CAPITOLO VENTUNO Osservai la stanza alla ricerca della persona che aveva appena parlato, ma non vidi nessuno. Una dozzina di candele ondeggiava a intermittenza alla brezza portata dalla porta aperta, illuminando non una nuda cella come mi ero aspettata, ma una pazzesca accozzaglia di pezzi di pergamena che somigliava al nido di qualche strano uccello. Disegni ricoprivano le pareti, stelle e lune e lunghe linee ad arco che avrebbero potuto descrivere i movimenti di quei corpi celesti in determinati periodi dell’anno, o avrebbero potuto non significare proprio niente. E poi c’erano le capre. Grandi e piccole, feroci e assonnate e imploranti. Non ce n’erano due uguali, ma tutte avevano gli stessi occhi disturbanti. Non erano affatto occhi da capra, che avrebbero dovuto avere pupille o

