IICaso non infrequente in quegli anni, tra i suoi coetanei, Gino Rovelli poco più che trentenne era già un arrivato. Quanta parte del suo successo toccasse al merito, quanta alla volontà, quanta alla fortuna, è difficile stabilire, giacché merito, volontà (o piuttosto sfrenata ambizione) e fortuna apparivano, fino al giorno del manifestarsi del male, strettamente mescolati in quell’individuo insieme mediocre e eccezionale. Gino era un giovanotto alto, di forte complessione, di aspetto distinto, tratti di sportivo e di studioso. Il volto pallido e leggermente carnoso, il naso lungo e forte, gli occhi di un colore incerto, a ogni modo di tonalità chiara e di espressione fredda, come si usa dire. Il suo abbigliamento era quasi sempre sobrio, da uomo maturo. Forse per una specie di timidezza

