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710 Parole
5Il giorno successivo. Mattino. È l’alba del giorno dopo quando i lavori vengono ripresi. Metà del terreno è stato setacciato con cura anche attraverso l’uso di metal detector. Per ora nulla in più che due vittime seppellite a poca distanza l’una dall’altra. Dal primo esame obiettivo del medico legale si tratta di due donne. Tutto qui. Nessuno si sbilancia oltre. L’atmosfera è tesa. Si ha come l’impressione di assistere in diretta a un incubo, una vicenda torbida, antica forse, malata, sicuramente. Quando un terzo scheletro riaffiora da quell’inferno di terra e sassi sul posto ci sono Gai e Vecchi. Sono appoggiati all’auto con un’espressione annoiata. Si risvegliano entrambi da una sorta di torpore quando, sentiti gli schiamazzi, vedono avvicinarsi altro personale agli scavi. «Ancora ossa…» esclama il collega della Scientifica riponendole in un contenitore dedicato. «Quindi siamo arrivati a tre» dice Vecchi grattandosi la barba. «Non è che qui magari una volta c’era un cimitero?» chiede Gai con una smorfia strana dipinta sul viso. «Un cimitero? Ma che cazzo dici?» «Guarda che nella zona dei campi di calcio, ad esempio, c’era un piccolo cimitero che è stato smantellato negli anni settanta. Un tempo si usava avere tanti piccoli campisanti. Che vuoi che ti dica?» «Davvero?» «Sì, davvero, quindi non fare tanto lo spiritoso. Perché l’alternativa allora sai quale potrebbe essere, vero?» «Come no, un serial killer.» «Appunto. E tu vai a ricostruire le varie storie criminali di un secolo fa con nulla in mano? Tanti auguri!» Vecchi non replica ma sospira. Pensa però che prima di sera avranno finito di scavare e così lui potrà andarsene tranquillo in palestra e poi a vedersi un bel film di fantascienza su Netflix con una birra in mano. Intanto ecco di nuovo il magistrato e altre persone che arrivano alla spicciolata. Vecchi guarda l’ora, si sono fatte le dieci di mattina e lui inizia ad avvertire un certo languorino. «Andiamo a farci una bella colazione al bar, dai, qua c’è già troppa gente per i miei gusti» esclama montando in auto. Gai lo asseconda pensando che un paio di croissant e un buon cappuccio possano proprio andare bene a quest’ora. Pensa a quanto potranno essere difficili le indagini nel caso si trattasse veramente di omicidi seriali, affascinanti, senza alcun dubbio, ma ostiche da morire. Come scalare l’Everest a piedi nudi, come un bonzo. Sorride da solo a quella specie di battuta che gli è uscita così spontanea. Si tocca l’orecchino al lobo dell’orecchio e poi guarda fuori. La giornata sembra bella, magari se finisce presto prenderà la moto per farsi un giretto. Il tempo per usarla è sempre meno, il lavoro, la famiglia, il cane, il tempo avverso, a volte anche solo la pigrizia. Già, anche solo qualche anno prima non era così, usciva anche con la pioggia, ricorda bene. Ora invece storce facilmente il naso osservando semplicemente qualche nuvola in cielo. Forse sono davvero gli anni che passano, lo dicono un po’ tutti quanti del resto. Anche gli amici del moto club con cui esce di tanto in tanto. Si volta verso Vecchi e lo osserva guidare. «Sei incazzato?» «No, perché?» «Boh, oggi ti vedo strano.» «Sono solo stanco. Non dormo bene, cazzo ne so, è un periodaccio.» «La moto? La usi?» «Purtroppo poco, amico mio. Ma non penso di essere l’unico. Di moto oggi ce ne sono sempre meno, non te ne sei accorto? E poi i possessori sono tutti in avanti con gli anni, molti sono pensionati. Insomma, di ragazzi giovani se ne vedono ben pochi. Qualcuno usa lo scooter per andare al lavoro, ma quello, ovviamente, è tutta un’altra cosa.» «Hai ragione. Anche nel moto club, di ragazzi non ce ne sono molti, un paio ma nemmeno poi tanto ragazzi direi.» «È finita un’epoca amico mio. Ai miei tempi, da ragazzino, non vedevi l’ora di farti il Cinquantino e poi, appena compiuti i sedici anni, il 125. Pazzesco, a truccare i carburatori, cambiare le marmitte. Ora i ragazzi giocano solo alla PlayStation…» L’auto si ferma di fronte a un bar di corso Lombardia. Entrano e si siedono su due sgabelli al bancone. Gai adocchia subito dei cornetti alla marmellata. Sorride come un bimbo. Vecchi lo segue a ruota. A volte basta poco per raddrizzare la giornata. Veramente poco.
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