16L’espressione incolore sul volto dei genitori era più eloquente di qualsiasi sfuriata potessero fare. Avevano ascoltato in un agghiacciante silenzio il racconto più o meno articolato dell’estate appena trascorsa. La stanza, sospesa in un’atmosfera elettrica, risuonava dei respiri affannati delle persone che vi erano dentro. Nulla si muoveva. Il ticchettio dell’orologio attaccato alla parete scandiva sinistramente il fluire del tempo. La confusione, lo sbigottimento, l’angoscia e lo sdegno si alternavano in una sequenza vertiginosa sui visi delusi dei genitori. In più occasioni un leggero sussulto era sfuggito dalla bocca della madre che metteva e toglieva gli occhiali con gesti inconsulti e spasmodici. Il padre la fissava senza spostarle mai gli occhi di dosso, nemmeno quando lei sfuggiv

