«Buonanotte anche a te.» pt 2

3761 Parole
Jungkook's POV Jimin mi aveva chiesto di vederci dopo cena, il che mi era sembrato strano dal momento che eravamo usciti quel pomeriggio insieme anche a Jaehyun ma pensai che forse aveva discusso con Yoongi per un qualsiasi motivo e aveva bisogno di sfogarsi e avevo accettato di buon grado. Avevo preso l’abitudine di avvertire Taehyung in ogni caso, anche se non mi voleva parlare, anche se forse a volte neanche mi ascoltava, io lo cercavo e gli dicevo dove andavo e con chi. Quel pomeriggio stesso gli avevo lasciato un post-it sul tavolo della cucina per avvisarlo che sarei uscito con Jimin e Jaehyun e quando eravamo insieme avevo fatto un video e glielo avevo mandato per fargli vedere che ero stato sincero. Aveva visualizzato e non mi aveva risposto ma almeno speravo che così potessi cominciare un po’ alla volta a riconquistare la sua fiducia. Anche in quel momento, prima di uscire di nuovo, mi avvicinai alla porta della camera in cui dormiva da ormai una settimana e bussai un paio di volte. Ovviamente non mi rispose e così io appoggiai l’orecchio per cercare di captare anche il minimo movimento. “Tae?” Provai. “Hyung?” Niente, silenzio assoluto però continuai. “Mi vedo con Jimin. Sto uscendo proprio ora.” Sentii il leggero cigolio del materasso, si era alzato. “Lo so che l’ho già visto oggi pomeriggio però mi ha detto che ha bisogno di parlarmi di qualcosa di importante e non vorrei avesse litigato con Yoongi-hyung.” E poi lo sentii respirare. Anche lui ora era contro la porta e in quel momento odiai quei dieci centimetri di spessore che mi dividevano da lui. Allungai la mano verso la maniglia e la abbassai ma ovviamente era chiusa a chiave. “Dopo ti mando le prove. Spero non ti dia fastidio se ti mando tutte queste foto e video.” Silenzio e a quel punto sospirai frustrato perché erano due giorni consecutivi che non lo vedevo pur essendo nella stessa casa e che non mi rivolgeva la parola e non poter sentire la sua voce mi stava uccidendo dall’interno. “Taehyung.” Provai con un ultimo tentativo. “Sto cercando di riconquistare la tua fiducia e non mi fermerò finchè non mi avrai perdonato. Hai capito? Perché io ti amo, mi hai sentito? Ti amo Kim Taehyung e voglio tornare ad essere felice con te. Io e te insieme.” Diedi un piccolo colpo alla porta e poi mi staccai, rassegnato all’idea che avrebbe continuato ad ignorarmi. “Okay.” E lo sussurrò appena ma io lo sentii chiaro e forte. Mi bruciarono gli occhi e appoggiai entrambe le mani a palmo aperto contro la porta. “Okay, Taetae?” Gli dissi ancora con tono addolcito ma di nuovo non ricevetti risposta. Bussai ancora una volta piano. “Buonanotte hyung, cercherò di non tornare troppo tardi.” “Notte.” Chiusi gli occhi e appoggiai la fronte alla porta mentre il mio cuore tremava, mi immaginai di essere con lui dentro quella stanza, di essere contro di lui e non contro una superficie solida e poi dovetti prendere un respiro profondo e decidermi effettivamente ad uscire sicuramente con un umore diverso rispetto a pochi minuti prima. Taehyung mi aveva detto ben due parole dopo giorni di assoluto silenzio, mi aveva augurato la buona notte dopo una settimana che non lo faceva e per me quella era già un’immensa vittoria. Raggiunsi velocemente Jimin al parco che si trovava esattamente a metà strada tra casa mia e casa di Yoongi, era diventato il nostro nuovo luogo di ritrovo. “Gukkie, finalmente! Sei in ritardo!” Mi accolse con un caldo abbraccio. “Wow sembri tranquillo. Pensavo di trovarti peggio.” “Perché?” “Come perché? Non hai litigato con Yoongi-hyung? Non siamo qua per questo?” Sbuffò e roteò gli occhi prima di prendermi sotto braccio e cominciare a camminare sul prato. Era ormai aprile inoltrato e cominciava a fare caldo perciò la temperatura era quella perfetta per star in giro a quelle ore. “Ti ho chiesto di vederci per parlare di Taehyung.” Ecco a cosa non avevo minimamente pensato: Jimin che voleva parlare di Taehyung e ovviamente senza Jaehyun a mettersi in mezzo. Mi aveva detto che Taehyung gli aveva raccontato tutto un venerdì sera in cui erano usciti e lui avrebbe voluto sprofondare perché io non l’avevo avvisato e lui non sapeva che spiegazione dare al mio ragazzo. Da quel momento in poi avevo deciso di smetterla di mentire e di cercare di essere il più trasparente e cristallino possibile, dicendogli sempre dove e con chi fossi anche se lui non me l’aveva chiesto e neanche mi rispondeva. Per il momento era l’unico modo che avevo trovato per stargli vicino e per cercare di riconquistato. Avevo anche cercato di non rimanere da solo con Jaehyun, invitando sempre Jimin ad uscire con noi e se capitava che finivo incastrato in casa sua, lo convincevo a stare almeno in soggiorno dove spesso c’erano anche la madre o la sorella. “Jimin, te l’ho già detto. Mi dispiace di non avertelo raccontato prima, non me la sentivo.” “Okay, riformulo. Ti ho chiesto di uscire per parlare di Jaehyun.” A quel punto mi voltai a guardarlo e sgranai gli occhi con fare interrogativo. “Di Jaehyun?” “Si, Gukkie. Dimmi di Jaehyun e guai a te se salti anche solo un minimo dettaglio.” “Dipende a cosa-“ “Quel coglione lo sta rifacendo, vero?” Mi interruppe ed io capii immediatamente a cosa si riferisse. “No, Jimin. Non è così.” “Io invece dico di si.” Mi fermai e sciolsi il mio braccio dal suo, voltandomi a guardarlo. Avevo notato delle cose e Jimin rimaneva il mio migliore amico, inoltre era l’unico che conoscesse Jaehyun tanto quanto me e in quel momento avrei davvero avuto bisogno di un’opinione esterna. “Sinceramente?” Cominciai. “Devo ammettere che a volte è strano. Cioè mi guarda in modo strano, mi abbraccia dal nulla, mi tocca i capelli ed è una cosa che mi irrita particolarmente perché è una cosa che fa Taehyung.” Gli occhi di Jimin erano profondi e sinceri in quel momento ma notai anche preoccupazione e mi dispiacque particolarmente doverlo fare sentire così. “Jungkook…ti guarda in modo strano o ti guarda come quando stavate insieme ed era ossessionato da te?” Mi morsi il labbro e abbassai lo sguardo. Non avevo voluto ammetterlo a me stesso e avevo relegato quel pensiero in un angolino della mia testa però a quel punto dovevo farci i conti e mi sfogai, spiegando come mi sentivo senza lasciare indietro nessun particolare come mi era stato chiesto. “Mi da fastidio la gelosia di Taehyung, okay? Mi da fastidio perché per me essere gelosi vuol dire non fidarsi di quella persona e io non so più come fargli capire che sono suo, cazzo, che amo lui e che voglio passare il resto della mia vita con lui. Perché è geloso? Perché deve esserlo? Non gliene ho mai dato motivo prima che tornasse Jaehyun e quindi ora non capisco perché deve essere così preoccupato da una persona che per me è solo ed esclusivamente un amico. Lo so che Jaehyun è appiccicoso, lo so che mi guarda come se volesse mangiarmi, lo so che non è normale che mi tocchi in quel modo, che mi parli in quel modo, che flirti continuamente, che si infastidisce se ci sei tu o se parliamo di Taehyung però ha una cazzo di ragazza in America che lo aspetta. Si sentono tutti i giorni, Jimin. Un pomeriggio lei lo ha chiamato in lacrime, dicendogli che non sopportava più la mancanza e lui, cazzo, lui l’ha consolata e si stava per mettere a piangere. Jaehyun è innamorato di questa tipa, okay? Io penso che con me stia solo giocando. Magari gli è rimasta qualche remora passata, vorrà scopare, Jimin, dal momento che non lo abbiamo mai fatto però io non mi lascerò andare con lui perché non è lui quello che voglio, non è lui la persona di cui sono innamorato.” Mi fermai solo per un secondo a riprendere fiato e anche perché ormai i miei occhi erano pieni di acqua e mi dovetti costringere a continuare prima di crollare. “Lo so che ho sbagliato fin dall’inizio, avrei dovuto raccontare subito a Taehyung che Jae era tornato, non avrei dovuto comprare un secondo telefono, non avrei dovuto mentirgli. Ho sbagliato e ora ne sto pagando le conseguenze e fa male da morire perché non so con chi cazzo parlarne perché tu sei sicuramente dalla sua parte, com’è giusto che sia e io mi sento solo.” La voce mi si incrinò ma le braccia di Jimin subito furono pronte ad abbracciarmi. “Sono solo, Chim e sono tanto pentito di quello che ho fatto, ho detto a Taehyung che mi soffoca e adesso mi manca da morire il suo modo di soffocarmi, che cazzo ho fatto-“ Scoppiai definitivamente a piangere, nascondendo la testa nell’incavo del collo del mio amico e singhiozzai. Avevo pensato molto in quei giorni, avevo capito a cosa ero andato in contro e perché Taehyung si fosse sentito così tradito e ferito. Avevo passato notti intere sveglio, a camminare avanti e indietro per la stanza ad analizzare ogni singola parola che mi aveva detto quella sera, i miei pensieri malsani, la sua reazione pacata rispetto a quello che mi sarei aspettato. Avevo fatto una lista di sbagli commessi da me e da lui e solo in quel momento mi ero reso conto che la mia colonna era fin troppo lunga rispetto alla sua. Era cambiato, aveva fin da subito cercato di migliorarsi per me e io l’avevo ripagato dicendogli cose che non pensavo veramente, deludendolo, facendolo sentire preso in giro eppure mi amava così tanto che mi aveva sempre dato una seconda possibilità, e poi una terza e una quarta e forse io avrei davvero dovuto smetterla di tirare così tanto la corda prima che si spezzasse. Strinsi il mio migliore amico in un abbraccio e realizzai che forse avrei dovuto sfogarmi con lui fin da subito. Forse quella sera stessa avrei dovuto chiamare Jimin e non Jaehyun e ancora non riuscivo a capire come avessi fatto a fare quella scelta, forse semplicemente avevo digitato la lettera J e chiamato il primo nome in ordine alfabetico. “Gukkie, ehi…ascoltami bene. Taehyung sarà anche arrabbiato però ti ama, lo sai questo vero? Ti ha permesso di rimanere in casa, vuol dire che vuole averti in giro anche se ancora non se la sente di interagire con te. Hai provato a pensare al perché si sta comportando così? Magari ha qualcosa in mente? Vuole farti realizzare qualcosa?” Mi staccai e lo guardai e pensai quasi che lui sapesse qualcosa che a me invece era sconosciuto. “Tipo cosa?” “Non lo so, è il tuo ragazzo, non il mio. Sei tu quello che lo conosce meglio, prova a pensare.” “Ho pensato a tutto, Jimin, non so più a cosa pensare.” “E allora dimmi che cosa vorresti. Come vorresti che si risolvesse questa situazione?” Ecco un’altra delle cose a cui avevo pensato fin troppo anche se sapevo che difficilmente si sarebbe realizzata. “Vorrei averli entrambi. Nel senso che vorrei che Taehyung la smettesse di essere così geloso, che si fidasse di me, che riprenda a parlarmi, a guardarmi con quei occhi che porca puttana mi fanno sentire così amato e desiderato da lui, vorrei festeggiare i 4 anni insieme e fare l’amore tutta la notte. Vorrei stare con lui ed essere felice con lui però dall’altro lato vorrei mantenere l’amicizia con Jaehyun. Perché è l’unico amico che ho al di fuori del nostro solito gruppo. Jimin, ti rendi conto che io a 22 anni vedo il mio ragazzo tutti i giorni, tutto il giorno? Vivo con lui, lavoro con lui, il weekend esco con lui, abbiamo gli stessi amici, frequentiamo gli stessi posti agli stessi orari e mi sta bene tutto questo, sono felice di questo però ho anche bisogno di un’altra persona esterna a tutto questo, qualcuno che sia mio coetaneo, qualcuno con il quale giocare online a spararci addosso. E quindi li vorrei entrambi, Taehyung come mio ragazzo perché è l’amore della mia vita e voglio stare con lui, Jaehyun come amico per godermi questa cosa prima che riparta per l’America. Perché tornerà in America, Jimin, ci scommetto il culo. Non rimarrà qua.” Lo avevo decisamente sconvolto. Sapevo che la mia idea era troppo positiva e che non si sarebbe mai potuta realizzare, soprattutto se Jaehyun avesse continuato a provarci con me così spudoratamente. Taehyung non lo avrebbe mai sopportato, non importava quanta fiducia ci sarebbe stata tra noi. “E hai provato a spiegare queste cose a Taehyung?” “Quando? Non ne ho avuto la possibilità. Avrei voluto farlo ma poi lui non è tornato a casa e…si insomma, lo sai come sono andate le cose.” Jimin mi spostò i capelli dalla fronte ma lui sapeva di poterlo fare, sapeva che non mi avrebbe dato fastidio e forse Taehyung non era mai stato geloso della mia amicizia con lui perché aveva da subito riconosciuto la lealtà e la sincerità di Jimin. Non ci avevo mai pensato prima però io e Jimin avevamo condiviso il primo bacio, Taehyung lo sapeva e non se ne era mai lamentato, non si era preoccupato quando ero andato addirittura in Giappone a trovare Namjoon, non si era neanche scomposto quando ero andato a Seoul o quando uscivamo solo noi due. Si fidava di me e si fidava di Jimin. Forse se era geloso di Jaehyun era perché vedeva realmente una minaccia in lui e voleva proteggere me. “Posso essere sincero con te?” Venni scosso dai miei pensieri da quella frase ed annuii. “Io penso che Taehyung stia cercando di insegnarti una lezione, che ti stia aiutando a crescere come ha sempre fatto da che lo conosci. Jae è infimo, Jungkook, manipolatore, rigira la verità a suo piacimento. Ti ricordi come a scuola studiava sempre poco ma riusciva sempre ad avere i voti più alti semplicemente lavorandosi i professori a parole? È bravo in questo genere di cose e credo stia cercando di confonderti, di creare una crepa tra te e Taehyung, un buco che non sarete in grado di riempire solo che se ci riuscisse e poi se ne tornasse in America, tu e Taehyung saresti entrambi soli e con il cuore in frantumi. Cerca di rimanere lucido quando sei con lui, fidati di te e non di lui, mantieni le distanze, tienilo a bada. E devi trovare un modo per riavvicinarti a Taehyung, Gukkie. Me l’hai detto tu che tende a nascondersi dietro una maschera ma io credo che tu sappia esattamente come fare per levargliela. Parlargli anche se non vuole ascoltare, urlagli come ti senti e quello che pensi.” Abbassai lo sguardo ma lui immediatamente mi fece rialzare la testa. “Lo ami?” Chiese ancora. “Taehyung? Certamente, con tutto il cuore.” “E allora dimostraglielo. E fidati di uno che ci ha versato sangue, sudore e litri di lacrime ma alla fine il proprio uomo l’ha riconquistato.” Sorrisi a quella affermazione. “Non fare il mio stesso errore, fa troppo male, Jungkook, credimi.” Gli gettai le braccia al collo e strinsi forte mentre lui ricambiava la presa. Rimanemmo abbracciati per minuti interi e realizzai che mi era mancato tutto quello, che avrei dovuto smetterla di allontanarlo solo perché avevo paura che non la pensasse come me. Era il mio migliore amico, c’era sempre stato per me e avrebbe continuato a farlo di fronte a qualsiasi difficoltà. “Grazie, Chim.” “Non ringraziarmi, ora vai a casa e ficca la lingua in gola al tuo ragazzo.” Scoppiai a ridere e ripresi a camminare dopo che eravamo rimasti fermi a parlare per quasi un’ora. “Non posso purtroppo, si è chiuso a chiave in camera.” “Hobie-hyung sa come scassinare le serrature, sai? Chiedi a lui.” Mi sorrise ma di nuovo mi tornò in mente lo sguardo infuocato di Hoseok e un brivido mi percorse la schiena. “Credo mi odi.” “Nessuno ti odia, Jungkook. Siamo i più piccoli del gruppo, gli hyung ci amano troppo per rimanere arrabbiati con noi a lungo.” Mi sentii più leggero a quella frase e insieme, continuando a parlare di altri argomenti, arrivammo di nuovo all’entrata del parco e dopo aver fatto un selca da inviare a Taehyung, ci salutammo, andando ognuno per la propria direzione. Mi aveva fatto bene parlare con lui, sentivo di essermi liberato da un peso che mi impediva di respirare normalmente. Ora vedevo più chiaramente l’intera faccenda, capivo perché Taehyung fosse così costernato dalla presenza di Jaehyun al mio fianco anche solo come amico. Potevo riconquistare la sua fiducia, magari ci avrei messo un po’ però rimaneva il mio grande amore e non potevo rinunciare a sentimenti del genere. Rientrai dopo appena una quindicina di minuti da quando avevo salutato Jimin, lasciai le scarpe all’ingresso e dal momento che la casa era nel più totale buio e silenzio, accesi la torcia del cellulare per farmi strada. Arrivai di fronte alla sua porta e bussai di nuovo quasi impercettibilmente e la cosa che mi sconvolse fu che si aprì. Un leggero spiraglio a farmi capire che Taehyung non avesse chiuso a chiave e forse se ne era semplicemente dimenticato però io non potei resistere ed entrai, camminando in punta di piedi fino al letto. Dormiva pacifico, aveva i capelli in disordine, i ricci neri a coprirgli gli occhi ed io ebbi la fortissima ed inarrestabile voglia di toccarlo. Lentamente e con mano tremante mi avvicinai e cercando di essere il più delicato possibile per non svegliarlo, glieli appoggiai dietro all’orecchio. Finalmente potei vedere la linea del suo naso, la curvatura perfetta del suo labbro superiore, le ciglia lunghe e nere a coprire gli occhi chiusi. Era sempre bellissimo, mi toglieva il fiato anche quando semplicemente dormiva. Avrei potuto chinarmi e baciarlo ma se se ne fosse accorto avrei vanificato qualsiasi sforzo avevo fatto fino a quel momento e non volevo rovinare tutto, non di nuovo. Gli accarezzai dolcemente la guancia con il pollice e bastò quel semplice contatto a farmi esplodere le farfalle nello stomaco. “Ehi Tae…” Sussurrai più piano che potei. “Ti amo tantissimo, lo sai?” Passai il dito lungo la linea della sua mandibola. “Sei l’unico che voglio. L’unico di cui mi importa davvero.” Mi sedetti per terra e continuai a sfiorarlo. “Non ti libererai di me così facilmente, okay? Non esiste, Taehyung. Riconquisterò la tua fiducia e lo so che sarà difficile, lo so come sei fatto e amo il modo in cui sei fatto ed è proprio per questo che farò di tutto pur di poter tornare tra le tue braccia.” Mi soffermai un attimo sulla sua posizione, dormiva su un lato abbracciando il cuscino e notai la sua respirazione calma e regolare. “Vorrei distendermi vicino a te. Se mi faccio piccolo piccolo ci sto, sai? Però so che non lo apprezzeresti perciò ora ti augurerò di nuovo la buona notte e poi andrò a dormire.” Un’altra carezza, questa volta in testa, sui capelli. “Il letto di là e troppo freddo e troppo grande senza di te però confido che ci tornerai presto.” Rimasi in silenzio un paio di minuti, continuando a guardarlo per riempirmi gli occhi di lui e poi non resistetti più e pensai che un bacetto non sarebbe stato la fine del mondo dal momento che dormiva così profondamente. Mi chinai lentamente raggiungendo la sua fronte e appoggiandoci contro le mie labbra sulla sua pelle calda. Venni percorso da una scarica che mi fece tremare il cuore e la mente. Rimasi in quella posizione, chiudendo gli occhi e inspirando il suo profumo che mi mancava da impazzire e dovetti fare appello a tutte le mie forze per lasciarlo andare. Andai nel panico quando mi tirai indietro e notai che avesse aperto gli occhi e ora mi stava guardando. Caddi per dietro dallo spavento e mi ritrovai tremante e col culo per terra. “T-taehyung ehm m-mi d-dispiace, non volevo svegliarti, non volevo, mi dispiace, scusami me ne vado-“ Mi alzai di scatto, recuperando il telefono che aveva ancora la torcia accesa. “Scusa, scusa davvero, non volevo invadere i tuoi spazi, non accadrà più, me ne vado-“ Continuavo a ripetere parole a caso, indietreggiando verso la porta mentre lui era rimasto immobile, seguendo ogni mio movimento con uno sguardo che non sapevo interpretare. Mi girai per uscire dalla stanza andando avanti a ripetere “-vado, scusa, ti prego scusa-“. “Jungkook.” Mi bloccai e chiusi gli occhi. Deglutii a vuoto e temetti per la sua reazione perché non avrei avuto la forza di litigare, perché avevo sbagliato ancora e perché era stato un momento troppo bello per rovinare tutto ancora. “S-si?” Balbettai agitato. “Bella foto.” Mi girai a guardarlo e ci misi un paio di secondi a capire che si riferisse al selca con Jimin che gli avevo mandato. “M-mi fa piacere ti sia p-piaciuta.” “Chiudi la porta ora che esci.” La sua voce roca e impastata dal sonno mi stava facendo impazzire ma non sentivo neanche una punta di fastidio o irritazione per quello che avevo appena fatto. “C-certo, va bene.” Si girò dall’altro lato, dandomi le spalle ed io cercai di respirare, come se mi fossi dimenticato come si facesse. Feci definitivamente l’ultimo passo fuori da quella stanza ma lui mi chiamò di nuovo. “Jungkook?” Aveva appena ripetuto il mio nome due volte dopo che non lo sentivo pronunciarlo da una settimana e il mio cuore mi schizzò in gola. “Dimmi.” Risposi piano. “Buonanotte.” Sorrisi e una silenziosa lacrima di gioia mi bagnò il viso. “Buonanotte anche a te.” Mi tirai dietro la porta, chiudendola come da lui richiesto ed entrai in camera mia, mi lanciai letteralmente sul letto e fissai il soffitto mentre un sorriso mi si creò da orecchio ad orecchio e per la prima volta dopo una settimana intera, mi sentii di nuovo felice. Avevo un’altra possibilità ancora e non l’avrei sprecata.
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