LIBRO SECONDO-3

2183 Parole

— Ripetiamo ancóra questo! — pregava Aldo, insaziato di gaudio e di strazio. Era il sospiro d'un'arietta, era il gorgheggio d'una di quelle antiche villanelle italiane che sembrano accompagnare il Cupìdo sbracato che danza su le serpi o la Grazia discinta che compone la ghirlanda con le mani trafitte. Era un arioso, era un lamento, una monodìa di Cristoforo Gluck, simile a una pura nudità dolorante nel suo proprio fulgore. Era una confessione improvvisa di Roberto Schumann in un rotto singhiozzo, in un grido irrevocabile, con una bocca severa, con uno sguardo forsennato. — Non posso — rispondeva ella talvolta. — Ho dato tutto. Faceva qualche passo; andava verso la Deposizione, chiudendosi gli occhi con le palme. Li riapriva dinanzi al quadro, considerava la muta tragedia; poi si sedeva

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