IIIIl quarto giorno della sua malattia, dopo essere stato visitato più volte dal professore Dauli e da altri luminari chiamati, senza esito, a consulto; quando già notizie della strana malattia trapelavano e stavano per impadronirsene i giornali; essendosi ostinatamente rifiutato di entrare in una clinica; il quarto giorno, dunque, Gino decise di restare a letto finché in qualche modo non fosse finita. Temeva soprattutto, aggirandosi nella casa, di scorgere la propria immagine in un qualche specchio, magari nel vetro di una finestra. Era una prova che non avrebbe potuto più sopportare. Si era visto al mattino, si era guardato bene, accanitamente, nello specchio del bagno, e il progresso del suo male, il progresso della rovina, lo aveva atterrito, gettato in un pozzo di disperazione. Nessu

