29.

1217 Parole

29.Salgo sull’auto della Polizia sul sedile posteriore. L’abitacolo odora di stantio e sudore, il vetro in plexiglass di fronte a me, che mi separa dagli agenti, è sporco e pieno di ditate. La plastica lavabile dei sedili è dura e scomoda. Non mi era mai capitato di finire dietro e mi crea un opprimente senso di angoscia. Nulla rispetto a quello che le ultime parole di Rocchetti mi hanno provocato. Sono a bocca aperta, incredulo: mi sento fragile come un guscio d’uovo e sgomento. Distante dalla realtà, come se vivessi un sogno vivido e intenso in cui tutto è orrendo e si sta trasformando a piccoli pezzi in un incubo. L’agente mi scrolla dal torpore, le dita mi formicolano e vedo appannato. Ma devo scendere, siamo arrivati in Questura. Salgo i gradini in mezzo ai due poliziotti con Guido d

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