Yoongi's POV
Quando lo vidi entrare dalla porta del locale, senti le farfalle esplodermi nello stomaco e il cuore schizzami in gola.
Indossava dei jeans neri strappati su entrambe le ginocchia e una camicia bianca con le maniche a sbuffo e impreziosite da una cascata di paillette che di certo non lo facevano passare inosservato. Teneva i primi due bottoni aperti come suo solito e si passò una mano tra i capelli che aveva tornato a tingere di biondo, più o meno lo stesso colore di quando lo avevo conosciuto. Aveva le dita arricchite da alcuni anelli e portava una collana semplice ma luminosa al collo e l’unico pensiero che ebbi mentre si avvicinava al nostro tavolo era che avrei voluto strappargli quel gioiello per sostituirlo con un girocollo di succhiotti fatti da me.
“Ciao ragazzi!” Disse sorridente Jungkook, abbracciando Seokjin e sedendosi in parte a lui. Probabilmente l’aveva fatto senza pensarci troppo e appena si accorse della situazione, gelò sul posto.
Il tavolo che avevamo prenotato era ovale, Seokjin e Hoseok erano arrivati per primi, sedendosi uno in parte all’altro. Poi io li avevo raggiunti, accomodandomi in parte al minore dei due e quando Jungkook era arrivato insieme a Taehyung, dopo essere passati a prendere Jimin, si era seduto in parte al maggiore tra tutti noi. Quindi ora le possibilità diventavano due: o Jimin si sedeva in parte a lui, separandolo da Taehyung oppure Taehyung si sedere con lui, obbligando Jimin e posizionarmi al mio fianco.
Per fortuna la situazione si sbloccò da sola quando Taehyung decise di sua spontanea volontà di sedersi in parte a me, lasciando i due più piccoli vicini e salvando tutti quanto dallo sentirsi fuori luogo.
“Allora Jiminie come procede a Seoul?” Chiese Seokjin.
“Bene hyung ma non parliamo di questo. Piuttosto dimmi, hai assunto qualche nuova recluta interessante?”
“Nessuna recluta potrà mai essere neanche lontanamente interessante se messa a confronto con te o con Jungkook.”
Ridemmo tutti a quella affermazione e ormai era passato talmente tanto tempo che eravamo arrivati al punto di parlarne tranquillamente tra di noi, rivangando le esperienze più strane avute io e Taehyung con altre reclute, Jungkook e Jimin con altri clienti. Nessuna gelosia, nessuna offesa. Parlavamo del nostro passato senza filtri perché alla fine dei giochi tutto era partito da lì, tutto rimandava a Safe Idra.
Ordinammo da bere e la serata fu particolarmente piacevole, non c’era nessun tipo di pressione, la musica e l’alcool sicuramente stavano aiutando tutti noi a rilassarci e a goderci l’atmosfera.
“Ommioddio, Chim ti ricordi che ci eravamo inventati dei passai per questa canzone?”
“Si li dovremmo ripassare.”
“Io dico che te li ricordi.” Jungkook lo prese per il braccio e scesero dalla sedia, mettendosi in parte al nostro tavolino e mentre Jimin si lamentava, dicendo di vergognarsi, l’amico lo spronava a seguire il tempo della musica.
“Gukkie, non mi ricordo!”
“Si, Chim dai!”
Partì il ritornello e io rimasi affascinato dal corpo di Jimin che si muoveva, i suoi fianchi che ondeggiavano, la scollatura della sua maglia che si spostava, facendo intravedere l’addome piatto e candido che io avevo avuto l’occasione di mordere e leccare fino a farlo urlare.
Appoggiai il gomito al tavolino, la testa sulla mia mano e letteralmente mi godetti lo spettacolo. A Jimin piaceva ballare e io mi ingelosivo da morire quando eravamo distanti e mi diceva che andava in discoteca o in qualche locale famoso di Seoul perché era dannatamente bravo ed attraente e temevo che chiunque potesse portarmelo via. E solo dopo mesi avevo scoperto come anche Jongin fosse un ballerino e che quando uscivano insieme, lo spettacolo erano loro due a farlo.
Poi la canzone finì e lui sorrise sguaiatamente, abbracciando il suo migliore amico e dicendogli che gli era mancato fare questo tipo di uscite insieme. E il problema era che anche a me mancava lui e uscire con lui, toccarlo, abbracciarlo, ridere insieme solo che io non potevo dirglielo.
Sentii una mano appoggiarsi sulla mia spalla e alzai lo sguardo in direzione di Taehyung.
“Tutto bene?” Mi chiese.
“Tutto benissimo.”
“Forse dovresti parlargli.”
“Non ora. Non qui.”
“Yoon, tra meno di ventiquattro ore riparte per Seoul.”
“Lo so, Tae. Non ti preoccupare.”
Il resto della serata passò tranquillamente finchè Taehyung e Jungkook non decisero di scendere sulla pista da ballo, avvinghiarsi uno all’altro, mangiandosi a vicenda e palpandosi in posti che non avrei voluto vedere e a quel punto Seokjin e Hoseok optarono per andare a casa.
“Andrei anche io.” Dissi a Jimin non appena rimanemmo soli.
“Va bene.”
“Vuoi un passaggio?”
“Oh no tranquillo, mi riportano a casa loro.” E indicò i due piccioncini che nel frattempo non si erano accorti di niente.
“Sicuro? Sembrano particolarmente impegnati.”
“Ora li vado a chiamare.” Mi sorrise ed estrasse il telefono dalla tasca. Ecco la sua tecnica per dirmi gentilmente che non voleva parlare con me e che preferiva lo lasciassi in pace.
“Va bene. Ti auguro un buon rientro a Seoul per domani.”
Alzò la testa dal suo dispositivo.
“Grazie. Buonanotte.”
“Buonanotte, Jimin.”
Ci guardammo per un paio di secondi e io mi focalizzai su tutti quei piccoli particolari del suo viso che avevo amato e che ancora amavo. Il nasino all’insù, le labbra carnose, gli occhi piccoli ma sinceri, gli zigomi perfettamente disegnati.
Poi gli sorrisi un’ultima volta e gli voltai le spalle, avviandomi verso l’uscita del locale e mentre salivo in macchina realizzai che quella era la prima volta dopo quasi un anno che riuscivamo a stare a contatto uno con l’altro senza litigare o urlarci addosso.
Il tutto era cominciato ad una cena tutti insieme quando avevo scoperto della sua relazione con Jongin, avevo dato di matto, spaccando alcuni bicchieri di cristallo preso dalla rabbia cieca del momento. Poi non lo avevo visto per mesi e quando era finalmente tornato a Busan, lo avevo prontamente evitato ancora ferito da ciò che mi aveva fatto. Alla festa di compleanno di Jungkook le cose non erano andate meglio e mi ero sentito di nuovo abbandonato e neanche quando mi aveva chiamato era andata a finire meglio.
Eppure quella sera potevo considerarlo come un passo avanti dal momento che avevamo avuto una conversazione civile e il mio cuore aveva perso un battito quando mi aveva augurato la buonanotte.
Misi in moto e uscii dal parcheggio del locale ma non feci neanche in tempo ad arrivare al primo incrocio che notai una figura ferma sul ciglio della strada e pensai che se quella non era fortuna, allora qualcuno aveva deciso di darmi una grandissima seconda opportunità e io non l’avrei sprecata.
Accostai e abbassai il finestrino.
“Jimin? Tutto bene?”
“Oh hyung. Sisi, sto aspettando un taxi.”
Lo guardai stranito.
“Avevi detto che Taehyung e Jungkook ti avrebbero riaccompagnato a casa.”
“Si però- ecco vedi- ehm…il fatto è che loro vogliono rimanere ancora ma io non me la sentivo di stare da solo e gli ho detto che mi sarei arrangiato ma poi mi sono ricordato che qua a Busan non c’è la metropolitana che passa ogni 2 minuti e a tutte le ore del giorno e della notte come a Seoul e-“
“Jimin. Ora lo vuoi un passaggio?”
“TI ho detto che aspetto il taxi.” Mi disse gelido.
“E quanto devi aspettare prima che arrivi?” Era dicembre, faceva freddo e io non lo avrei lasciato li al gelo, di notte, da solo.
Lui abbassò lo sguardo e armeggiò un po’ col telefono.
“Per ora non c’è nessuno in zona.” Disse poi sottovoce ma io potei sentirlo perfettamente.
Sbloccai la portiera del passeggero e gli feci cenno con la testa di salire. Lui rimase a guardarmi per qualche secondo, probabilmente stava valutando i pro e i contro e alla fine decise di fare il giro della mia autovettura, salire e mettersi la cintura di sicurezza.
Rimanemmo entrambi in silenzio, nessuno dei due fiatò per i primi cinque minuti finchè io non mi decisi e cominciai con le domande semplici.
“Come va l’università?”
“Bene.”
“Quanti esami ti mancano?”
“Uno.”
“Beh sei a buonissimo punto.”
“Si.”
“Hai già deciso quando laurearti?”
“Probabilmente a marzo.”
“E stai già scrivendo la tesi?”
“No.”
“Hai un argomento?”
“Si. Cioè ho ricevuto la mail da parte di un professore che mi ha chiesto di fare la tesi con lui quindi dovrò scegliere tra uno degli argomenti che mi proporrà lui.”
“Wow complimenti. Hai fatto cadere ai tuoi piedi perfino un docente universitario.”
Dissi con tono scherzoso e finalmente lui rise, sciogliendosi un po’ e sistemandosi meglio sul sedile, mettendosi comodo.
“Infatti ero particolarmente preoccupato perché nella mail mi aveva semplicemente chiesto di andare a fare un colloquio da lui e poi boom, mi ha fatto questa proposta e non potevo rifiutare.”
E per tutto il resto del viaggio mantenni il discorso su quel livello dal momento che non si stava facendo problemi a parlarne. Mi raccontò di quali erano stati gli esami più tosti, delle ricerche che aveva fatto, de voti sempre positivi che aveva preso. Aveva fatto un tirocinio e l’azienda aveva deciso di tenerlo anche dopo il periodo deciso dall’università e anche se lo pagavano poco e niente, era soddisfatto perché almeno aveva trovato un impiego e non doveva più pesare sulle spalle dei genitori. Era diventato perfettamente autonomo e indipendente ma quando gli chiesi se una volta laureato sarebbe stato intenzionato a rimanere a Seoul, la sua sicurezza vacillò e io andai nel panico.
“Non volevo farti una domanda scomoda, scusami. Non sei tenuto a dirmelo.”
“Non è una domanda scomoda. Il fatto è che non ho ancora deciso.”
“Va bene così, Jimin. Hai ancora tempo, concentrati su una cosa alla volta.”
“Jongin vuole rimanere lì, trovare un’altra casa perché dopo laureati non potremo rimane nell’appartamento universitario, provare entrambi a cercare un lavoro più ben pagato.”
Cominciò a torturarsi le dita in modo nervoso e anche se ormai ci eravamo allontanati molto, i suoi modi di fare erano rimasti gli stessi. Stava cercando rassicurazione, sperava che io gli dicessi di farlo, che avrebbe sicuramente vissuto meglio nella capitale piuttosto che in una piccola città vicino al mare. Ma non era ciò che avrebbe ricevuto da me quella sera.
“E tu vuoi farlo? Vuoi rimanere con lui? Vivere con lui? Trasferirti definitivamente a Seoul?”
“Secondo te dovrei farlo?”
“Devi pensare con la tua testa, Jimin.”
Ormai eravamo arrivati di fronte casa sua e io avevo parcheggiato perciò lui si staccò la cintura di sicurezza e si girò completamente nella mia direzione.
“Io ho bisogno di sapere come la pensi, Yoongi. Ti prego, sii sincero.”
“Io penso che tu debba fare ciò che ti rende felice e Jongin non ti rende felice o non avresti pianto al telefono. Perciò no, non credo tu debba rimanere a Seoul. Io vorrei che tu tornassi qui, da me.”
A quel punto il suo sguardo si fece più serio e senza aggiungere altro aprì la portiera e uscì dalla macchina, attraversando la strada e si avvicinò al portone di casa sua. Io scesi il più in fretta possibile, raggiungendolo e bloccandolo prendendolo per un braccio.
“Jimin, aspetta-“
“Non mi toccare!” Si strattonò da solo per liberarsi dalla mia presa. “Non puoi dirmi una cosa del genere!”
“E perché no?”
“Perché no, perché non ti voglio sentire!”
“E perché non mi vuoi sentire, Jimin?”
“Perché mi confondi okay? Mi rendi confuso e tutta questa confusione nella mia testa mi sta facendo diventare matto!” E con quell’ultima frase alzò la voce, urlandomelo praticamente in faccia. I suoi occhi si arrossarono e dovette trattenere un singhiozzo prima di abbassare lo sguardo.
“Jimin-“
“Vattene, ho detto non mi toccare.” La voce gli tremava.
Ma io lo conoscevo. -non mordermi il collo- e io l’avevo fatto, -non chiamarmi col mio nome di battesimo- e io avevo smesso di chiamarlo Jeiem, -non facciamo l’amore-, -non innamorarti di me-, -non farmi regali costosi-, -non portarmi al mare-, -non toccarmi.- Avevo sempre fatto il contrario di quello che mi aveva chiesto e in quel momento di certo non avrei cambiato il mio modo di pormi.
Lo presi per i fianchi e lo spinsi dolcemente all’indietro finchè la sua schiena non aderì al muro esterno di casa sua. Appoggiai la mia fronte alla sua e gli parlai piano e col tono più dolce che riuscii a trovare.
“Ti ho guardato mentre ballavi stasera. Sei bellissimo, Jimin. Il mio cuore batteva all’impazzata.”
“Yoon- ti prego-“
“Avrei voluto abbracciarti come ha fatto Jungkook. Mi manchi e vorrei solo stringerti a me.”
Singhiozzò e alzò leggermente la testa finchè i suoi occhi non incontrarono i miei. Eravamo vicini, tremendamente vicini ma non potevo fare niente di avventato, non ancora.
“Tu non lo ami.”
“S-smettila.”
Gli accarezzai piano la guancia, lasciando poi che la mia mano circondasse la linea della sua mascella.
“Mi mancano le tue labbra.”
“N-no-“
“Muoio dalla voglia di baciarti.”
“Ti p-prego no, f-fermati.”
“Fermami tu. Se non è quello che vuoi, spingimi via.”
Mi avvicinai ancora, i nostri nasi si toccarono e lui aprì la bocca per respirare, probabilmente per cercare di riempirsi i polmoni. Le nostre labbra si sfiorarono e il suo corpo tremò.
“Fermami, Jimin.” Sussurrai piano già contro di lui.
Le sue mani si aggrapparono alla mia giacca e con forza mi attirò a sé, azzerando definitivamente quella minima distanza che era rimasta tra noi. Le nostre bocche entrarono in collisione ed esplosero i fuochi d’artificio. Mi baciò con voracità e io spinsi con la lingua per intrufolarmi all’interno della sua cavità orale e lasciare che i nostri due muscoli gemelli si unissero in una danza coordinata fatta di movimenti circolari. Mi strinse più forte e sé e mugolò leggermente quando gli morsi il labbro inferiore, succhiando poi quella porzione di pelle e baciandolo ancora.
La mano che avevo ancora appoggiata alla sua guancia venne spostata sulla sua nuca e tenendolo da lì, lo feci allontanare, rompendo quel contatto. Lui gemette in disaccordo e rimase appeso, con la bocca aperta e gli occhi socchiusi. Mi voleva, ne voleva ancora e le sue mani strette forte alla mia giacca e i suoi respiri sconnessi ne erano la prova.
“Te l’ho detto un’infinità di volte ma te lo ripeterò ancora: io ci sono, io sono qui. Per te. Sempre e solo per te, Jimin.”
Chiuse la bocca e deglutì, appoggiando la testa al muro e guardandomi con attenzione.
“Fai chiarezza in questa testolina che ti ritrovi-“ Picchiettai il dito indice sulla sua tempia destra e spostandogli i capelli dalla fronte. “-So che non sei realmente confuso. Tu sai esattamente cosa provi e che cosa vuoi.”
“Yoongi-“
“Shh.-“ Portai un dito di fronte alla sua bocca e giocai con le sue labbra. “Buonanotte e sogni d’oro, Jiminie.” Gli baciai la guancia prima di allontanarmi definitivamente, attraversare la strada e tornare verso la mia macchina.
Aprii la portiera e salii ma quando guardai di nuovo nella sua direzione, lui era già sparito e si stava chiudendo la porta di casa alle spalle.