Pov Lucifero.
Si muove agile, infilzando più bestie alla volta.
Mentre io finalmente mi sono ripreso dalla ferita ora rimarginata.
Posso notare quanto ora padronegi questa nuova forma.
Più completa di quella precendentemente.
Se è possibile, e anche più bella dell'ultima volta.
Il vestito rosso è arricchito di piccoli diamanti.
Li stessi che formano una corona sul suo capo.
È leggiadra e perfetta nel combattimento.
Le sue spade sembrano parte di lei, il petto le si alza e si abbassa allo stesso ritmo degli affondi.
Riesco a combattere senza distogliere lo sguardo di lei.
La sua presenza mi dà energia infinita, come se aumentasse la mia forza e la mia rabbia.
Quando una bestia prova a colpirla, in un momento di distrazione.
Io l'afferrò dal collo con la catena, tirando, facendolo alzare su due zampe.
La forza che usa dimostra tutta la rabbia che ho dentro.
Presto un pugnale di Luxy lo colpisce in pieno petto.
Uccidendolo.
Anche l'ultimo è morto.
Un silenzio fatto di affanno, riempie tutto ciò che ci circonda.
Baal:" Andiamo a vedere i pennuti."
Non gli rispondo, limitandomi ad annuire.
Con lo sgaurdo ancora fisso su di lei, che ora stringe tra le braccia Luxy.
Questa cosa mi sta facendo incazzare.
Non ci vediamo da venti giorni, e lei non mi ha ne meno calcolato.
Non si è ne meno avvicinata, preferendo stringere Luxy a me.
Si può essere gelosi di una amica donna?
Si, ed io ne sono la dimostrazione.
Più la guardo, e più la odio.
Sa quanto fuoco sto sentendo dentro.
So che è lo stesso che sente lei.
Eppure fa finta di nulla.
Finalmente Luxy si stacca da lei, con la scusa di andare ad aiutare i feriti.
Sicuramente spinta dalla mia aurea che cresce ogni secondo di più.
E che fa allontanare tutti, tranne lei.
Lei che ora intreccia i suoi occhi con i miei.
Pochi passi tra di noi, troppe parole non dette.
Non vedo quegli occhi da venti giorni, se non nei miei sogni.
Ed ora averli davanti, infiammano i miei.
Li sento scorrermi dentro, e leggere l'anima che non credevo di avere.
Maledetta, non guardarmi così.
Non farmi quel sorriso, come se ti fossi mancato.
Come se non sentissi la mia furia venirti adosso.
Quando invece so che la senti, perché ingoi a vuoto mentre mi avvicino.
E ti odio, perché tu non ti pieghi al mio potere.
Ma ti modelli a me, diventanto fottutamente perfetta.
Lucifero:" Io ti odio."
Lei abbassa lo sguardo, mentre io ormai brucio le distanze.
Persino il suo odore nel vento, intensifica i miei sensi.
Come un cazzo di tossico davanti a eroina pura.
Lucifero:" Te ne sei andata.
Come una amante in piena notte.
Come se tu non valessi nulla, come se non valessi nulla per me."
Non me ne frega se altri mi stanno ascoltando.
Non mi interessa di nulla.
Voglio solo sfogare tutto ciò che mi attanaglia lo stomaco da giorni.
Distruggerla, farla soffrire quanto ho sofferto io.
Vendicarmi per essere scappata come un ladro, con in pugno il mio cuore.
Lucifero:" Te ne sei andata.
Lasciandomi un cazzo di biglietto.
Fanculo donna sono il diavolo, non un ragazzino."
Alzo la voce, facendola sussultare.
Sono ormai davanti a lei.
Nonostante sia sporca di sangue e resti di guerra, ora sembra così fragile e piccola davanti a me.
Disgraziata, sembri indifesa quando in realtà sei veleno.
Con le dita le alzo il viso.
Perché voglio guardare quegli occhi, gli stessi che mi hanno maledetto.
Lucifero:" Hai lasciato l'inferno dentro di me.
Un inferno diverso dal mio regno.
Te ne sei andata, decidendo anche per me il nostro destino."
Ormai affogo nella sua anima.
Che mi trascina, mi piega, mi sottomette a lei.
A lei solamente.
La mano dal mento sale alla guancia, adorando la sua espressione di piacere.
La pace che sembra provare solo tra le mie mani.
Finendo poi tra i capelli mossi, color fuoco.
Questa volta trovando io la pace, la stessa che mi ha negato in questi giorni.
Avvicino la mia fronte alla sua.
Affogando nel suo respiro, nella sua assenza.
Lucifero:" Mi hai distrutto.
Ferito nel profondo.
Ucciso ogni giorno di più, nella tua assenza.
E ti odio, tanto da volerti distruggere."
Lei annuisce, abbassando lo sgaurdo.
Accentando qualsiasi punizione.
Per la prima volta piegandosi a me.
Stringo la presa sulla cute, facendole rialzare la testa.
Perché non la voglio così.
Non la voglio piegata, non la voglio sottomessa.
La voglio mia, la voglio se stessa.
La stessa maledetta donna, di cui mi sono innamorata.
Senza pensarci, stringo la presa, prendendomi la sua bocca.
Baciandola, riprendendo finalmente respiro.
Non lascio i suoi capelli, stringendo con la mano libera il fianco.
Mentre le sue mani passano tra i miei capelli, tirandoli dolcemente.
Le divorò le labbra, mordichiandole e succhiandole.
Con prepotenza catturò la sua lingua, fondendola con la mia.
Mi rubo il suo respiro, e come un devoto gli do il mio.
Gli do tutto ciò che sento e che sono.
Stringo la sua pelle, finché non rimangono i segni.
Fino a marchiarla.
Perché lei è mia, e deve saperlo.
Deve sapere che non la lascerò più libera dalle mie braccia.
La bacio, recuperando tutti i giorni di assenza.
Cancello tutto l'odio che provo per lei.
Perché lei sa fare crescere la mia rabbia, ma sa farla scomparire semplicemente guardandomi.
Perché è il mio veleno e la mia cura.
Perché è tutto ciò che mi fa mele e che mi fa risorgere dalle mie ceneri.
Ci stacchiamo solo quando il respiro viene meno.
Senza allontanarci.
Rimanendo a un soffio.
Incapaci di stare lontani.
La sua bocca è gonfia e piena.
Ancora lucida per il nostro bacio.
Lucifero:" Ti amo maledetta donna.
E non lascerò che tu te ne vada mai più.
Ti malediró, come tu hai maledetto me. "
Osservo la sua bocca sorridere.
Un richiamo per la mia bocca che torna a baciarla, anche se con meno impeto.
Soffocandola con piccoli baci.
Lilith:" Ti amo anche io, mio inferno.
Ma..."
Sussura con voce tremante.
Stringendo la presa, ora sulla mia schiena.
Facendomi sentire vivo e completo.
Facendomi dimenticare tutto ciò che ci circonda.
Tutto ciò che sta accadendo.
Tutto ciò che siamo.
Michele:" State tutti bene?"
La magia scompare, come il suo sorriso.
Abbassa lo sguardo, lasciando la presa del nostro abbraccio.
Facendomi sentire deluso.
Quasi avevo dimenticato che prova amore anche per lo stronzo, che proprio ora doveva arrivare.
Amareggiato e ferito mi stacco da lei, allontanandomi sotto il suo sguardo triste, la sua anima in pena
Ma che comunque non mi ferma.
Non rinuncia a lui.
Michele:" Lilith."
Sussura dolcemente.
Aprendo ancora di più le ferite nel petto.
E mentre io mi allontano, ferito per il suo distacco.
Lui si avvicina velocemente a lei, prendendola tra le braccia.
E come se sentissi la sua pelle, stretta a quella di lei.
E come se il loro contatto fosse acido sulla mia.
Per fortuna non si baciano, perché altrimenti sarei esploso.
Ma non mancano carezze e baci sulle guancie.
Che distruggono tutto il mio buon umore.
Tutto ciò che pochi attimi prima ci siamo dati.
La guardo, stretta a lui, guardarmi appoggiata alla sua spalla.
E in quello sguardo che amo, trovo tutte le risposte.
Per quanto io possa amarla.
Per quanto glilo possa dimostrare.
La decisione è solo sua.
Spero solo che la confusione sparisca presto.
Perché mi sento come su un terreno minato.
In attesa di saltare in aria.
Con la consapevolezza che solo lei mi può salvare.
Spalancò le ali, impossibilitato a rimanere ancora qui.
Con il bisogno di scappare dalla realtà.
Ordino che nessuno mi segua.
Poi finalmente mi libero nel cielo.
Lontano da tutto, gridando a sguarcia gola.
Perdendo tutta quella pace, che solo lei mi può dare.
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Pov Lilith
Michele:" Mi sei mancata."
Mi sussura, stringendomi a sé.
Il suo calore mi è mancato, come la sua dolcezza e la assenza di gentilezza.
Poggiata sulla sua spalla, incontro gli occhi rossi di Lucifer.
Ci vedo tutta la sua tristezza, la delusione, il dolore nel vedermi nelle sue braccia.
Come posso spiegargli ciò che sento.
Come posso spiegargli che sto bene tra le sue braccia, come in quelle di Michele.
Non può capirlo, perché non riesco a capirmi ne meno io.
Lucifero distoglie lo sgaurdo, spiccando il volo con la stessa velocità di un pugnale nel petto.
Io non ce la faccio a vivere così.
E una continua tortura nel petto, incapace di scegliere.
Mi stacco da Michele, guardando i suoi occhi azzurri, che mi sono mancati da morire.
Lilith:" Mi sei mancato anche tu."
Gli bacio la guancia allontanandomi.
Perché mi sento bene e mi sento male.
Ed è un continuo tormento.
Michele:" Come stai?
Dove sei stata?"
Gli prendo la mano, invitandolo ad allontanarci un po'.
Ho bisogno di stare un po' sola con lui.
Come sento anche il bisogno di correre da Lucifer.
Lilith:" Sono stata alla ricerca dei laboratori.
Ne ho trovato tre, e so per certo che l'ultimo è lì."
Preferisco parlare di questo.
Perché per ciò che riguarda me lui e il fratello, non ho risposte.
E solo ripeterlo nella mente, mi fa sentire uno schifo.
Per questo me ne sono andata.
Me ne sono andata con l'intenzione di non tornare mai più.
Nascondendo il dolore attraverso le ricerche e le lotte.
Con l'impeto di liberare gli angeli e i demoni.
Ne ho distrutti tre, sfogando tutto il dolore della loro assenza.
Non ho riposato durante le ricerche.
Mi allenavo, potenziando la mia forma completa, fino a padroneggiarla.
Fino allo sfinimento, pur di non pensare a loro
Durante l'attacco al primo laboratorio, scoperto pultroppo vuoto, ho tenuto in vita un solo ateo.
Che mi ha confessato la posizione dei quattro laboratori principali.
I primi tre erano semplici, nascosti sotto vecchi supermercati o magazzini.
Perciò ho deciso di attaccarli da sola, nella stessa notte, altrimenti uno avrebbe dato l'allarme all'altro.
E sarebbero scappati.
Non ho avuto grosso problemi li.
Ma in questo luogo, la situazione è diversa.
Non ce la potrei mai fare da sola, e quindi sono stata obbligata a farli venire.
Ho dormito nel grande deserto in questi due giorni.
Cercando di capire i movimenti del nemico.
Stanotte stavo facendo lo stesso, finché non ho sentito confusione alle porte, e i versi delle bestie di venere.
La paura si è impossessata di me, come la consapevolezza che loro erano lì, in pericolo.
Ho spiccato il volo, guidata dal rumore di lotta e bestie.
Ciò che ho visto a primo impatto, è stato Lucifero.
A terra ferito, ma comunque pronto a lottare con la bestia di fronte a lui.
E sarei stata lì ore a fissarlo, ad ammirare la sua forza e bellezza.
Se non si fosse accesa in me la rabbia, e il bisogno di proteggerlo.
Lo sentito adosso per tutta la lotta.
Ho sentito il suo potere, la sua aurea stringermi a lui.
Il suo odore a distrarmi, fino a farmi salvare da lui.
Fino a vincere insieme contro quelle bestie.
La prima a stringermi è stata Luxy, che ha risvegliato in me tanta felicità che non credevo di poter provare.
Ma, da codarda egoista, mi sono anche nascosta tra le sue braccia.
Impaurita e attratta dalla presenza di Lucifer.
Ma quando lei è scappata via, io sono rimasta indifesa davanti a lui.
Sorridendo incosciamente, perché ho sentito davvero la sua mancanza.
Ma anche ingoiando a vuoto per la rabbia che mi riversava adosso.
Ho subito tutte le sue parole, accettando ogni sua punizione.
Nella speranza che mi odiasse davvero, che almeno lui avrebbe trovato pace.
E invece mi ha baciato, mi ha divorato, ha strappato la mia anima legandola alla sua.
E cazzo se stavo bene tra le sue braccia.
E cazzo se mi era mancata la sua voce, la sua presenza.
Sentendo il cuore scoppiare quando mi ha detto di amarmi.
Finché non ho visto Michele.
E la parte destra del mio cuore non ha cominciato a battere anche per lui.
Perché è così che funziona il mio cuore, ed io non ho istruzioni per aggiustarlo.
Il mio cuore, non è rosso e blu come sui libri di scienza.
Ma è bianco e rosso, e diviso perfettamente a metà tra i due uomini.
Dividendomi a metà.
Come ora, che cammino mano nella mano con Michele.
E non posso negare che il mio cuore è in subbuglio anche per lui.
Perché anche lui mi è mancato.
Mi è mancata la sua calma, la sua pace.
Il potere che ha di rassenerarmi e calmarmi.
Al contrario di Lucifer che è adrenalina e passione iniettata in vena.
Arrivati abbastanza lontani ci fermiamo.
Sospirando entrambi la strana calma di questa notte, nonostante siano reduci da un primo scontro.
Sentendoci felici di essere nuovamente insieme.
Nonostante la doppia situazione problematica, la guerra e il mio cuore folle.
Michele:" Ho fatto come mi hai consigliato.
Ho ritrovato me stesso.
Ma ho capito una cosa importante."
Richiama i miei occhi, mettendosi davanti a me.
Mi prende il viso tra le mani, facendomi sospirare per il contatto così dolce.
Così diverso da quello di Lucifer.
E non posso negarlo, io non so scegliere.
E nonostante sia con uno, penso all'altro.
Mi bacia la fronte, dandomi nostalgia per tutti i baci dati sotto le nostre notti stellate.
Michele:" Ho capito che non potrò mai essere completo, mai trovare la serenità, senza di te."
Le sue parole mi riscaldano l'anima e me la distruggono.
Io non ce la farò a continuare così.
Lilith:" Ti prego Miky.
Io ti amo, mio paradiso.
Ma..."
Mi ferma, posando la bocca sulla mia.
Delicato e soffice, una carezza per il cuore.
Non preme, non pretende, e mi da tanto.
Tanto amore.
Michele:" Lo so amore mio, so che è difficile.
Ed io saprò aspettarti.
Ma non posso mentirti, dicendoti che non sento la tua mancanza."
E mi fa bene e mi fa male.
E dentro di me ho inferno e paradiso.
Michele:" Ti lascerò i tuoi tempi.
Ma sappi che io ci sono.
E ci sarò sempre."
Mi lascia sola nella mia confusione, ritornando all'accampamento.
Nel cielo le stelle illuminano la notte, ma io mi sento oscura e sbagliata, come mai prima d'ora.
Lilith:" Sono maledetta Luxy."
Mi giro verso di lei, sapendo di trovarla lì.
Ormai i miei sensi non hanno riposo, percependo tutto ciò che ho intorno.
Anche i suoi passi arrivare, mentre Michele se ne andava.
Lilith:" Non bastava avere una natura divisa a metà.
Anche il mio cuore doveva esserlo, maledendicendomi ogni giorno."
Si avvicina a me, cercando di trasmettermi un po' di pace e rassicurazione.
Senza sapere che è inutile, in cuore mio so che non avrò mai pace.
Luxy:" Ci sarà pure un modo per poter scegliere.
Una via di fuga."
Sorrido amara, sedendomi su una roccia poco lontana.
Stanca di vivere così.
Lilith:" No, non c'è.
Sarò sempre divisa tra due amori impossibili.
Condannata a fare soffrire chi più amo."
Si siede vicino a me, prendendomi la mano.
Chi poteva immaginare che la demone della lussuria, non che governatrice, sarebbe mai diventata la mia unica amica.
Luxy:" E se scegliessi solo una parte di te?
Se trovassimo un modo per farti diventare o angelo o demone."
Nego con il capo, sorridendo amara e bagnando le guancie di lacrime.
Lilith:" La collana mi ha dimostrato che nonostante possa essere solo una parte di me.
Il mio cuore non potrebbe mai diventare unico.
Perché nonostante fossi demone, io amavo Michele.
E nonostante fossi angelo, amavo Lucifero.
Confermando la mia condanna."
Lei apre e chiude la bocca più volte, cercando qualsiasi parola mi possa dare supporto.
E apprezzo il suo sforzo, ma non c'è nulla che possa farmi emergere.
Lilith:" Dio si è proprio impegnato con me.
Donandomi due vite, senza poterle vivere.
Dandomi un cuore abbastanza grande da amare due persone, facendole solamente soffrire."
Mi volto di lei, trovandola a testa bassa, mentre si morde il labbro trattenendo le lacrime.
Sa dove voglio arrivare.
Lilith:" E per questo che devo andare via.
Che scomparirò una volta distrutto questo laboratorio.
Sono condannata alla sofferenza, ma non posso tirare con me anche loro.
Devono dimenticarmi."
Nega con il capo, alzando finalmente lo sgaurdo.
Lucido e forzato a non lasciare scendere nessuna lacrima.
Luxy:" È inutile che vai via.
Ho visto entrambi soffrire per la tua mancanza, in un modo o nell'altro.
Potrai anche scomparire, ma loro non smetteranno mai di cercarti."
Speravo davvero che non fosse così.
Speravo davvero che mi potessero dimenticare.
E invece, è troppo tardi per salvare entrambi.
Lilith:" Cosa dovrei fare allora?
Prendere in giro entrambi?
Scegliere senza sapere come, e comunque mentendo a una parte di me?"
Scoppio in una risata isterica, versando ancora più lacrime.
Maledicendo ancora una volta il mio crudele destino.
Destino che non si ferma a questa sofferenza.
Ma che presto avrà un peso maggiore.
Senza volerlo sfioro la voglia che porto sulla pelle.
Ricordandomi che sono destinata a soffrire ancora, un destino a cui non posso sottrarmi.
Lei mi guarda confusa, chiedendomi perché di quel gesto.
Ma io non posso dirglielo.
Farebbe di tutto per impedirlo, anche dirlo ai due fratelli.
Ed io non posso correre questo rischio.
Lilith:" Un giorno capirai.
E spero saprai prenderti cura di loro."
Senza aggiungere altro mi alzo e spicco il volo.
Perché non ho la forza di darle altre risposte o di mentirle.
Volo sulla foresta, fino ad intravere l'accampamento.
Dove angeli e demoni riposano, a distanza di sicurezza.
Non credo che si potranno mai unire, troppo dolore e rancore per poterlo fare.
Scendendo piano, atterrò proprio al centro.
Attirando lo sgaurdo di tutti.
Mi guardano come se fossi la loro regina, l'unica cosa ad unirli davvero.
In due angoli proposti anche il mio angelo e il mio diavolo mi guardano, senza però avvicinarsi.
E di questo li ringrazio.
Quando sono pronta a parlare, vengo stretta in due braccia che conosco bene.
Raffaele:" Non scomparire più così ragazzina.
Mi hai fatto preoccupare."
Sorrido, ricambiando l'abbraccio.
Sentendo quel legame fraterno che abbiano creato.
Si unisce anche Salvatore, senza nascondere a nessuno il legame che sentono con me.
In questa vita vissuta appena, solo nell'ultimo mese ho saputo cosa è la famiglia.
Nonostante sia formata da due facce della medaglia.
Si stancano, cercando di tornare composti, facendomi sorridere.
Poco lontano vedo Gabriele, intendo a dare ordini, fermandosi per sorridermi.
Un gesto banale, che può risultare anche freddo.
Ma per chi come me lo conosce bene, non è così.
Anche Baal e Samuel mi sorridono, al contrario di Belfagor e Azazel che mi stringono a loro, quasi soffocandomi.
Nelle tre settimane di sonno di Lucifero, loro mi sono stati vicini, accentandomi.
Si staccando solo quando sentono una specie di ringhio di rimprovero.
Sorrido sapendo bene che si tratta di Lucifero, sicuramente geloso e pronto a punirli se non si staccavano subito.
Così rimango nuovamente sola, al centro di un ciclone.
Mostrando ciò che sono.
Il punto di incontro tra fuoco e acqua.
L'unica cosa che unisce i due regni.
L'unica persona che non potrà vivere ne in un modo ne in un altro...