«Ti prego, resta.»

4229 Parole
Jimin's POV Avevo parlato con Jungkook e ora avrei dovuto fare la stessa cosa con Jaehyun. Ero intenzionato a capire le sue intenzioni per mettere in guardia anche Taehyung e metterlo nella condizione di poter riflettere sul da farsi. Scrissi a Jaehyun la mattina dopo sapendo che Jungkook sarebbe stato al lavoro e sicuramente non avrebbe potuto raggiungerci in alcuno modo e come scusa gli dissi che volevo preparargli una sorpresa per tirargli su il morale e lui, pensando che potesse essere un'immensa opportunità per i suoi sporchi scopi, aveva accettato subito di buon grado. Lo incontrai a casa sua in modalità mamma iperprotettiva nei confronti di Jungkook. "Quindi-" Cominciò dopo che ci fummo sistemati comodi in camera sua. "A che cosa stavi pensando?" "Mh sicuramente avremo bisogno di alcool." Sorrise. Approfittatore. "Già mi piace." Ovvio che ti piace. "E poi boh, siccome comincia a fare caldo potremo pure andare giù al porto. Ti ricordi quell'insenatura dietro a quel ristorante? Se la marea si ritira dovremmo riuscire a passare come quando eravamo più giovani." "Ah sisi, ricordo! Io e Jungkook siamo andati spesso li." "Ah si? E a fare cosa?" Gli tirai una falsa gomitata amichevole. "Sporcaccioni." Rise ed io pensai di averlo già in pugno. Da lì in poi la conversazione sarebbe solo che migliorata. "Minmin, stiamo parlando di un'insenatura la cui entrata veniva bloccata dall'acqua quando saliva la marea e noi rimanevano lì insieme per 6 ore tipo. Puoi immaginare cosa facevamo." Mi fece l'occhiolino ma io non mi lasciai abbindolare e tornai subito serio. "Lo rifaresti?" "Che cosa?" "Quelle cose... con Jungkook. Ad oggi le rifaresti?" Appoggiò la schiena al letto e alzò gli occhi per fissare il soffitto. "Sono stato con un ragazzo in America, aveva origini cinesi e ci siamo trovati perché entrambi ci sentivamo fuori posto e presi di mira. Ho fatto cose anche con lui ma dopo di che ho avuto solo ragazze e per quanto io sia innamorato di Charlotte e voglio tornare da lei, devo ammettere a me stesso che con Jungkook è stato diverso, più intenso da un certo punto di vista." Quindi era vero che voleva tornare dalla sua ragazza, mi tornarono in mente le parole del mio migliore amico e immaginai che ne avessero parlato a lungo. Non mi intromisi e lo lasciai continuare. "A volte mi chiedo come sarebbero potute andare le cose. Se non me ne fossi andato, se non mi fossi comportato male con lui, con te." Mi guardò. "Secondo te io e Jungkook staremmo ancora insieme a quest'ora?" "Non lo so, Jae." Fui sincero a quel punto. "Magari non avrebbe conosciuto Taehyung così com'è stato però metti caso che tu lo portavi a qualche sfilata e si incontravano? Sto ipotizzando ovviamente. Per anni ho pensato che quei due fossero legati dal destino e che in ogni caso si sarebbero innamorati." "Per anni? Ora non lo pensi più?" "Ora comincio ad avere dei dubbi." Mentii. Dovevo cercare di tirarlo dalla mia parte, doveva fidarsi ciecamente di me in modo che mi raccontasse tutto e anche se mi dispiaceva dire quelle falsità su Taehyung, era necessario andare avanti così. La sua reazione fu immediata, si girò completamente nella mia direzione e il suo sguardo era passato da preoccupato e speranzoso in un attimo. "Pensi che potrebbe funzionare? Tra me e Jungkook? Se io ci provassi di nuovo con lui." "Jae...hai appena detto che vuoi tornare in America. Anche se tu riuscissi a riconquistarlo, poi lo faresti soffrire andandotene di nuovo." Speravo che per il bene di Jungkook al smettesse di comportarsi così e di intromettersi tra lui e Taehyung ma dimenticavo quanto egoista fosse. "Lo convincerò a partire con me." Quasi mi strozzai con la saliva. "Cosa stai dicendo?" "Me lo porto con me in America." "E...m-ma...Charlotte?" "Boh, relazione poliamorosa? Esiste." Sgranai gli occhi e rimasi senza parole. Credeva davvero in quello che stava dicendo? Era un'idea più che assurda e soprattutto Jungkook non sarebbe mai partito, non avrebbe lasciato sua madre, Taehyung, me. "Jungkook è gay, okay? Non penso sarebbe felice di stare anche con una ragazza." "Però è felice di stare con uno più grande di lui? Dai, Jimin. Quei due sono troppo diversi. Taehyung lo tratta come un bambino, è lui quello con i soldi e io ho la sensazione che lo abbia manipolato fin dall'inizio." Metà del mio essere voleva saltargli addosso e strangolarlo, l'altra metà voleva ridergli in faccia ripetendogli le parole che mi aveva detto proprio Jungkook la sera prima ma dovetti trattenermi e mordermi la lingua. "Anche io e Yoongi abbiamo gli stessi anni di differenza." "Si ma tu sei diverso, non sei così sottomesso a Yoongi." Jaehyun non aveva ancora capito che Taehyung era talmente tanto preso da Jungkook che avrebbe fatto qualsiasi cosa per lui, probabilmente da un certo punto di vista era lui il sottomesso nella loro relazione. "Non ti piace proprio, vero? Taehyung intendo." "Ha chiamato Jungkook puttana. L'ha fatto a posta per fargli male, capisci? Che razza di persona sei a comportarti così nei confronti del ragazzo che dici di amare?" Roteai gli occhi. "Taehyung ha un carattere...particolare, diciamo. All'inizio non piaceva neanche a me, ci ho messo un po' per capirlo." "E ora lo capisci?" Eccoci lì, finalmente era arrivato il momento di dargli un falso consiglio per conquistare Jungkook, idea che in realtà avrebbe sortito l'effetto contrario. "Vuoi sapere come comportarti con Jungkook?" Chiesi e lui immediatamente annuì. "Comportati da amico, digli solo quello che vuole sentirsi dire, non dargli contro, non parlare male di Taehyung. Perché se loro si riavvicinano e Taehyung comincia a sopportati, come sopporta me, come semplice amico, per te sarà più facile insinuarti nel cuore di Jungkook. Una sorta di cavallo di Troia, bello e accattivante dall'esterno, letale dall'interno. Se Taehyung non farà più caso a te, non si preoccuperà più di te, non noterà neanche come cambierebbe il tuo rapporto con Jungkook e a quel punto li avresti in pugno entrambi." "Quindi...devo smetterla di farlo ingelosire?" "Esattamente." La mia idea era che Jaehyun si fosse comportato da semplice amico, smettendola di essere così spudorato, Jungkook avrebbe avuto più lucidità per riconquistare Taehyung e una volta ricostruito il rapporto, di certo non si sarebbe fatto abbindolare di nuovo da qualcun altro. Inoltre Taehyung avrebbe fatto solo finta di abbassare la guardia perché avrebbe avuto me da intermediario e ad ogni mossa di Jaehyun, avremmo potuto pensare ad una reazione uguale o contraria per allontanarlo sempre di più invece che farlo avvicinare. E avremmo continuato così fino alla sua prossima partenza per l'America. Ero convinto avrebbe potuto funzionare, dovevamo solo stare attenti a non farci beccare ma sicuramente gli altri hyung sarebbero stati d'accordo con noi. Accettò il mio consiglio ed io me ne andai soddisfatto di me stesso, mandando un messaggio a Taehyung. [JM]: Missione compiuta ;)  Taehyung's POV Jimin era riuscito a parlare sia con Jungkook che con Jaehyun e quando mi aveva telefonato per raccontarmi tutto per filo e per segno, non avevo smesso di ringraziarlo un secondo perché senza di lui probabilmente non avrei mai realmente capito quali potessero essere le intenzioni di quello scarafaggio anche se ovviamente avevo immaginato giusto. Mi piaceva sapere che Jungkook mi fosse rimasto leale, che amasse me e solo me. Non volevo che si sentisse obbligato a farmi sempre sapere dove e con chi fosse ed è principalmente questo il motivo per il quale non gli rispondevo mai, speravo smettesse e si sentisse più libero e tranquillo ad uscire anche se una parte di me gioiva sia perché almeno quello era un modo per vedere il suo viso sorridente e sia perché potevo sentire quanto impegno ci stesse mettendo per fare in modo che io mi fidassi di nuovo di lui. Si stava decisamente impegnando e apprezzavo quei piccoli gesti più di qualsiasi altra cosa. La sera prima non avevo dormito per tutto il tempo, ero rimasto sveglio mentre lui entrava in camera, si sedeva, mi accarezzava e mi parlava. Ero rimasto immobile, cercando di controllare la respirazione perché bramavo ardentemente un contatto del genere, le sue parole mi aveva aperto il cuore e dentro di me avrei voluto che non si trattenesse, che mi baciasse perché le sue labbra contro le mie mi mancavano più dell'aria che respiravo. Se si fosse effettivamente disteso in parte a me, avrei fatto finta di abbracciarlo nel sonno, giusto per stringerlo tra le braccia per un po', averlo mio per un po'. Perché la mia partenza era troppo vicina e l'idea di lasciarlo solo e di non poterlo vedere per dieci giorni consecutivi mi stava uccidendo da dentro. Quando tornai a casa dal lavoro leggermente in anticipo, lui si agitò e velocemente cominciò a sparecchiare e a lavare le stoviglie che aveva usato per la cena, scusandosi perché non era riuscito a lasciarmi i miei spazi come da me richiesto. Congiunse le mani e si inchinò per dirmi che gli dispiaceva e che se ne sarebbe andato da quella stanza il prima possibile e mi fece una tale tenerezza che non ebbi cuore di mandarlo via e anzi, lo aiutai, passandogli le cose da lavare e mettendo via la roba dal tavolo. Quando gli porsi il bicchiere, le nostre dita inevitabilmente si toccarono, i nostri sguardi si incastrarono gli uni sugli altri e senza riuscire a trattenermi e a controllarmi, mossi il pollice, accarezzandogli appena il suo. Mi sorrise ed io ricambiai prima di abbassare lo sguardo e lasciarlo andare, dandogli le spalle e aprendo il frigo per decidere cosa mangiare io di cena. Sentivo i suoi occhi addosso, non si era mosso e sperai che tutto quello che era successo negli ultimi due giorni non fossero solo false speranze. "H-hyung..." Mi smosse dai miei pensieri e mi girai. "Io mi metto di là in soggiorno a guardare la tv, posso o preferisci starci tu?" Era assolutamente dolcissimo ed io non avrei potuto resistergli ancora a lungo se avesse continuato a comportarsi così. "Stai tu. Io mangio qua." Cercavo sempre di rispondergli usando meno parole possibili ma più passavano i giorni e più era difficile farlo. "Va bene, grazie." Di nuovo si inchinò, non lo aveva mai fatto neanche all'inizio. Si riempì un bicchiere d'acqua e uscì dalla cucina, lasciandomi solo. Sospirai e mi misi ai fornelli, ripensando al suo sguardo di poco prima, a come Jimin mi aveva detto il tono rotto dal pianto che aveva usato per sfogarsi. Ci stava davvero male, voleva davvero riconquistarmi e sapevo non si sarebbe calmato finchè non ci sarebbe riuscito però temevo che non si ricordasse che sarei partito a breve anche perché non gli avevo mai detto il giorno preciso del mio volo. Se fossimo stati in altre circostanze probabilmente avrebbe prenotato un aereo diverso solo per seguirmi, facendolo passare per viaggio di piacere ed io avrei avuto l'effettiva possibilità di inginocchiarmi di fronte alla Torre Eiffel. L'anello non l'avevo più ordinato, avevo lasciato tutto il sospeso vista la situazione però avevo in ogni caso pagato il gioielliere per tenermelo da parte in caso avessi definitivamente deciso di andare a prenderlo. Era lì. Rimaneva fermo per Jungkook e lo sarebbe stato finchè non fossimo stati entrambi pronti. Venti minuti dopo ero comodamente seduto a riempirmi lo stomaco mentre armeggiavo con il tablet per guardare alcuni dei video idioti che Seokjin continuavano a mandarmi per tirarmi su il morale. Mi resi conto di quanto i miei tre migliori amici fossero tre persone completamente diverse eppure non avrei potuto rinunciare a nessuno di loro. Hoseok c'era sempre stato, scattava in mio soccorso senza che io gli chiedessi niente, sapeva esattamente cosa dirmi, come dirmelo, come prendermi. Seokjin mi aveva sempre dato un aiuto velato, non volendo passare per il sentimentale di turno, si limitava a stare in disparte ma facendomi sempre sentire la sua presenza e Yoongi mi ascoltava per ore e non si stufava mai di farmi parlare. Rimaneva in silenzio e accoglieva il fiume di parole che usciva dalla mia bocca senza lamentarsene. Hoseok agiva, Seokjin mi teneva d'occhio, Yoongi mi prestava attenzione. Non ce l'avrei fatta senza di loro. E me la stavo anche ridendo, guardando il video di uno youtuber americano che reagiva a malati di risparmio, proprio io che la parola risparmio non sapevo neanche come si scrivesse, quando sentii il rumore di un vetro che andava in frantumi e immediatamente mollai tutto quello che stavo facendo e mi alzai in piedi. "Jungkook?" Non mi rispose ma lo sentii urlare e mi precipitai da lui col cuore in gola. Lo trovai bianco cadaverico, con gli occhi sgranati, tremava. Il bicchiere a terra esploso in mille pezzi a causa dell'impatto e la televisione accesa. Una giornalista stava parlando di Mark fottuto Choi. "Jungkook-" Mi avvicinai lentamente mentre ascoltavo inorridito quello che veniva detto al telegiornale. -Ed è proprio a causa del sovrappopolamento delle carceri che il Governatore della provincia di Busan ha preso la decisione di firmare un documento legale attraverso il quale si diminuirà la pena in base alla gravità del reato e si scarcereranno alcuni detenuti, costringendoli in ogni caso agli arresti domiciliari. Esempi del genere, tra tutti quelli elencati, troviamo il caso di Lee Sangyeon, rapinatore seriale che sconterà i rimanenti tre anni della sua condanna presso la sua casa, Choi Mark e Son Youngjae che a causa di problemi di salute saranno spostati presso l'ospedale militare...-" Recuperai il telecomando e spensi immediatamente il televisore, entrando nel campo visivo di Jungkook e prendendolo per le spalle. "Ehi guardarmi, Jungkook." Ma lui rimase fermo immobile, il corpo gelato, lo sguardo perso nel vuoto. Poi mi accorsi che non stava neanche respirando. "Jungkook-" Gli feci alzare la testa e gli accarezzai il viso. "Respira ti prego, va tutto bene okay?" Sbattè le palpebre un paio di volte e poi crollò su sé stesso, le gambe non lo tennero più e letteralmente si accartocciò. Non sbattè per terra solo perché i miei riflessi furono più veloci e lo presi al volo, piegandomi insieme a lui, sedendoci per terra mentre lui esplodeva in un pianto disperato tra le mie braccia. "Guk, ehi calmo-" "L-lo l-liberano, e-esce-" "No, no, assolutamente no. Sti gran cazzi che lo liberano, Jungkook." "E' libero-" Strinse forte la presa sulla mia maglia, si aggrappò talmente forte che le sue nocche diventarono bianche. "M-mi verrà a c-cercare, m-mi v-viene a prendere-" "No, non lo farà, non glielo per-" "Mi ammazza, q-questa volta m-mi uccide v-veramente-" Le sue parole erano confusionarie, tremava, balbettava, non stava respirando adeguatamente di conseguenza non gli poteva arrivare abbastanza ossigeno al cervello che gli si era spento completamente. Qualsiasi cosa io gli avessi detto, lui non l'avrebbe processata. "Jungkook, ci sono io, non ti lascio solo. Guardami, piccolo, ascoltami ti prego." Continuavo a tenerlo stretto e ad accarezzarlo, una mano sulla sua nuca e giocare con i suoi capelli per provare a rilassarlo, l'altra mano sul fianco a tenerlo fermò perché temevo che potesse farsi del male a causa dei tremiti del suo corpo. "No-on r-respiro-" Annaspò. "T-taeh-hyung n-non respiro aiuto-" Non un attacco di panico, la prima e ultima volta che era successo mi aveva devastato completamente. "Guk-" Lo abbracciai forte. "S-soffoco T-tae- a-aiutami-" Mi guardò e nei suoi occhi arrossati vidi quanto tutto quello che aveva vissuto stava tornando a galla in un colpo unico, dopo tutti quegli anni in cui probabilmente neanche ci aveva più pensato. Non sapevo cosa fare, non sapevo cosa dirgli, mi stava facendo male vederlo così, non respirava, sudava freddo e tremava più forte di quanto io potessi tenerlo. "Jungkook..." Venne quasi da piangere anche a me a vederlo stare così e poi la sua presa si fece più debole, i suoi occhi quasi ruotarono e temevo sarebbe svenuto per la mancanza di ossigeno e nella mia testa si accese un'unica sola idea, un'unica soluzione e senza pensarci oltre mi chinai e lo baciai. Le mie labbra si unirono alle sue e immediatamente smise di tremare. Mi strinsi il suo corpo addosso, mi staccai per un secondo soltanto per inclinare leggermente la testa e baciarlo meglio. Non mi mossi, premetti solo mie labbra contro le sue e aspettai finchè non prese un respiro profondo, rompendo il contatto. Indietreggiai e lo osservai mentre la sua cassa toracica riprendeva ad alzarsi e abbassarsi in autonomia, non piangeva più ma aveva gli occhi sgranati ed arrossati. Rimanemmo completamente immobili e in silenzio a guardarci negli occhi e poi lui deglutì e si arrese, facendo cadere la testa in avanti che si appoggiò alla mia spalla, le sue braccia si avvolsero intorno al mio collo ed io mi sedetti meglio, portandomelo in braccio e circondandogli la vita. "Grazie." Mi sussurrò e sentii il mio cuore aprirsi. Girai leggermente la testa e gli baciai i capelli, lo sentii rilassarsi. "Perché?" Chiese. "Perché cosa?" "Perché mi hai baciato." Si tirò indietro, fermandosi a pochi centimetri dal mio volto. "Perché una volta ho letto da qualche parte che durante gli attacchi di panico si pensa di non poter respirare ma in realtà è tutto un brutto scherzo del cervello e quindi bisogna farlo ripartire, come se fosse un computer. Per far ripartire il cervello bisogno trattenere il fiato. E io ti ho baciato e tu hai trattenuto il fiato." Il suo sguardo cadde sulle mie labbra mentre parlavo e sapevo ne volesse ancora, non lo toccavo da una settimana e a causa della situazione lui non aveva neanche avuto modo di ricambiare però io avevo solo voluto aiutarlo nel momento del bisogno, non potevo cedere perché un bacio più profondo in un momento del genere poteva voler solo dire ritrovarci nudi a letto nel giro di pochi minuti e non poteva andare così, non sarebbe stato così facile. Non potevo lasciare che le nostre debolezze prendessero il sopravvento. "Tae..." Si avvicinò e appoggiò la sua fronte alla mia, sentivo il suo respiro caldo contro il naso. "Grazie davvero. Non voglio neanche pensare a cosa sarebbe successo se tu non ci fossi stato. "Ascoltami bene. Domani mattina telefono all'avvocato che ci aveva seguito per il processo e vedo cosa mi dice, se ne sapeva qualcosa, se è legale una cosa del genere. Ti prometto che andrà tutto bene, che quel figlio di puttana non uscirà di galera, a costo di vendermi l'azienda e costruire io un carcere mio e murarlo dentro vivo." Sorrise debolmente. "Sono serio, Guk." Ero davvero serio. Non scherzavo quando dicevo che avrei fatto qualsiasi cosa per lui, non importava quanto fossi arrabbiato o deluso. "Se..." Si allontanò leggermente e prese un respiro profondo. "E se l'avvocato volesse parlare con me...mi accompagneresti?" "Certamente." Non esitai a rispondere. "Qualsiasi tipo di incomprensione ci sia tra me e te, questa cosa va oltre perché io so cosa hai passato, so cosa ho passato io, ci siamo stati dentro insieme, Jungkook e insieme o separati io ci sarò sempre per te." Portai una mano ad accarezzargli la guancia e lui ci si appoggiò contro, chiudendo gli occhi. Si era del tutto calmato finalmente però sembrava che non avesse nessuna intenzione né di lasciarmi andare né di staccarsi solo che non potevamo rimanere così tutta la notte. "Riesci ad alzarti?" Gli chiesi. "Il pavimento è freddo, forse il letto sarebbe meglio, non credi?" Annuì e lo aiutai a tirarsi su, si preoccupò dei vetri per terra perché aveva paura che Yeontan ci camminasse sopra e si ferisse ma io gli dissi che avrei semplicemente chiuso la porta che separava la zona giorno da quella notte e che la mattina dopo avremo messo in ordine. La parte più profonda di me sapeva che non poteva finire lì, che non sarebbe stato così facile portarlo a letto, rimboccargli le coperte e poi andarmene ma mentre camminavano, io tenendolo per la vita e lui aggrappato a me, cercai di non pensarci troppo. Volevo godermi secondo dopo secondo e basta. Spostai il lenzuolo, lo feci distendere e lo coprii. Mi sedetti sul bordo del letto e presi ad accarezzargli la testa finchè non chiuse gli occhi. Non parlammo, non dicemmo assolutamente niente ma sapevo che nessuno dei due voleva lasciare andare l'altro eppure entrambi eravamo terrorizzati dal fare la mossa sbagliata o finire per tirare troppo la corda. Nella mia mente si affollavano troppi pensieri, troppe emozioni contrastanti ed in disordine che non sapevo e non volevo gestire. E quando realizzai che tutta quell'ansia stava diventando insopportabile, feci per alzarmi ma Jungkook mi prese il polso. "Ti prego, resta." Disse semplicemente. Eccola la mossa che entrambi aspettavamo e che temevamo. Poteva finire benissimo o malissimo e no, non ci sarebbe stata via di mezzo. "Jungkook-" "Taehyung per favore, solo per stanotte. Non ti abbraccerò, non ti bacerò, non ti importunerò, lo prometto. Me ne starò dal mio lato del letto però ti prego...non ce la faccio a dormire da solo, ho paura degli incubi." Quel ragazzo mi rendeva debole. Spostai il lenzuolo e scivolai dentro al letto mentre lui si spostava leggermente all'indietro ma non troppo da finire esattamente nella sua parte di materasso come aveva appena finito di dirmi e anzi, appena mi fui posizionato, lui si avvicinò, posando una mano sul mio fianco. "Jungkook." "Cinque minuti. Dammi solo cinque minuti e poi mi sposto." Ma la verità è che rimanemmo in quella posizione per più di mezz'ora abbondante, il calore del suo corpo a contatto col mio mi stava facendo impazzire ma mi piaceva talmente tanto quella sensazione che non me ne lamentai, non mi mossi e non gli chiesi di lasciami andare. Respirammo uno l'ossigeno dell'altro, inspirando i nostri profumi così diversi ma allo stesso tempo così ben amalgamati. Chiusi gli occhi, cominciando a sentirmi davvero assonnato e pensai che potevo rimanere così, potevo lasciare che mi abbracciasse, potevo dormire con lui per quella notte e godermela prima di partire, prima di dover starmene da solo in una fredda e noiosa camera d'hotel per dieci notti consecutive. La sua mano si spostò, salendo dal mio fianco e percorse tutto il mio corpo, provocandomi brividi ovunque, per poi posarsi sulla mia nuca e giocare con i miei capelli all'attaccatura del collo. Mi rilassai e inconsciamente mi avvicinai perché volevo sentirlo di più, volevo respirarlo di più, volevo baciarlo ancora e ancora. "Tae..." Sussurrò appena e non feci in tempo a rispondere perché premette le sue labbra contro le mie. Istintivamente mi ritrassi, aprendo gli occhi di scatto e mi allontanai. "Che fai-" Gli chiesi ma senza fastidio, senza provare ad alzarmi per andarmene, senza spingerlo via. "Uno solo. Posso baciarti? Solo una volta?" "Credo che-" "Prima non ho potuto ricambiare." Non mi lasciò finire. "Un bacio, Taehyung. Solo uno, cinque secondi al massimo." Non aspettò una mia reazione, chiuse gli occhi e posò di nuovo le sue labbra sulle mie, io schiusi leggermente le mie e lasciai che facesse quello che voleva perché dopo tutto era quello che volevo anche io. Mi baciò quella sera ed io permisi che quel contatto mandasse entrambi in estasi perché dopo sette giorni che non lo baciavo, in quel momento mi sentii come la primissima volta e anche in quel caso era stato lui a fare la prima mossa. Cinque secondi passarono troppo in fretta e lui si stacco, leccandosi le labbra. "Grazie." Mi disse. "Avevo solo bisogno di questo." E fece per spostarsi, per allontanarsi e andare a posizionarsi dal suo lato del letto come mi aveva promesso ma io non glielo permisi perché lo volevo troppo e perché non volevo che la serata finisse così, non dopo tutto quello che era successo. Pensai che anche se non avevo ancora raggiunto il mio scopo finale, lui aveva cominciato a comportarsi bene, era sincero, leale e forse avrei potuto lasciarmi andare giusto un po' e dargli un piccolo regalo di incoraggiamento. Lo presi per i fianchi e me lo tirai di nuovo addosso. Le mie labbra si schiantarono sulle sue di nuovo e fu uno dei baci più passionali che ci eravamo mai scambiati. Nessuna resistenza, nessun suono volgare, solo noi due, le nostre bocche l'una contro l'altra, la mia lingua ad insinuarsi a cercare la sua. I nostri respiri pesanti riempirono il minuscolo spazio che era rimasto tra i nostri corpi ma in un modo o nell'altro ci facemmo ancora più vicini e continuai a baciarlo finchè i nostri polmoni non cominciarono ad urlare in cerca di aria. E quando ci staccammo semplicemente rimanemmo a fissarci negli occhi e io lo vedevo, lo potevo leggere perfettamente nelle sue iridi scure tutto l'amore che provava nei miei confronti. Passai il dito sul suo zigomo, gli toccai la guancia e poi scesi, tirando prima l'angolo della sua bocca per poi passare a giocare con suo labbro inferiore e lui le schiuse, facendomi venire voglia di baciarlo ancora e avrei potuto continuare tutta la notte ma non potevo farlo, dovevo riprendere il controllo. "Dormi ora." Gli dissi piano e dolcemente. "Così? Se non molli la presa non posso spostarmi." "Non serve che ti sposti." Lo abbracciai più stresso. Quel ragazzo era tutto per me e per una notte in più avevo semplicemente bisogno di tenere il mio mondo stretto tra le braccia. "Buonanotte, Taetae." Appoggiò la testa sul mio petto, sotto al collo e sapevo poteva perfettamente sentire il battito accelerato del mio cuore. "Buonanotte, Jungkook." E non sarebbero mai esistite abbastanza parole in nessuna lingua al mondo per descrivere quanto lo amassi. 
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