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1489 Parole
Daría osservò le altre fae, ognuna era più bella dell'altra. Uno di loro aveva i capelli verdi, come le foglie di un albero appena schiuso. Un altro lo aveva viola, un altro blu, un altro un bel colore dorato. Sospirava, lo stesso con i suoi occhi, ognuno aveva gli occhi più belli del precedente ei loro corpi, la perfezione. Ma la cosa più bella di loro erano le loro ali, così belle. Brillavano come se avessero impregnato di polvere di diamante, e così è stato. Daría avrebbe dato qualsiasi cosa per avere le ali quando era piccola aveva cercato disperatamente un modo per farle crescere le ali sulla schiena. Ma non era possibile, era una musa, una musa, solo per metà Fae, non aveva ali, né le avrebbe mai avute. Non era mai riuscita a pensare di volare senza che un terribile dolore le invadesse il petto, mai... finché... nemmeno Ares l'ha portata a volare. Nella sua carrozza, con i suoi bei destrieri neri, poi non ho bisogno di ali e se le avessi avute non avrei potuto aggrapparmi al suo corpo come ho avuto. Non avrebbe potuto sentire il suo profumo, il suo calore, così vicino a lei. Non poteva aver sentito i suoi muscoli irrigidirsi sotto il suo tocco. In quel momento era stato grato di essere nato senza ali. Ma ora, tornata nella foresta dei Fae, desiderò ancora una volta di avere le ali. E svolazzare con le sue sorelle tra le nuvole... forse... fare una passeggiata intorno al tempio di Ares senza che nessuno si accorga della sua assenza. L'avrebbe rivisto, avrebbe potuto stare di nuovo con lui... baciarlo ancora... lei lo voleva, desiderava vederlo, desiderava le sue mani forti e ruvide che le accarezzavano la pelle, le sue labbra che la reclamavano come se la disperazione dovesse venire su di lui non presto... Chiuse gli occhi al ricordo, vederlo stava diventando una necessità e la cosa peggiore era che non poteva farlo. Non potrei mai più vederlo. Le lacrime cominciarono a formarsi nei suoi occhi. Non poteva tornare sull'Olimpo, ma qui, nella foresta di sua madre, era disprezzata come una traditrice. Nessuno le parlava e se lo facevano era per obbligo e poteva sentire il disprezzo nelle altre fate. - Daria - sente la voce dell'elfo che la tira fuori dai suoi pensieri. La musa si alzò e guardò Eldrick in piedi accanto a lei. Almeno le ha parlato perché voleva. - Cosa sta succedendo? - Niente, ho chiesto il permesso a tua madre di portarti a fare una passeggiata. - Camminare? L'elfo annuì. - Sai... andremo a fare un giro... forse... solo forse... devieremo un po' verso... la foresta dei mortali. - sussurra l'ultima frase. Daría spalancò gli occhi, sua madre le aveva proibito di avvicinarsi di nuovo ai mortali ma non doveva sapere che aveva disobbedito. Lei sorrise e si gettò tra le braccia dell'elfo. - Grazie, Eldrick, grazie. - Non importa, andiamocene ora prima che si penta di averci lasciato andare da soli. Daria annuì e l'elfo la sollevò tra le braccia e poi corse come solo lui poteva. La musa sentiva che stava fluttuando, finalmente, finalmente, dopo settimane, poteva ispirare. Eldrick la stava guardando un po' preoccupato. La musa sembrava pallida, i suoi occhi non mostravano più quella scintilla di divertimento sempre presente, le sue guance erano scavate e aveva le borse sotto gli occhi, anche i suoi capelli sembravano opachi. Quasi ruggì di fastidio. Che diavolo gli avevano fatto quegli dei malvagi? No, erano loro, sua madre, non lasciandola ispirare, era una musa, non le poteva negare questo e aveva bisogno di essere circondata da mortali, aveva bisogno di essere accudita per quello che era, una principessa. Eldrick lo sapeva, ma non poteva fare nulla contro la decisione della regina Morinda. Inoltre, il rifiuto delle fate e di altri esseri fatati nei confronti di Daria non aiutò molto. Quando finalmente arrivarono si sedettero ad aspettare, ora, qualche mortale doveva passare, perché forse sarebbero passati anni. - Ti ricordi, quando eravamo piccoli e volevo avere le ali? - Sì, mi hai fatto andare dappertutto a cercarne un po'. - L'elfo si liberò, sorridendo malinconico, di quei piccoli era rimasto ben poco. - Credi che sarei più carina con un paio di ali? L'elfo la guardò per un momento con gli occhi socchiusi. - Non. Sei perfetto così come sei. - Sono una musa. - annuì l'elfo - Non sarò mai più di una semplice musa. - Di cosa si tratta adesso? - chiese l'elfo, intuendo la direzione che avrebbe preso la conversazione. - Sono una musa, troppo dea per essere qui, troppo fata per appartenere altrove. - Stai parlando degli dei dell'Olimpo? - Stavo pensando Eldrick... - No, no Daria, non cominciare. - Eldrick - Daria. L'elfo si era alzato in piedi e anche la musa le prese i polsi e le mise le mani sul petto. - Per favore Daria. Per favore, non farlo, dici che non appartieni a questo posto quando non ci hai nemmeno provato. - Ma Eldrick, non mi capiranno mai, mi considerano inferiore per la mia metà olimpica, ma in realtà sono migliore, migliore di loro, più forte, più saggio e più... - Stai pensando di partire di nuovo? - Ci ho pensato, sì. - È per lui? Dio della guerra? Abbassò lo sguardo e scosse la testa. Non era per Ares... era per lei... era stanca di essere solo la metà di qualcosa, voleva essere... lei. Voleva andare dove nessuno l'avrebbe giudicata, dove poteva essere se stessa senza paura, senza rifiutare gli sguardi. - Sai che siamo fidanzati da centinaia di anni Daria. - Lo so. - Sai che è nostro destino regnare sulla foresta dei Fae. Insieme. - No, non è vero, solo... saremmo un matrimonio fatto per riflettere ciò che mia madre desidera. Non ci amiamo così Eldrick, non saremmo felici. - Come saresti felice? Con il barbaro? Pensi di essere qualcosa di più per lui di un trofeo Fae? Chi non amerebbe la musa mezza Fae Daria? Ecco perché ti rilascio, per assicurarmi che nessun altro ti abbia avuto, per essere l'unico dio che avesse un Fae nel suo letto. Eldrick non ha mai alzato la voce, anche se in ogni momento suonava tempestosa come se ferirla avesse causato più danni a lui che alla musa, ma le parole dell'elfo echeggiavano nelle orecchie di Daria. - Vedrai che ti dimenticherai di lui. - promise l'elfo. Daría ne dubitava, non l'avrebbe mai dimenticato, non Ares. - Presto ti sentirai di nuovo felice... aspetta. No, non sarebbe mai stata felice lì, non in quella foresta piena di fate ed elfi che la odiavano, non senza poter ispirare, per tutto il tempo che era prigioniera nel tempio di Apollo pensava che tutto si sarebbe risolto se solo lei tornato a casa ma. ..il problema era che quella non era casa sua. La sua casa era da qualche altra parte, quella dove avrebbe potuto essere. Metà fae metà olimpionica, una musa. Ma nessuno lo capiva, nemmeno Eldrick. XXX Ares camminava qua e là come un leone in gabbia. Il fumo nero voleva disperatamente lasciare il suo corpo, ma non c'era una sola guerra, avevano già conquistato il territorio che dovevano conquistare e ora - Attacchiamo il territorio vicino - rilasciò disperato per versare sangue. - la conquisteremo anche noi. - Con quali uomini hai intenzione di combattere, Ares? Capisco che la maggior parte sia morta nell'ultima battaglia. Era trascurò che aveva finito con i pochi rimasti. - Andrò da solo se necessario... - Non è. - Mamma... ho bisogno di combattere, ho bisogno... - si prende disperatamente i capelli - sangue, morte... Era si alzò dal divano e si avvicinò a suo figlio, prendendole il viso a coppa con entrambe le mani facendola guardare negli occhi. In loro vedeva disperazione e dolore. - Hai tanto bisogno della musa? Ares si irrigidì, tolse le mani di sua madre dal viso e si voltò. - Perché l'hai lasciata andare allora? Era non capiva, non voleva, suo figlio, il grande e potente dio della guerra con un Fae. L'idea la rendeva nervosa, Era confidava che un giorno Ares avrebbe preso il controllo dell'Olimpo, che un giorno l'avrebbe liberata dalle grinfie opprimenti di Zeus, ma non avrebbe potuto farlo se si fosse buttata a capofitto nell'abisso e tutto per uno. .. da una musa mezza Fae. - Ares... - Basta mamma, non mi interessa parlarne. Era ridacchiò quasi beffarda, Ares si voltò e la guardò con dolore. - E perché non vai da lei se la ami così tanto? - Lei... sta meglio lì, nella sua foresta... con la sua. È il posto a cui appartiene... - Sei sicuro? - chiese Era guardandosi le unghie come se ciò che aveva detto non avesse provocato un uragano nell'anima del dio. Ares lasciò il tempio di sua madre e salì sulla sua carrozza, i suoi destrieri lo portarono di nuovo all'oracolo.
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