XVII-1

2066 Parole

XVIILa villa di Livia Statilia si affacciava sul Tevere con un alto terrazzamento a due piani; le gradinate marmoree scendevano direttamente al fiume e il passaggio era chiuso da una cancellata. Ai piedi di questa, al mattino, si rinvenne in un lago di sangue, il corpo di Otone, precipitato, evidentemente, dalla terrazza al secondo piano, e rotolato lungo le gradinate fino alla cancellata sul fiume. Era costui uno degli schiavi più fidati di Livia, un gigante macedone muto dalla nascita che la donna era solita usare come scorta personale nelle sue uscite. Furono le grida delle schiave che erano andate, come ogni mattina a spazzare via gli aghi di pino e le foglie cadute nella notte, a svegliare la casa. Poiché l’altezza della scale era notevole, a tutta prima non avevano capito cosa foss

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