I.-1

2065 Parole

I.Nell’atrio ammirabilmente decorato, tra stucchi bianchi, mobili di vimini e specchi, del miglior albergo della città Sylvia Tietjens era seduta in una poltrona di vimini e non dava ascolto distratta a un ufficiale di Stato Maggiore che continuava a pregarla lacrimoso e supplichevole di non chiudere a chiave la porta della sua camera da letto, quella sera. «Non lo so... Sì, forse... Non lo so...» E guardava lontano, in uno specchio bluastro appeso alla parete e, come tutto il resto, incorniciato di sughero verniciato di bianco. S’irrigidì un poco e disse: «Ecco Christopher!» L’ufficiale di Stato Maggiore fece cadere berretto, frustino e occhiali. La chioma nera, senza scriminatura e pesante per un impasto di tipo glutinoso, gli si muoveva su e giù sul cranio. Aveva detto che Sylvia gli

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