Capitolo 4

803 Parole
4. Non riuscivo a togliermelo dalla testa, era più forte di me. Per quanto facessi, come mio solito, quando qualcosa non mi tornava, volevo andare fino in fondo. E forse quello era uno dei miei peggiori difetti. Ci avevo già perso la possibilità di continuare a fumare con la mano destra, ma la lezione non mi era bastata. O ero troppo vecchio perché quello mi servisse da lezione. Inoltre il mio malcelato masochismo non mi avrebbe permesso di cambiare. Neppure per l’innato spirito di conservazione che contraddistingue da sempre l’uomo e anche gli animali, che molto di rado si affidano al suicidio per risolvere le cose. Atto che invece aveva compiuto Fabrizio Faccio, il nipote di Gilberto Ruggeri. Ciò che mi aveva detto quest’ultimo puzzava tanto di bruciato. E non è una facile e macabra battuta di spirito, anche se tale può sembrare. Ruggeri non sembrava passarsela male. La sua azienda metalmeccanica che produceva mezzi di sollevamento viaggiava con il vento in poppa. La società nata nel dopoguerra aveva iniziato con i grossi contenitori e poi con i container. Ruggeri era un ricco imprenditore che operava in sordina, per non dare troppo nell’occhio. Stessa cosa, ma più in piccolo per il nipote Fabrizio Faccio. Aveva messo su un’attività di conserve ittiche d’élite, puntando non sulla quantità, ma sull’alta qualità del prodotto. Una impresa di nicchia che comunque avendo un numero esiguo di dipendenti, alzava un bel fatturato. Un uomo che si era fatto da solo, come si suol dire. Corrado, a cui avevo chiesto di prepararmi un dossier era seduto davanti a me pronto a sfoggiare le sue capacità nel ricavare informazioni. Non mi ero mai davvero chiesto come facesse. Sapevo solo che il suo fascino era irresistibile per le donne. Una volta ci eravamo trovati insieme ad una sfilata di lingerie in una villa nobiliare sulle colline e l’avevo visto all’opera. Un vero tombeur de femmes. Ad un certo punto si era trovato un nugolo di ragazze semisvestite intorno a sé che neanche il più impenitente casanova avrebbe potuto. Non avevo mai voluto approfondire per non dargli soddisfazione, ma evidentemente era vero che aveva delle doti nascoste o che in ogni caso le donne credevano le avesse. “Dunque?” “Dunque, cosa?” “Ragguagliami su Faccio. Hai scoperto qualcosa di interessante oltre a queste poche note?” “Quanto mi dai?” “Ancora con la solita solfa?” “Non crederai che lavori gratis.” “Non lo penso proprio. Quanto vuoi stavolta?” “Ci ho riflettuto su e vorrei che iniziassi a pagarmi in crediti.” “Che razza di idea è questa?” “In denaro virtuale, tipo i bitcoin.” Ci pensai un attimo. “Questa del denaro virtuale mi piace.” “Guarda che virtuale non significa che non esiste. Ci vuole tanto di ricevute.” “Oh be’, per quello non ci sono problemi. Ti stampo tutte le ricevute che vuoi.” “Sì. Come quel tipo della banca che investiva i soldi dei clienti per finta e intanto se li accumulava su un conto offshore. Poi al momento giusto, è scappato via. Anche lui ogni mese dava ai clienti tutte le ricevute dei conti. Era tutto perfetto.” “Esatto. In questo modo potrei anche darti un cospicuo aumento.” “Spiritoso. Davvero.” “Sei tu che hai avanzato la proposta. Ma poi perché?” Tirò fuori dalla borsa a tracolla una lista di focaccia addentandola impunemente davanti a me nel bel mezzo del discorso. “Sto pensando al futuro.” “Alla pensione vuoi dire? Non sei un po’ lontano?” “Mettiamola così. Vorrei ritirarmi dal lavoro non fra tanto.” “E quindi vuoi un gruzzoletto virtuale che puoi usare in ogni posto in cui ti trovi?” “Non ti facevo così arguto in materia economica.” “Sto imparando molto da questa indagine. Vedi che tutto torna utile?” “Va bene, mi rimangio la parola. Dammi dei contanti, come le altre volte.” Aprii il cassetto e presi il portafoglio, allungandogli un paio di bigliettoni verdi. “È l’acconto?” “No, il saldo.” “Dai, dammi un po’ di più.” “Vediamo. In base a cosa mi dirai.” “Uffa.” “Parla. Faccio...” “Ok, ok. Era a capo di una ditta di conserve di pesce, come hai letto. Le cose non sembravano andargli male, aveva fatto degli investimenti e aumentato il personale di anno in anno. Poi, improvvisamente, qualcosa non ha più girato per il verso giusto e gli affari sono andati a rotoli.” “Cattivi investimenti? La crisi?” “Non pare da ciò che ho raccolto.” “Giocava d’azzardo? Ha fatto il passo più lungo della gamba?” “No, era integerrimo, casa e lavoro. Non ha dilapidato ciò che aveva costruito.” “Eppure ha deciso di suicidarsi e lo ha anche fatto in modo molto eclatante. Avrebbe potuto buttarsi sotto un treno, o dal ponte monumentale, come fanno gli altri.” “Sei il solito cinico.” “È solo casistica.” E mentre parlavo con Corrado mi venne l’insana voglia di rivedere quell’incredibile video su YouTube. Sentivo che mi sfuggiva qualcosa. Ma mi sono sbagliato tante di quelle volte sul mio istinto, che avrei potuto farlo anche stavolta. “Hai escluso i barbiturici o tagliarsi i polsi.” “No, quelli sono i gesti di chi vuole essere salvato. Non di chi vuole davvero farla finita.” “Con sforzo, ma debbo darti ragione.” “Che onore. Aumenterò il tuo compenso.” “Davvero?” “No.” “Ecco.” Niente, neppure dall’ennesima visione avevo capito di più. In rete si era diffuso un altro video che però testimoniava gli eventi successivi. Qualcuno che arrivava con un estintore prelevato dal palazzo Ducale e spegneva le fiamme. Un’ambulanza che sopraggiungeva e che di fretta e furia portava via Faccio. Niente da segnalare.
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