Una pietà lo animava per questa creatura debole, senza principii, senza resistenza d'idee, senza fermezza di carattere, che al primo rumore della tempesta si piegava, già perduta, che dava il corpo e l'anima all'abisso, senza chieder soccorso. Pensava Cesare Dias, che se Anna Acquaviva fosse stata veramente sua figlia, egli avrebbe vegliato, perché nella mente fantasiosa entrasse un criterio esatto e glaciale degli uomini e dei loro sentimenti: perché nel cuore ardente della fanciulla si chetassero le fiamme della passione, e che ella vedesse che è impossibile di vivere ad altissima temperatura: se fosse stata proprio una sua figlia, egli le avrebbe fatta, come la sua, un'anima di bronzo. Aveva dunque mancato alla sua missione di protettore, di amico: eppure il morto padre, Francesco Acqua

