La correzione Maria Musso era rimasta d’accordo con Alessandro Pace che l’avrebbe chiamato lei, una volta alla settimana, da un posto pubblico. Telefonò la sera stessa: – Sono in un bar, signor Pace, mi sente bene? – chiese preoccupata. – Benissimo. E lei? – Sì, molto bene. Mi deve scusare se l’ho chiamata così presto, ma non è per farle premura sulle sue decisioni. Ho riletto ancora una volta le lettere di mia sorella, quelle che mi ha mandato in questi mesi. – Ha trovato qualcosa? – Forse in una, non l’ultima, ma in una più vecchia, c’è una parola cancellata e riscritta sopra a matita. Ecco, prima non me ne ero accorta, o non ci avevo dato importanza, ma la parola sopra non l’ha scritta mia sorella. – Vuol dire che è stata fatta una correzione che non è di pugno di sua sorella? –

