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930 Parole
7Le ragioni per cui il caso Serena divenne un suo impegno personale furono diverse, non tutte riconducibili alla sua volontà, che comunque giocò un ruolo fondamentale. Le cose andarono così: nell’ultima settimana di luglio si ritrovò da solo, nella casa di Montemarcello, ed ebbe modo e tempo di occuparsi con cognizione di causa di un delitto che in primavera aveva solo annusato. Era da solo perché Clara era stata costretta a lavorare ed aveva dovuto rinunciare alla vacanza. Era stata chiamata a sostituire una collega in qualità di accompagnatrice di un gruppo diretto a New York. La ragazza aveva fatto di tutto per non andare, ma il suo contratto la vincolava: se rifiutava l’incarico, poteva se non proprio dire addio al suo lavoro, avere problemi in seguito, come le avevano fatto capire. Clara aveva provato ad esprimere la sua contrarietà: – Se davvero hanno intenzione di lasciarmi a casa, troverò un altro lavoro. Le agenzie di viaggi sono tante ed il mio curriculum eccellente. Per parte sua, il commissario provò in ogni modo a vedere se era possibile fare degli spostamenti nei turni di ferie dei colleghi, o cambiare il periodo di soggiorno nella casa di Montemarcello: i suoi tentativi cozzarono contro un mare di problemi. Le sospirate vacanze con i bambini per Tizio, la salute di Caio, è vero che era il capo, però era single, non poteva capire i problemi delle famiglie: tutto non espresso chiaramente, ma abbondantemente lasciato capire. Quanto alla casa di Montemarcello, non era disponibile in periodi diversi da quelli già prenotati ed il proprietario disse chiaro e tondo che non poteva fare un altro favore a Vittorio. I giorni erano quelli fissati, prendere o lasciare. Ci fu un lungo batti e ribatti tra lui e Clara: se le parole della ragazza gli avevano riempito l’animo di gratitudine, era anche vero che il commissario si rendeva conto che la rinuncia a qualcosa a cui lei teneva molto, il suo lavoro, avrebbe potuto lasciare degli strascichi nel loro rapporto. Magari non subito, ma alla lunga, ad esempio se il nuovo lavoro non fosse stato altrettanto interessante, se Clara avesse poi dovuto rimpiangerlo. Alla fine il commissario si disse che se davanti a loro c’era tutto il tempo di questo mondo, così gli piaceva pensare, cosa importava delle poche settimane che non passavano insieme? Così lui la accompagnò alla Malpensa e la guardò salire sull’aereo, poi partì per la sua vacanza in solitaria, sperando che New York fosse cancellata da uno tsunami... Ogni giorno non mancavano gli SMS: “Sono arrivata. Tutto bene. Mi manchi”. “Siamo alloggiati nella 118 Str. Verso Harlem. Stasera pollo fritto”. “Oggi in giro per musei. Ho scoperto la collezione Frick, sulla Quinta Strada. Un petroliere col gusto dell’arte. Ti ci voglio portare”. Il commissario era stato costretto a fare uno sforzo per memorizzare la distanza oraria con New York, per non svegliare Clara nel bel mezzo della notte; gli seccava comunque dover contare i fusi orari quando gli veniva voglia di sentire la voce della ragazza. Si consolava dicendosi che doveva essere così anche per lei. Quasi una punizione per essere andato in vacanza senza di lei, o forse un modo con cui lenire i suoi sensi di colpa – perché godeva di un luogo splendido senza condividerlo – o forse per motivi squisitamente meteorologici, i primi tre giorni di soggiorno a Montemarcello furono un susseguirsi di acquazzoni a tamburo battente: niente mare, niente passeggiate. Con un impermeabile leggero e degli stivali di gomma, il commissario si spingeva qualche volta verso punta Corvo e lungo i sentieri che portano a Bocca di Magra attraverso il bosco, ben poca cosa rispetto ai progetti iniziali. Il mattino si svegliava comunque presto, secondo le sue abitudini, e andava a comprare la focaccia ed il giornale, poi faceva colazione nella veranda coperta, non potendo godere del riparo della vite fuori casa, grondante di acqua. Per una mezz’ora si permetteva di leggere le notizie dal mondo, cosa che non sempre gli riusciva quando era in ufficio: si dedicava anche a scorrere la cronaca locale, per individuare delle occasioni per passare il tempo. Musei, mostre, sagre, manifestazioni musicali o teatrali: alla Spezia, per esempio c’era il Museo Lia, una collezione messa insieme da Amedeo Lia, “un imprenditore con il gusto del bello”, come recitava la guida. Lia-Frick: l’arte sembrava riunire lui e Clara a distanza. A Sarzana, poi, si sarebbe tenuta da lì a poco La soffitta nella strada, il mercatino dell’antiquariato e del brocantage. La quarta mattinata, mentre leggeva il quotidiano, gli occhi gli caddero su di un titolo e per poco non si strozzò con la focaccia. “Importanti novità nella ripresa del processo a Pericle Amoretti. La nuova difesa promette clamorose rivelazioni”. Il commissario lesse d’un fiato il breve articolo il cui contenuto era già abbondantemente anticipato dal titolo e dal sommario: il difensore dell’imputato dell’omicidio di Serena Bondi era stato revocato e al suo posto era stata nominata una penalista molto nota nell’ambiente spezzino, la quale aveva annunciato delle importanti novità. Le udienze del processo, che erano state interrotte per una ventina di giorni, sarebbero riprese il giorno stesso. L’articolo, che peraltro non si dilungava circa i nuovi elementi in mano alla difesa, suscitò nel commissario una voglia matta di conoscere il volto dell’assassino di Serena e di sentire parlare diffusamente di un caso a cui si era appassionato in primavera. Si disse che non aveva niente di meglio, per quel giorno, e che poteva ben soddisfare una legittima curiosità facendo una capatina al Tribunale della Spezia. In un angolino del cervello, senza che gli fosse ancora ben chiara, si stava facendo luce una strana idea: visto che la colpevolezza di Pericle Amoretti era messa in discussione da “clamorose rivelazioni”, le indagini non potevano dirsi veramente concluse.
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