12 - Vado e torno “Ma vado e torno, Rombo. Sarò qui per l’aperitivo. E se mi accompagni tu, con la macchina, facciamo ancora prima, dato che l’autostop funziona a singhiozzo...” ripeto, questa volta con un tono petulante e lamentoso. Seduto sul piano del trabattello, tengo le braccia appoggiate alla sbarra del parapetto e lascio penzolare le gambe nel vuoto. Dal pennello che tengo in mano cadono, a intervalli sempre più radi, gocce verdi e pesanti che si abbattono giù in basso, sui fogli di giornale, con il rumore di un moscone che sbatte contro il vetro. “Cardo, lo sai che il commendatore vuole che tu resti qui, alla villa, per tutta la durata del lavoro” ribadisce Rombo, sottovoce, indicando con un colpetto della testa il letto obliquo, là in fondo. “Ma sono qui da quattro giorni e h

