3. Progetti

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3. Progetti La mattina dopo, una volta varcato il cancello, mentre mi apprestavo a entrare nell’edificio scolastico, sentii all’improvviso che qualcuno mi si affiancava. «Ciao Anna!» Per poco non sobbalzai, ma all’ultimo riuscii a mantenere un certo contegno. Era Claudio. Mentre mi salutava lo guardai più da vicino. In effetti, non era niente male. Capelli castani molto chiari, quasi tendenti al biondo, un po’ scarmigliati, occhi verdazzurri, e un’aria vagamente misteriosa, ma anche un po’ distratta, tanto che a momenti pareva immerso in un mondo tutto suo. «Scusami... ti ho fatto spaventare?» «No no. Tranquillo» risposi io facendo finta di niente. «Oggi giornata pesante?» mi chiese. «Ho interrogazione di storia» confessai. Lui alzò le sopracciglia. «Allora in bocca al lupo» disse mentre suonava la campanella. «A più tardi!» «A più tardi...» risposi, forse più a me stessa che a lui. Nonostante la mia testa fosse in quel momento un frullato di pensieri che non trovavano posto, e la mia capacità di concentrazione piuttosto bassa, riuscii a sostenere l’interrogazione, e devo dire che me la cavai pure dignitosamente. All’ora di ricreazione uscimmo come sempre tutti in cortile. La prima cosa che feci fu cercare Claudio con lo sguardo, e lo trovai sempre là al solito posto, appoggiato di sbieco contro la ringhiera. Mentre io e le mie compagne ci sgranchivamo le gambe passeggiando lungo il perimetro della scuola, gli passammo nuovamente vicino. Probabilmente le ragazze speravano di cogliermi in trappola. Ma stavolta lui fu più discreto, strizzò un occhio verso di me mentre io sorridevo, e nessuno si accorse di quello sguardo di intesa. Ci incontrammo poi all’uscita da scuola. Scoprii, con mia grande felicità, che per rientrare a casa avevamo un bel pezzo di strada in comune, dal momento che abitavamo lungo la stessa via, ai due estremi opposti. Era una via molto lunga e trafficata, alla periferia della città. «Hai visto che coincidenza?» aveva notato lui, quasi stupito da questo fatto. «Già» avevo risposto io. Che coincidenza! Così mi ritrovai a passeggiare da sola insieme a Claudio. Non mi sembrava vero, non sapevo cosa dire. Ero un po’ emozionata e un po’ imbarazzata allo stesso tempo. Lui invece appariva piuttosto tranquillo e disinvolto. Camminava con passo deciso, le mani infilate dentro le tasche dei jeans. «Grazie per l’altra mattina... per il disegno, intendo. Ci stavo lavorando da un po’... sai, se l’avessi perso avrei dovuto iniziarlo daccapo.» Ripensai a quella sagoma sul foglio spiegazzato. Mah! «No, figurati. Non devi ringraziarmi. Son... son contenta di averti aiutato» conclusi a bassa voce. Cosa c’era disegnato? Mi venne da chiedergli, ma evitai. «Tu cosa fai di bello?» attaccò lui. Occhiata perplessa. «In generale intendo, cosa ti piace fare?» «Oh... io... niente di che...» Era una domanda troppo personale. Non sapevo proprio come rispondergli. «Non so, sei una pittrice, oppure suoni qualche strumento, o pratichi qualche sport...» continuò. Sembrava proprio deciso a non lasciarmi scampo. «Mmh... mi piace il nuoto» confessai, poi aggiunsi: «vado in piscina tre volte alla settimana. E poi non so, quando ho del tempo libero leggo... o scrivo...» o almeno ci provo avrei dovuto proseguire, ma mi interruppi. Non so neanche perché glielo avessi detto. In effetti non l’avevo mai confessato a nessuno. «Scrivi?? E cosa?» «Ehm, non posso dirlo. Ancora non ho niente di pronto. Meglio se resta un segreto.» «Va bene. Puoi contare su di me. Non lo dirò a nessuno.» «Grazie...» risposi. «Vai nella piscina comunale? Quella vicino a casa?» domandò lui, tornando al discorso precedente. «Sì, esatto» risposi. «Devo andarci proprio stasera. Alle sette.» Ma cosa vuoi che gli interessi! Esclamai subito dopo a me stessa. «Oh, fantastico!» disse invece Claudio. Cosa ci trovasse di fantastico, proprio non lo capivo. Comunque le nostre strade a quel punto si dividevano. Lui doveva proseguire a destra per tornare a casa, e io a sinistra. Si girò verso di me e mi salutò sventolando allegramente la mano. «Ci vediamo!» disse. Risposi sorridendo ed esclamai a mia volta «ci vediamo!». Percorrendo l’ultimo pezzo di strada mi sembrava di volare. Infilai la chiave nella serratura e aprii la porta. «Buongiorno a tutti!» dissi a voce alta. I miei genitori erano già a casa, e il pranzo era quasi pronto. «Ciao Anna!» salutarono all’unisono. Un profumo delizioso di risotto ai funghi mi avvolse quando entrai in cucina. «Com’è andata l’interrogazione?» chiese subito mia madre. Fui presa alla sprovvista e dovetti pensarci un attimo. Già, l’interrogazione. Me ne ero praticamente dimenticata. «Bene, bene. Ho preso sette e mezzo.» «Brava tesoro», rispose lei. «Altre novità?» domandò ancora, guardandomi in faccia con uno strano sorrisetto. «No no» feci io alzando le spalle «il solito...» Dopo pranzo mi lanciai subito sui compiti. Alle sei e mezzo, infatti, sarei dovuta uscire di casa. A piedi ci impiegavo circa un quarto d’ora per raggiungere la piscina. Finii di studiare appena in tempo e mi preparai alla svelta: pochi minuti dopo ero già in strada. Mi accolse il consueto odore di cloro, al quale ormai avevo fatto l’abitudine. Dopo aver indossato il costume e l’accappatoio, riposi la borsa in un armadietto, pronta a entrare in vasca. Con uno slancio mi tuffai dal trampolino e assaporai quell’attimo di sospensione che si prova prima dell’impatto. A contatto con l’acqua, lasciai avvolgere il mio corpo in quella dolce carezza. Riemersi con la testa per prendere una boccata d’aria. E in quell’istante lanciai casualmente uno sguardo verso le tribune. Una sola occhiata mi bastò per notare l’inconfondibile ciuffo di capelli arruffati. No. No. Anna, è impossibile, hai le allucinazioni, dissi tra me e me, strabuzzando gli occhi. E invece ci avevo visto benissimo. Claudio era seduto là in alto sugli spalti. Che diamine ci faceva? Così no! Col costume, la cuffia e gli occhialini no! Perché mai gli avrò detto l’ora? Pensai. Vidi che mi guardava. Mi aveva riconosciuto. Da lontano sventolò il braccio per salutarmi. Lo ricambiai sollevando timidamente la mano fuori dall’acqua. Poi iniziò la lezione. Come sempre, seguii le indicazioni dell’istruttore, mentre percorrevo una vasca dopo l’altra, quasi instancabile. Il mio corpo scivolava veloce e leggero. In acqua mi sentivo libera, sfidavo la legge di gravità, tanto da potermi immaginare di volare. Dopo la doccia mi domandai se avrei trovato ancora Claudio ad aspettarmi. E così fu: era seduto all’ingresso. «Sorpresa!!» mi disse. Non riuscii a trattenere un sorriso. «Se vuoi ti accompagno per un pezzo» continuò lui. «Possiamo anche fermarci a fare merenda, immagino che sarai affamata. C’è un bar proprio lungo la strada.» Aiuto, così è troppo, pensai, ma in realtà mi faceva piacere. «Va bene» risposi «volentieri.» «Nuoti parecchio bene» mi disse. «Ho iniziato da quando ero piccola... in acqua... mi sento a mio agio» gli spiegai. Il bar era subito dietro l’angolo. Entrammo. Il locale era tranquillo e poco affollato. «Vieni, prendiamo un tavolo» disse Claudio. Mentre poggiavo la borsa e mi sedevo, mi chiese cosa gradissi. Ci pensai un attimo, poi risposi: «Cornetto alla marmellata». «Offro io» fece lui. E si allontanò prima che potessi ribattere. Tornò con due invitanti croissant e me ne porse uno con un bel sorriso, che ricambiai. Riuscii soltanto a mormorare «grazie». Tra un morso e l’altro presi finalmente un po’ di coraggio per attaccare la conversazione. «E tu? Fai qualche sport?» gli chiesi. «Atletica» rispose «ma non sono un granché. Mi alleno i tuoi stessi giorni. Ho finito poco prima di venire da te.» «Hai iniziato da molto?» «Mmh no. Solo tre anni fa. Prima giocavo a calcio, ma non faceva per me.» E dopo un po’ aggiunse: «Più che altro adoro disegnare». «E... disegni qualcosa in particolare?» chiesi ancora. «Ad essere sincero sì» rispose. «Ti ricordi il foglio che hai trovato per strada qualche giorno fa?» «Sì...» «Ecco, io disegno… costumi… per supereroi...» Annuii con la testa in segno di incoraggiamento. Dopotutto, ognuno ha le proprie strane abitudini. «Interessante» commentai. «Veramente?» mi chiese con stupore. «Lo trovi ‘interessante’?» «Sì» risposi. Ed era vero. Lo sapevo. Era un sognatore. Di quelli che non si arrendono mai. Glielo leggevo in faccia. Metà di lui era qui, nel mondo comune, insieme alla gente comune. L’altra metà viaggiava in universi paralleli, dove tutto era speciale. Era proprio questo che mi incuriosiva e mi attirava. Così continuai: «Io scrivo storie... o meglio, vorrei scriverle. Mi blocco sempre. Ho delle idee ma non riesco a collegarle. Però possiamo aiutarci. Tu avrai sicuramente qualcosa da raccontare. Lo costruiamo insieme, se vuoi... e poi magari potrai fare i disegni del libro». Mi guardò stupito e incuriosito. Anche io ero stupita di me stessa, a dirla tutta. Cosa mi stava succedendo? Che razza di idea mi era venuta in testa? E con quale coraggio avevo parlato in quel modo? Era una fantasia assurda. Ma poteva funzionare... E lui ne fu subito convinto. Vidi i suoi occhi illuminarsi. «Davvero? Sarebbe grandioso!!» disse con un tono così entusiasta, che fui travolta dalla sua euforia. In fondo, sognare non costava niente. «Allora è deciso!» disse porgendomi la mano per stringere l’accordo. «Deciso» feci io accettando. Ormai l’avevo proposto, non mi sarei di certo tirata indietro. Nel frattempo iniziava a farsi tardi, così ci avviammo sulla strada del ritorno. La mia casa era più vicina, proprio all’inizio della via, mentre Claudio abitava esattamente alla fine. Ci fermammo vicino alla porta per salutarci, ma prima che potessi fare un altro passo mi disse: «Aspetta, ora che siamo soci dovremo tenerci in contatto. Che ne dici se ci scambiamo i numeri?» Adesso mi sembrava veramente di sognare. «Certo» risposi. E così facemmo. Mi salutò per la prima volta con due baci sulla guancia. Il mio cuore iniziò a battere a mille, e io sperai che non si sentisse. «Buonanotte, Anna!» «Buonanotte, Claudio.» Ero euforica. Sentivo ancora il calore del suo viso, che si era avvicinato incredibilmente al mio. Più tardi, mi addormentai pensando a lui, alla serata che avevamo trascorso, al nostro progetto che avremmo realizzato insieme.
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