecco fatto» disse con un sospiro. «Per quanto mi riguarda, almeno. Certo, ora non c’è più sporcizia, ma non c’è neanche nient’altro. Povera bambina! Bel posto per ospitare una creatura tanto sola e piena di nostalgia!» concluse uscendo e sbattendosi la porta alle spalle.
«Oh, povera me!» esclamò mordendosi le labbra. Ma poi, rabbiosa, pensò: «Be’, non me ne importa niente! Anzi, spero proprio che abbia sentito il colpo, sì, lo spero proprio!»
Quel pomeriggio Nancy trovò un po’ di tempo per andare in giardino e fare qualche domanda a Tom - al vecchio Tom - che per molti anni aveva strappato erbacce e vangato i sentieri del giardino.
«Tom» incominciò Nancy, gettando un veloce sguardo alle spalle per assicurarsi di non essere vista «sapevi che una ragazzina sta per arrivare qui per vivere con la signorina Polly?»
«Una... che?» disse l’anziano giardiniere, raddrizzando la schiena con una certa difficoltà.
«Una bambina, che vivrà con la signorina Polly.»
«Vuoi scherzare!» borbottò Tom incredulo. «Perché non mi vieni a dire che domani il sole tramonterà a Oriente?»
«Ma è la verità! Me l’ha detto lei stessa» disse Nancy. «È sua nipote, e ha undici anni.»
Il volto dell’uomo mutò espressione. «Ah, è così?» mormorò, e all’improvviso una nuova luce gli rischiarò gli occhi stanchi. «È forse... ma non può non essere, la piccola di signorina Jennie? Nessun’altra di loro era sposata. Certo, Nancy, deve essere la figlia di Jennie! Sia benedetto il Cielo! Chi avrebbe mai detto che avrei visto anche questo?»
«Chi era signorina Jennie?»
«Era un angelo caduto dal cielo» disse Tom con convinzione «ma per il vecchio padrone e sua moglie era solo la figlia maggiore. Aveva appena vent’anni quando si sposò e andò via da qui molti anni fa. Le sono morti tutti i bambini che aveva avuto, mi è stato riferito, tranne l’ultimo; e deve essere proprio la piccola che sta per arrivare.»
«Ha undici anni.»
«Sì, dev’essere quella l’età» disse Tom.
«E viene messa a dormire nel sottotetto! Dovrebbe vergognarsi, quella!» disse Nancy lanciando un’altra occhiata verso casa.
Il vecchio Tom aggrottò la fronte. Poi uno strano sorriso gli si dipinse sul volto. «Mi chiedo che cosa farà la signorina Polly con una bambina in casa» disse.
«Mmm... io invece mi chiedo che cosa ci farà una bambina con la signorina Polly in casa» ribatté sarcastica Nancy.
Il vecchio fece una risata. «Temo che tu non voglia troppo bene alla signorina Polly» disse malizioso.
«Come se ci fosse qualcuno che potesse amarla!» protestò Nancy sdegnata.
Il vecchio Tom sorrise un po’ a disagio quindi, curvandosi di nuovo, riprese il suo lavoro. «Forse non sai nulla della storia d’amore della signorina Polly» disse Tom a voce bassa.
«Storia d’amore? Lei? No! Penso che nessuno ne abbia mai saputo niente.»
«Oh, sì, si sapeva» disse il vecchio. «Era uno che viveva in questa città, tra l’altro.»
«E chi era?»
«Non te lo dico, non penso sia giusto.» Il vecchio si raddrizzò. Negli occhi azzurri, che ora guardavano la casa, c’erano la lealtà e l’orgoglio del vecchio servitore verso la famiglia che aveva servito e amato per tanti anni.
«Ma non mi sembra possibile, lei amare qualcuno!» esclamò ancora incredula Nancy.
Tom scuoteva la testa. «Non hai conosciuto la signorina Polly come l’ho conosciuta io» disse. «Era veramente bella, e lo sarebbe ancora, se solo volesse.»
«Bella? La signorina Polly?»
«Sì. Se non si tenesse i capelli raccolti così stretti ma li lasciasse sciolti e un po’ in disordine, come una volta, e se portasse ancora quei graziosi cappellini e quegli abiti di pizzo con certi fronzoli bianchi, vedresti com’è carina! La signorina Polly non è affatto vecchia, Nancy.»
«Non è vecchia? Be’, se non lo è, riesce benissimo a sembrarlo; sì, ci riesce proprio bene» disse Nancy ridacchiando.
«Lo so. Tutto è cominciato all’epoca della storia con quel suo innamorato» disse Tom. «Poi, è come se per anni avesse continuato a rimuginare certi ricordi, diventando sempre più acida e scostante.»
«È proprio così» disse Nancy tristemente. «Non c’è modo di accontentarla, per quanto ci si possa sforzare! Non rimarrei qui se non fosse per il salario che serve ai miei a casa. Ma prima o poi farò fagotto, e quando mi deciderò sarà un gran bel giorno.»
Tom scosse la testa. «Lo so; l’ho provato anch’io. È naturale risentirsene; ma c’è di peggio, credimi, c’è di peggio» disse e poi si rimise di nuovo, schiena curva, a zappare il viottolo.
«Nancy!» Era una voce aspra a chiamare.
«Sì, signorina» rispose spaventata Nancy correndo subito verso casa.