Brasile, Stato di São Paulo – Litoral Sul Paulista. Città di Praia Grande, Martedì 21 maggio 2013 - “Una visione irreale ed un incontro speciale”
Il giorno successivo al ritrovamento dell’anello di famiglia, Learco si trovava al largo di Praia Grande, un paio di miglia fuori. Stava assorto nei propri pensieri, come sempre gli accadeva pescando, quando sentì uno strattone deciso alla lenza che teneva serrata tra le mani. Il filo di nylon prese a scorrere veloce fra le dita mentre Learco, preoccupato, calcolava mentalmente i metri di lenza che ancora gli restavano. Quando il “tira-tira” si fermò, pochi metri di cavetto stavano nella conca. Iniziò, a quel momento il lento, ma deciso, recupero del filo.
Dopo una buona ora di lavoro di recupero, il grosso pesce guizzò volando fuori dall’acqua marina. Learco restò a bocca aperta: quello che stava vedendo non era un pesce marlin bensì una donna.
«No, mi sto sbagliando è un pesce. No, anzi… è un mezzo pesce col busto di donna!» udendo la sua stessa voce che, a mezzo tono, stava parlando al vento, si rese conto dell’astrusità di quell’affermazione.
«Eppure, giurerei d’aver visto una sirena! Se non fossi certo che non esistono…» non fece a tempo a finire la frase che, con un nuovo guizzo, la mitica creatura degli abissi gli apparve nuovamente.
La visione era chiara e l’occhio poteva abbracciare quel corpo di meravigliosa creatura. La Sereia do Mar stava nuotando a fianco del “Caipirinha”. Se si fosse sporto un poco avrebbe potuto toccarla con una mano. La creatura marina girò su se stessa e gli occhi di lei penetrarono in quelli di lui.
Learco si sentì trafiggere d’una forte emozione. L’intensità di ciò che stava provando non era paragonabile con nessun sentimento che un’altra donna avrebbe potuto provocare. Il cuore batteva, batteva forte, ed il sangue pulsava sulle tempie. Anche dalle parti degli inguini il sangue irrorava ciò che, in quel momento stava crescendo, pulsante di desiderio. Lei gli sorrise, fulminandolo con i suoi occhi assassini, ed un attimo dopo scomparve alla vista, inabissandosi nel sottostante blu, più intenso.
«Forse ho sognato ad occhi aperti…» si disse, recuperando i pochi metri restanti della lenza tranciata, di netto, nella parte terminale.
Vide, intanto, avvicinasi una pinna a pelo d’acqua. Cercando di scrutare il fondale, intravide qualcosa venirgli in contro. Fece a tempo a ritrarsi ed a mettere in moto il motore per allontanarsi.
La bocca spalancata di uno squalo appariva minacciosa. Quello era senz’altro un pesce vero: un pericoloso tubarão, uno di quelli i cui denti posti nella mascella, in triplice fila, non perdonano, quando azzannano. L’apparire dello squalo fece venire in mente a Learco che in Brasile esiste, nel candomblé, una divinità delle acque salate: Iemanjá, altrimenti detta anche “la sirena-squalo dei mari”.
«È una strana terra questo Brasile, dove le leggende possono prendere il corpo di bellissime fanciulle con le gambe inguainate nella coda di un pesce!» si sorprese a pensare Learco, ancor dubbioso se quel che aveva veduto era frutto di fantasia o meno.