Concerto brandeburgheseCari vertebrati, ognuno ha il suo strumento interiore: c’è chi è trombetta, chi oboe, chi timpano, chi fagotto. La nostra più intima voce la conoscono in pochi; forse non la cogliamo nemmeno noi stessi. Chissà quante volte ci siamo ritrovati a non riconoscerci: uno scatto d’ira, una paura, un gesto d’insolito altruismo. L’etimologia di “concerto”, termine attorno al quale ruota la mia odierna riflessione, del resto, è interessante. La maggior parte dei filologi ritiene che significhi gara, cimento; la minoranza collaborazione, interazione. Dato che io, come il buon Moretti, sono quasi sempre d’accordo con le minoranze, tenderei ad avallare la seconda ipotesi. Però anche la sfida ha il suo perché; come nel jazz, fascinoso regno dell’improvvisazione e del talento.

