Bïra con gazeu. Sei ottobre, pomeriggio Non riusciva a toglierselo dalla testa. Più cercava di cancellarne il ricordo e più riaffiorava. Un po’ come succedeva tra le banchine del porto: quando una nave ripartiva, rimaneva a ricordarne la sua permanenza qualche galûscio galleggiante. «Figgio de ‘na bagascia, Figgio de ‘na bagascia...» ripeteva tirando calci al vuoto e ruotando con velocità crescente il sacchetto con le monetine che sempre lo accompagnava. Il Reverendo non riusciva a dimenticare la mossa di karate con la quale quel Figgio de ‘na bagascia, così aveva deciso di chiamarlo, lo aveva fregato. Un misto di orgoglio e di incazzatura elevata al quadrato gli serrava la gola, proprio non riusciva a mandarla giù. Non gli importava che il Figgio de ‘na bagascia ne fosse uscito sconfitt

