Taehyung's POV
Non ero riuscito a concentrarmi per il resto del pomeriggio. Nella mia testa risuonavano le parole di Jungkook e a come le avesse dette probabilmente per gioco eppure il dubbio si era ancorato a me e non avevo trovato il modo di togliermelo di dosso.
Hoseok mi aveva convinto ad andare a bere un aperitivo con lui, Yoongi e Seokjin quando avevamo finito al lavoro e io avevo accettato perché temevo di non riuscire ad affrontare Jungkook che era già tornato a casa.
Ero fuori con i miei amici ma con la testa ero di nuovo in quella stanza, sulla mia scrivania e non riuscivo a capire perché quella situazione mi stesse spaventando e preoccupando così tanto.
Mi sentii chiamare ma ero talmente immerso nei miei pensieri che non reagii, continuando a fissare un punto lontano finchè qualcuno non mi scosse tirandomi il braccio.
“Taehyung, ehi-“ Mi girai in direzione della voce che apparteneva a Yoongi. “Tutto bene? Sembri assente.”
“Pensieri.” Risposi monosillabico.
“Sei preoccupato per l’Europa?” Mi chiese Seokjin.
“Mh?”
Avevo ricevuto una proposta importante e stavo valutando tutte le opzioni. Il proprietario di una casa di moda francese si era messo in contatto con me perché a causa di uno scandalo mediatico, presto si sarebbe ritrovato senza entrate e non aveva nessuna intenzione di dichiarare la banca rotta. Così mi aveva pregato di acquistare il suo marchio e risanare i suoi incassi. L’unico problema era che non avrei dovuto acquistare solo le azioni della sede francese ma di tutte e quattro le sedi presenti in Europa, avrei ampliato il mio impero ovviamente però avrei dovuto anche cominciare a fare molti viaggi di lavoro, passare molto tempo all’estero e non sapevo se sarei stato in grado di sopportare tutta quella pressione senza Jungkook e i miei amici al mio fianco.
Ero in trattativa con i francesi da qualche settimana e stavo cercando di valutare tutti i pro e i contro prima di prendere una vera e propria decisione.
“Qualche novità sul fronte francese?”
Scossi la testa.
“Sto temporeggiando.”
“Io non me ne intendo di affari però davvero non capisco cosa ti blocchi. Sei stato via più di un mese in Nuova Zelanda sempre per lavoro e quando sei tornato era tutto a posto, tutto come prima.”
“Lo so, Hobi però sono andato in Nuova Zelanda per un progetto dalla durata di un mese. Acquistare una casa di moda in Europa è decisamente permanente come decisione. Devo pensarci bene.”
“Jungkook cosa ne pensa?” Mi chiese ancora Seokjin e io roteai gli occhi, bevendo un grosso sorso di vino bianco dal mio calice.
“Oh-oh, mica ci saranno problemi in paradiso?” Chiese Yoongi.
“No, nessun problema. Credo…spero…” Mi passai una mano sugli occhi e quando alzai di nuovo la testa avevo i loro tre sguardi puntati addosso.
“Taehyung, che succede?”
Presi un respiro profondo prima di parlare.
“Mi ha detto una cosa prima e non riesco a smettere di pensarci.”
“Cosa ti ha detto?”
“Mi ha chiesto di adottare un…bambino?”
“COSA?” Dissero tutte e tre in contemporanea e a voce talmente alta che tutti gli altri clienti del bar si girarono a guardarci.
“Stai scherzando?” Aggiunse Yoongi.
“Io no, solo che non riesco a capire neanche se lui era serio o stava scherzando. Il fatto è che è partito col dirmi che potremmo prendere un altro cane che tenga compagnia a Yeontan e io gli ho detto di no e lui a quel punto mi ha chiesto di adottare un bambino. Anzi, una bambina per la precisione.”
Li guardai uno ad uno e le loro espressioni erano impagabili. Seokjin e Yoongi sembravano completamente esterrefatti, scioccati anche solo dal fatto che proprio io gli stavo raccontando quella cosa mentre Hoseok mi guardava serio ma sapevo che nella sua testa stavano vorticando milioni di domande.
“Dite qualcosa, per favore.” Sospirai frustrato.
“Beh però…cioè stavo pensando che forse- forse ha messo in mezzo un bambino per convincerti a prendere un altro cane.”
“E se invece avesse messo in mezzo il cane per arrivare a parlare dell’adozione di un figlio?” Risposi a tono.
“Ma non te ne aveva mai parlato? Mai neanche un minimo riferimento?”
“Mai, è la prima volta.”
“E tu cosa gli hai detto?”
“Niente.”
“Come niente?”
“Niente, non ho detto niente anche perché poi lo ha chiamato Jimin e lui se ne è andato.”
Non mi resi neanche conto di aver pronunciato quel nome ad alta voce ma immediatamente Yoongi tirò su la testa e strinse più forte il bicchiere tra le mani.
“E sai perché Jimin lo ha chiamato?” Mi chiese e la nostra attenzione venne spostata su di lui.
“Non saprei dirti. Ha risposto al telefono ed è uscito dal mio ufficio perciò non ho sentito di cosa hanno parlato.”
Yoongi annuì con la testa e riprese a bere dal suo calice mentre le nostre teste si riempivano di domande. Era un paio di giorni che era strano, controllava di continuo il telefono, era nervoso a momenti e soprattutto avevo notato come avesse reimpostato una foto sua e di Jimin come sfondo del telefono. Da un lato morivo dalla voglia di sapere cosa fosse cambiato tra i due ma dall’altro sapevo che ce ne avrebbe parlato quando si sarebbe sentito pronto e quel momento era proprio arrivato.
“Mi ha chiamato.” Disse quasi sottovoce.
“Chi?”
“Jimin. Mi ha chiamato. Non è felice, ha pianto e mi si è spezzato il cuore. Vorrei salire in macchina, guidare fino a Seoul e andare a prenderlo ma mi sto obbligando a resistere.”
“Yoongi-“ Cominciai.
“Cosa?”
“Quando Jungkook è passato velocemente in ufficio a salutarmi prima di andare a casa mi ha chiesto se fosse un problema uscire in sei invece che in cinque sabato sera.”
“Okay, quindi?”
“Pensi Jimin torni a Busan per il weekend?” Intervenì Seokjin.
“Jimin torna a Busan per il weekend.” Disse Hoseok. “Mi ha chiesto di andare a prenderlo in stazione venerdì.”
Yoongi si girò e lo fulminò con lo sguardo.
“E quando cazzo pensavi di dirmelo?” Gli disse col veleno sulla lingua.
“Non pensavo proprio di dirtelo, sinceramente.” Rispose Hoseok molto tranquillamente.
“Adesso mi offendo. Perché ha chiamato te e non me?” Parlò Jin, cercando probabilmente di smorzare la tensione.
“Sono io il suo hyung preferito.” Rispose Hoseok e tutti scoppiammo a ridere, Yoongi compreso.
Finimmo di consumare il nostro aperitivo finchè non mi resi conto che cominciava a farsi tardi e anche se avevo avvisato Jungkook, lui sicuramente mi stava aspettando per la cena quindi avrei dovuto rientrare.
Hoseok accettò un passaggio a casa da Seokjin mentre io e Yoongi ci incamminammo verso le nostre rispettive macchine, avendo parcheggiato più o meno nella stessa zona.
Nella mia testa erano ricomparsi gli stessi pensieri che mi avevano tenuto occupato tutto il pomeriggio e temevo che tornando a casa la situazione si sarebbe aggrava ma di nuovo fu il mio amico a smuovermi da quel mutismo.
“Taehyung.”
Mi girai a guardarlo mentre estraevo dalla tasca le chiavi della macchina.
“Si?”
“Tu la vuoi avere una famiglia?”
“Si. Mi piacerebbe.”
“Però non ora.”
“Jungkook ha 22 anni, Yoongi. Tu alla sua età pensavi a crearti una famiglia?”
Scosse la testa.
“Quindi tu non sei preoccupato per l’adozione di per sé ma temi che Jungkook stia correndo troppo e bruciando le tappe per starti dietro.” Abbassai lo sguardo e annuii. “Beccato.” Appoggiò una mano sulla mia spalla. “Parlargliene. È l’unico modo.”
“Io parlerò con Jungkook solo se tu sabato ti comporterai bene con Jimin.”
Rise e cominciò a camminare all’indietro, andando in direzione della sua macchina.
“Io mi sono sempre comportato bene con Jimin.”
“Sai che cosa intendo. È un’occasione d’oro.” Sorrisi alzando le sopracciglia.
“Oh lo so. Sicuramente non me la farò scappare.”
E dopo esserci salutati, salii in macchina e misi in moto.
Non avevo avuto tempo di dirgli tutta la verità dal momento che il pensiero che Jungkook stesse correndo troppo non era il mio unico problema. Un figlio lo volevo e non avrei mai potuto pensare ad una persona migliore di Jungkook per aiutarmi ad essere un buon padre però c’era tutta la questione dell’Europa ancora aperta. Se avessi accettato i miei viaggi di lavoro sarebbero quadruplicati, non avrei più potuto mandare dei miei sottomessi come facevo ora e lui sarebbe comunque stato in ufficio quindi questo ipotetico bambino con chi sarebbe stato? Chi l’avrebbe cresciuto? Io non avevo potuto contare sull’amore dei miei genitori, non volevo diventare la fotocopia di mio padre che mi riempiva di soldi e regali per colmare la sua assenza.
Era troppo presto e mentre parcheggiavo di fronte casa mi convinsi che ne avrei parlato con Jungkook, l’avrei fatto ragionare e sarei stato irremovibile su questa decisione.
Hoseok's POV
Finalmente sabato sera era arrivato e avevo cominciato a prepararmi con calma per uscire quando suonò il campanello. Sapevo chi fosse, ormai era diventata quasi un’abitudine per lui arrivare da me in anticipo e aspettarmi anche se nessuno glielo chiedeva.
Aprii la porta e un bellissimo Kim Seokjin vestito con pantaloni neri che gli fasciavano le gambe alla perfezione e una camicia azzurra larga con lo scollo a V mi sorrise e senza fare troppi complimenti entrò in casa, lasciando una scia di profumo.
“Fai come se fossi a casa tua.” Gli dissi mentre lo guardavo andare a sedersi sul divano e incrociare le gambe.
“Sei già vestito.” Non era una domanda ma io feci finta che lo fosse.
“Sapevo saresti arrivato in anticipo e così sono andato a lavarmi prima del solito.”
“Peccato.”
Strabuzzai gli occhi e gli lanciai un’occhiata interdetta prima di andare a recuperare le scarpe in fondo al corridoio. Poi passai per il bagno e mi diedi una sistemata ai capelli, tirandoli leggermente indietro con il gel e lasciandomi la fronte scoperta. Andai in camera per indossare l’orologio che mi aveva regalato Taehyung per il compleanno, un paio di anelli e di bracciali. Mi spruzzai del profumo e recuperai la giacca, tornando in soggiorno dove Seokjin non si era mosso dal divano ed armeggiava col telefono.
“Possiamo andare.” Gli dissi.
Lui alzò lo sguardo. Ebbi quasi la sensazione che mi stesse facendo una radiografia ma cercai di non farci troppo caso e semplicemente gli sorrisi. Era una persona solare, sincera e sorrideva spesso però alcune volte sapeva mettermi in soggezione solo guardandomi.
“Hoseok, ho bisogno di chiederti una cosa.”
“Dimmi, hyung.” Lo raggiunsi e mi sedetti in parte a lui.
“Hai presente quel discorso fatto con Taehyung l’altro giorno riguardo al fatto che Jungkook gli ha chiesto un figlio?” Io annuii e senza capirne bene il motivo il mio cuore cominciò a battere all’impazzata. “Anche io ne avrei voluto uno. Con Namjoon. Ne avevamo parlato e lui-“ Si bloccò e sospirò guardando in alto e sbattendo ripetutamente le palpebre, come se stesse cercando di rimandare indietro le lacrime.
“Hyung-“
“-E ne voleva uno anche lui. Il giorno prima stavamo parlando di adozione e il giorno dopo prenotava un volo sola andata per il Giappone.”
Lo guardai e rimasi senza parole. Cercava di nasconderlo eppure io sapevo che non l’aveva ancora superata, era evidente, non dopo tutto quello che avevano passato insieme. Seokjin aveva letteralmente cresciuto Namjoon, modellandolo a sua immagine, l’aveva protetto, l’aveva amato e ancora lo amava. Ci doveva essere un motivo più profondo, io non ci potevo credere che il minore se ne fosse semplicemente andato per fare l’università all’estero, trasferendosi a vivere con dei parenti che non si erano mai preoccupati per lui da quando era rimasto orfano.
Jungkook e Jimin erano andati a trovarlo e quando erano tornati ci avevano detto che evitava l’argomento “Seokjin” come se si stesse parlando di segreti di Stato, non voleva parlarne, non voleva saperne eppure quando si era presentato al compleanno del più piccolo del gruppo non aveva perso tempo, chiedendo al suo ex ragazzi di passare la notte insieme per poi ripartire senza neanche salutarlo.
Lo conoscevo poco e non riuscivo a capire cosa gli passasse per la testa ma il problema era che neanche Jungkook e Jimin capivano e loro sicuramente avevano più confidenza.
“Sono passati quasi due anni da quando mi ha lasciato e io continuo a chiedermi ogni giorno che cosa gli ho fatto, in che cosa mancavo, che cosa avrei potuto dargli di più. L’ho amato alla follia e-“
“Tu lo ami ancora alla follia, hyung. Non usare i tempi al passato.”
“Voglio trovare qualcuno da amare ancora di più.”
A quel punto mi guardò e rimanemmo in silenzio per alcuni minuti finchè lui non si alzò, indossando la giacca.
“Dove vai?” Chiesi.
“Andiamo ora. Sedurrò qualcuno per scopare stasera, maschio o femmina che sia.” Disse serio e io sentii quasi una punta di fastidio a quella frase. Ovviamente sapeva di poter conquistare chiunque con il suo fascino e io ero geloso di questo suo talento.
“Scopare con qualcun altro non ti aiuterà a togliertelo dalla testa.”
“Dici di no? Eppure è proprio così che l’ho conosciuto e mi sono affezionato. All’inizio era solo sesso perciò da quel stesso punto voglio ricominciare e lo farò da stasera perché sono stufo, Hoseok, sono veramente esausto. Non ce la faccio più a reggere questo dolore e questa solitudine.”
Mi alzai di scatto e mi avvicinai.
“Tu non sei solo. Hai me.” Allungai una mano e presi il suo braccio. “E Yoongi, e Taehyung, e Jungkook. E stasera rivedrai anche Jimin. Lo so che ti è mancato.”
Sorrise triste.
“Jimin e Jungkook sono come dei fratellini per me, così giovani eppure così coraggiosi. Gestisco Safe Idra da ormai dieci anni e loro sono le uniche due reclute a cui io mi sia davvero affezionato.”
“E io, Taehyung e Yoongi cosa siamo allora?”
“Taehyung e Yoongi sono i miei migliori amici a questo punto della mia vita.”
Lasciai andare la presa sul suo braccio e di nuovo il mio cuore partì a battere fin troppo forte e veloce rispetto ai miei normali ritmi.
“E io?”
“Tu sei il mio confidente.”
“E nella piramide delle tue relazioni sociali, il confidente sta sopra e sotto i migliori amici?”
“Sopra.”
“Sopra o sotto i fratellini?”
“Sopra, Hoseok. Ci stai tu in cima alla piramide.”
Sorrisi soddisfatto e lo presi sotto braccio con fare scherzoso, portandolo verso la porta.
“Ora sì che possiamo andare.”