4. Un brutto sogno

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4. Un brutto sogno La mattina successiva mi aspettavo ovviamente di trovare Claudio all’ingresso di scuola, ma non lo vidi da nessuna parte. Strano! Magari ha fatto tardi, pensai. Così attesi con ansia fino allo squillo della campanella. Alla ricreazione lo cercai, convinta di trovarlo al solito posto, ma per la prima volta da che ne avessi memoria, quello rimase vuoto. Non sapevo cosa pensare. Forse era stato male... Però avrebbe anche potuto mandarmi un messaggio, ora che aveva il mio numero. Non poteva stare così tanto male. Fui tentata di contattarlo io. Presi il cellulare e selezionai il suo nome dalla rubrica, poi ci ripensai e decisi di aspettare. Feci un patto con me stessa: se non avessi avuto presto sue notizie, l’avrei chiamato. Dovevo comunque ammettere di esserci rimasta male, anche se un po’ ero in pensiero. Qualcosa non mi tornava. Passai l’intera giornata in uno stato di agitazione latente. Controllavo continuamente il cellulare, sperando di ricevere qualche messaggio. Niente di niente. Questo strano fatto iniziava a preoccuparmi. La stessa identica cosa si ripeté anche il giorno seguente e per me iniziava a essere troppo. Non credevo di poter resistere fino all’indomani senza provare almeno a inviargli un messaggio. Delusione e preoccupazione si alternavano, turbando il mio stato d’animo. Quella sera mi recai in piscina, e cercai di trovare conforto lasciandomi avvolgere dall’acqua come in un abbraccio. Sperai fino all’ultimo di veder spuntare Claudio sulle tribune. Ma le mie aspettative furono nuovamente deluse. Tornai a casa da sola, con l’aria malinconica e quasi in preda allo sconforto. Mi fermai una manciata di secondi davanti all’ingresso del bar, ripensando a due sere prima, a quando ero stata lì dentro insieme a Claudio e avevamo ideato il nostro entusiasmante progetto, che adesso pareva andare in fumo. Più tardi, mentre cenavamo, mia madre disse: «Avete sentito dell’incidente?» La guardai perplessa. «Quale incidente?» chiesi, mentre un brutto presagio iniziava a farsi strada dentro la mia testa, e io cercavo vanamente di scacciarlo. «Due sere fa, qui vicino, lungo la via» continuò lei «pare sia stato coinvolto un ragazzo.» Rimasi a bocca aperta. «Tutto bene?» domandò, notando il mio improvviso turbamento. Spalancai gli occhi, incapace di rispondere. Poi agii d’impulso. Mi alzai di scatto e mi precipitai fuori dalla porta, mentre i miei genitori gridavano: «Anna! Sei impazzita? Dove vai?» Fu una corsa disperata, l’aria gelida mi sferzava la faccia, mentre i miei piedi non sembravano neanche toccare terra da quanto ero veloce. In tempo record fui davanti alla porta di casa di Claudio. Per fortuna mi ricordavo il numero civico. Presi un gran respiro perché avevo il fiatone, e cercai di tranquillizzarmi mentalmente. Andrà tutto bene, mi dicevo, adesso apriranno la porta e ti diranno che si è semplicemente ammalato. Ma una parte di me non era per niente convinta. Dopo attimi di indecisione premetti il dito sul campanello. Dovetti aspettare un po’, poi finalmente sentii il rumore del chiavistello e qualcuno si affacciò alla porta: era una donna, che assomigliava parecchio a Claudio, quasi sicuramente la madre. «Buonasera» disse. E poi aggiunse: «Posso fare qualcosa?» «Ehm...» mi schiarii la voce «sono... mi chiamo Anna. Sono amica di Claudio. Se non sbaglio abita qui...» Il volto della donna si rattristò subito e la voce le tremò mentre sussurrava: «È... è difficile...» Si accorse che non capivo. «Un incidente» riuscì a dire lei. «Due sere fa. Non riesce a muoversi.» A quel punto una lacrima le rigò la guancia. Rimasi sconvolta. In quel frangente, i suoni mi giungevano alle orecchie ovattati, e percepivo tutto come se fosse molto lontano, distante da me. Volevo gridare, scappare via, ma anche avere delle notizie in più che mi dessero qualche speranza, per non restare imprigionata in quel limbo soffocante in cui stavo precipitando. «È in ospedale» fece ancora la madre di Claudio. «Se vuoi, entra un attimo» aggiunse, accorgendosi sicuramente di quanto la notizia mi avesse sconvolto. No, non è vero, dissi a me stessa. Tra poco ti risveglierai da questo brutto sogno...
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