Non capire una Fava

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Non capire una FavaCari vertebrati, giorni fa una mia cara amica, come è suo peculiare costume, mi ha chiesto a bruciapelo cosa ne pensassi di Giuseppe Fava. Ed io ho dovuto mettere a fuoco, in pochi istanti, questa grande figura del nostro giornalismo. La prima immagine? L’ultima intervista che Biagi gli fece; a pochi giorni dal suo brutale assassinio. Fava indossava un giubbotto di pelle e parlava con estrema sicurezza; non si percepiva un cedimento nella voce, nemmeno per un secondo, un sentore di quell’emozione torbida e buia che noi tutti chiamiamo paura. Il giornalista di Palazzolo Acreide sembrava un sosia di Fonzie (sì proprio lui, quello del mitico Happy Days) con due sole sostanziali differenze. In ordine di importanza: Fava parlava della mafia, e tirava in ballo i potentissi

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