Una lunghissima estateCari vertebrati, questa primavera lombarda è avvilente: piove che Dio la manda, e non mi sorprenderebbe vedere ripassare l’arca di Noè. Di bestie da trasportare non ne mancherebbero; soprattutto a Milano. Quindi per aggirare la malinconica sensazione di avere subito la perdita immotivata della mia stagione prediletta, sono passato direttamente all’estate. Avete proprio capito: maschero una primavera che sa d’autunno con un tocco d’estate. Nella bella stagione si va al mare, si sente il delicato sciabordio delle onde, il ronzio di qualche sporadico insetto, un vento delicato che ti carezza la pelle. Il letterato inesausto, quello ardimentoso, sceglie, perfino in queste circostanze, di dedicarsi a Joyce. Il lettore medio, invece, si fa trascinare via, in genere, da

