Placata, stropicciata d'essenza ristoratrice per tutti i muscoli, avvolta in un doppio cafetano di mussolina senza maniche, Isabella godeva il vento serale che soffiava a traverso le pinete ancor tiepide. Il tintinno dei sistri taceva, in quell'angolo della terrazza, sotto il quadro di seta. Ed ella sorrise e disse: — Aini, ti piaceva la musica della mia danza? Ma non sai ancóra quel che c'è, là sotto. — Una stregheria. — Una malinconia. Ella si levò, prese la cosa nascosta e la portò presso i cuscini. Nell'aria, ch'ella aveva abbellita di tanta vita bella, ora l'alba lunare si diffondeva per l'ombra composta d'una vena violetta e d'una vena verdiccia che si mescevano tacitamente. Come taluno si china su un tizzo fioco e col soffio ne suscita vive faville sonore, ella aveva ravvivato

