IUna mattina d’autunno, appena desto, Gino Rovelli provò un imprecisabile senso di malessere, un disgustoso preannuncio di malattia. Lasciato il letto, con alquanto sforzo, egli si accingeva a compiere con svelta coscienziosità, secondo il solito, tutte le complesse operazioni della toilette: denti, barba, abluzioni, vestizione; improvvisamente la stanchezza e la nausea, provate aprendo gli occhi, si accentuarono; ed erano accompagnate da un ottuso dolore alla schiena. Se ne accorse mentre tentava di allargare le braccia in un gesto che gli era consueto e che implicava l’intenzione, si potrebbe dire simbolica, di un esercizio ginnastico mai compiuto. Ebbe coscienza di star male, o meglio di sentirsi diversamente dal solito. Le braccia diventate pesanti e insieme flosce gli ricaddero lungo

