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740 Parole
4Questione di vedute. «Che intenzioni hai?», chiede Ivana mentre prepara il caffè. «Beh, ne abbiamo già parlato…» «Prima si trattava solamente di ipotesi. Ora siamo costretti a farlo.» Piero si gratta la testa imbarazzato abbassando lo sguardo in cerca di parole. «Guarda che è per lui che lo dobbiamo fare, capisci? Per la sua sicurezza», ribatte Ivana incrociando le braccia. «Sì, certo, me ne rendo conto, però converrai con me che non è semplice. Devo trovare le parole giuste. Il coraggio…» «È quello che ti manca, vero? Come al solito!» «Sì. Non sono pronto. È sempre stato un uomo indipendente. Non ha mai avuto bisogno di nulla…» «Prima, Piero. Prima di questi attacchi. Il medico è stato chiaro, no? Questi vuoti, sono come dei buchi neri, non semplici mancamenti. Perde conoscenza, cade, si procura delle ferite. Potrebbe coinvolgere anche altre persone, capisci? E poi non si ricorda più nulla di quanto successo. Amnesia totale. Può diventare pericoloso per sé e per gli altri. So quanto sia difficile per te assimilare il concetto, ma pensa, se si dovesse perdere nel corso di una crisi? Non si ricorderebbe nemmeno il suo nome…» Piero scuote la testa. «Sì, certo, però questo potrebbe accadere in qualsiasi momento, anche nella casa di riposo. Oppure quando è fuori. Non è mica un carcere sai? Gli ospiti possono uscire dall’istituto, mattino e pomeriggio.» «Piero, cerca di essere razionale, ovvio che possano uscire, ci mancherebbe, ma nella struttura sarebbe monitorato tutti i giorni, seguito anche nell’alimentazione, nei controlli medici…», incalza Ivana alla ricerca di parole ancora più convincenti. «E poi può farsi nuovi amici. Hai visto il dépliant… attività sociali, sportive, ludiche, biblioteca, sala cinema. Gli farà bene stare in una dimensione protetta, fidati, si sentirà al sicuro, quanto meno la sera, la notte, Piero. Evelina non può gestirlo e un’altra signora ci costerebbe troppo», continua. «Ivana, lui è autosufficiente anche economicamente. Ha una bella pensione in grado di sostenere le spese», dice Piero riuscendo finalmente a parlare. Ivana versa il caffè nelle tazzine, invitandolo a sedersi al tavolo. «Lo sai che prima o poi ci toccherà integrare, è solo questione di tempo. Ha ottantasette anni, Piero.» Lui si stringe il capo con le mani, come se questo improvvisamente pesasse come una zavorra. «Non pensavo di arrivare a tanto. Toccherà anche a noi?» «Se non ce ne andiamo prima al creatore, sì, Piero. Ti illudi che i nostri figli si cureranno di noi? La vita è questa e penso che Villa Gaia sia una soluzione più che dignitosa.» «Non so come dirglielo…» «Portati il dépliant, è molto chiaro. Oggi le residenze per anziani sono strutture moderne, accoglienti, dinamiche…» «Ivana, non devi convincere me.» «E poi è in zona, saremo vicini, lui potrà venire a pranzo da noi la domenica… ogni tanto.» Piero si alza con l’opuscolo di Villa Gaia in mano. Lo sfoglia nervosamente, guarda le fotografie, legge. Una confort zone per i graditi ospiti, un parco meraviglioso, persino una piscina. A guardarlo sembra di andare in ferie a Riccione o in qualche altro bel posto al mare. Già, ma a Lucento non c’è il mare. E probabilmente nemmeno quei sorrisi smaglianti sulla carta patinata. Chissà quanto è vero e quanto no. Piero sospira nervoso. Deve convincere suo padre che è la cosa giusta da fare, senza spaventarlo però, senza farlo preoccupare. Un groppo alla gola sembra quasi soffocarlo mentre dei ricordi affiorano prepotenti. Alcuni belli, come quando papà gli aveva regalato il suo primo motorino. Era grigio metallizzato, di seconda mano, un Cimatti con carburatore da sedici. Rammenta ancora l’emozione forte nell’averlo visto inaspettatamente in cortile, davanti al garage. Altri, invece, meno belli, come quando il padre se ne era andato via di casa, lasciando la mamma dopo l’ennesimo litigio. Piero si asciuga velocemente con un fazzoletto le lacrime che hanno fatto capolino e si allontana verso il bagno. Non vuole farsi vedere dalla moglie. Lo aveva odiato quel giorno, con tutto se stesso, augurandogli persino la morte. Ma poi con il tempo gli era passata. Già, perché il tempo aiuta sempre a curare le ferite, pur sapendo che non guariranno mai del tutto, e saranno proprio quelle cicatrici a darti la forza necessaria per andare avanti. Già, il tempo, quello stesso tempo che ora lo chiudeva in un angolo senza possibilità di fuga. A ottantasette anni le opzioni si riducevano drasticamente. Ottantasette anni. Ci sarebbe arrivato lui a quell’età? E se sì, in quale stato?
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