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2017 Parole
Il potere, poi, Diego lo emanava come un profumo, naturale e afrodisiaco. Anche il padre di Claire lo possedeva, ma su di lui era un puzzo insopportabile di stantio e lei era davvero stanca di dipendere dal vecchio. Voleva imporsi nel loro mondo, guadagnarsi il rispetto e l’invidia di quegli anziani arroganti, che la vedevano solo come la figlia di e non come una donna con le palle, capace di guidare quell’impero che sarebbe riuscita a creare, un giorno non troppo lontano. Destandosi da quelle solite fantasticherie, decise di accontentarlo. Magari sarebbe stato compiaciuto dalla sua obbedienza e si sarebbe finalmente ammorbidito. Si sollevò con calma, immaginando di essere Venere che, lieve ed eterea, sorga dalla spuma del mare. Lisciò la corta gonna nera a pieghe di Balenciaga, poi finse di sistemare un bottone della sua camicetta Givenchy color champagne, giusto per portare l’attenzione dei presenti sul suo seno alto e sodo: il capolavoro del migliore chirurgo plastico della città. Infine, con precisi e delicati movimenti, sollevò entrambe le braccia, raccolse i lunghi capelli biondi tra le dita e li fece ricadere in perfette onde voluminose sulle spalle. Compiaciuta di se stessa e del proprio fascino, rivolse i suoi splendidi occhi azzurri verso l’unico dei due uomini che le interessasse colpire, ma scoprì che Diego le aveva già voltato le spalle. Fingeva di sistemare in fretta alcuni fascicoli nella sua ventiquattrore, come se avesse il diavolo alle calcagna. Si sarebbe incollerita anche di più, se avesse saputo come lui, intanto, stesse ringraziando la sua buona stella per averlo risparmiato, fornendogli una scusa per sottrarre i gioielli di famiglia alla perenne fame di sesso di quella maniaca. Non che fosse felice di frequentare i suoi dipendenti… Faceva addirittura fatica a ricordarne i nomi. Non era neppure entusiasta di andare a mischiarsi alla colorita e stravagante fauna locale, in mezzo alla quale, ne era sicuro, non avrebbe avuto un attimo per rilassarsi. Negli ultimi tempi, infatti, le contrattazioni frenetiche e le riunioni estenuanti lo avevano svuotato, tanto che era riuscito a dormire solo poche ore per notte. Aveva anche rinunciato al solito allenamento in palestra e la tensione accumulata non gli dava tregua, manifestandosi di tanto in tanto sotto forma di mal di testa o di scatti nervosi. Tuttavia, se quello era il prezzo che doveva pagare per non sentirsi usato come un vibratore ambulante da quell’incubo biondo, allora era disposto persino a indossare uno sgargiante bikini piumato e mettersi a cantare a squarciagola per la strada. Se solo avessi dato ascolto a Stephen ! pensò, mentre scendeva con loro in ascensore, fino al parcheggio. L’amico lo aveva avvertito che andare a cercare un po’ di divertimento in camera di Claire sarebbe stato un errore madornale, specie prima di aver terminato la trattativa di acquisizione della Collins Inc., il cui presidente, nonché detentore del settanta per cento delle azioni, era proprio il padre della donna. A Diego, però, piaceva fare di testa propria. Che fosse per affari o per piacere, era abituato a prendersi ciò che voleva, nell’esatto momento in cui la sua curiosità si destava. Per questo motivo, flirtare con lei nell’ufficio del padre, il giorno stesso dell’avvio delle contrattazioni, era stato un gradevole azzardo. Solo un facile e insignificante svago. Era anche riuscito a essere carino con lei, la settimana successiva, quando si erano ritrovati nella loro villa agli Hampton e Claire aveva insistito per deliziare il suo membro con un minuzioso esame orale, prima di farsi adeguatamente sbattere in camera sua fino all’ora del cocktail serale. Dopo quella volta, purtroppo, quella femmina in calore gli si era cucita addosso come un abito troppo stretto. Lo asfissiava di telefonate indesiderate, di attenzioni maniacali al limite del reato di stalking, esasperandolo al punto da averlo fatto pentire di essere entrato in affari con la sua famiglia. Diego, però, non reiterava mai lo stesso errore, né le stesse esperienze: una donna, per una volta. Stop. Questa era la sua regola base, seguendo la quale era sempre riuscito a schivare ogni tipo e forma di rapporto sentimentale. Sì, perché l’amore non faceva per lui. Non che non ci avesse riflettuto con attenzione, in particolar modo quando Stephen, suo socio e uno dei suoi migliori amici, aveva deciso di fare il grande passo. Solo, non era nel suo dna. Bisogna nascere con la capacità di amare, oppure avere qualcuno che t’insegni a farlo. A lui era mancato quel qualcuno. Anzi, era esistito, ma si era volutamente tenuto a distanza, trattandolo come un fardello, una zavorra ingombrante. E quando il destino era intervenuto a separarli per sempre, per Diego non era cambiato nulla. Era stato solo prima ed era rimasto solo dopo. Aveva abbracciato la sua condizione di orfano sin da piccolo, accogliendola come una cara compagna di giochi, stringendola a sé come un morbido peluche. Negli anni, ne aveva fatto un vero e proprio scudo, dietro cui si era sentito sempre al sicuro. Aveva affrontato ogni fase della sua crescita tenendosi alla larga dalle relazioni umane, per non dover soffrire e perdersi quando fallivano, come spesso vedeva accadere agli altri. E la famiglia, quella vera, se l’era costruita con gli amici. Stephen, Vincent e Cole erano infatti le uniche persone al mondo delle quali gli importasse. Tre uomini diversi tra loro, ma accumunati dalla stessa voglia di rompere gli schemi, stravolgere le convenzioni, affermarsi con l’originalità delle loro idee. A volte, persino spaccare le stesse facce tra le corde di quei luridi ring improvvisati, sui quali avevano spesso sfogato le loro frustrazioni giovanili. Con il loro aiuto, aveva dato inizio a una carriera straordinaria. Grazie alla loro proficua collaborazione, quella carriera si era espansa fino all’Europa e progrediva in modo brillante, senza mai subire gli scossoni del mercato, né alcun tipo di crisi. Loro erano quanto di più simile ci fosse a dei fratelli: uniti nel bene, più uniti nel male. Il resto del mondo era solo una gran puttana da fottere. Una pioggia leggera, quasi impalpabile, stava cadendo sulla città, aumentando il livello di umidità presente nell’aria, ma senza che la temperatura subisse un calo drastico. Era un inizio di settembre ancora così caldo che molti fortunati avevano prolungato le ferie per godersi quell’ultimo sprazzo d’estate, prima che sopraggiungesse il rigore dell’inverno. Fino alla settimana precedente, la stessa Abigail aveva approfittato di ogni momento libero per andare in spiaggia, a stendersi al sole come una pigra lucertola. La sua pelle era ancora dorata, liscia e, quando le capitava di accarezzarsi le braccia, sognava che fosse il gesto di un tenero amante. Aveva adorato trascorrere le ferie sulla spiaggia sabbiosa di Coney Island, godendosi la compagnia delle sue più care amiche. Si era rilassata con lunghe camminate sulla passeggiata, affollata di turisti e bagnanti, sbocconcellando un panino o frutta fresca, senza avere alcun pensiero al mondo. Per distrarsi tra una nuotata e l’altra, aveva letto libri di ogni genere. Le biografie dei grandi personaggi storici erano da sempre le sue favorite, ma Caroline le aveva imposto almeno due brevi racconti erotici a settimana e lei non aveva potuto opporsi. “È per il tuo bene” le aveva detto con il suo solito cipiglio grave, mentre le altre ridacchiavano alle sue spalle. “Hai bisogno di ricordarti come si fanno certe cose.” A nulla erano valse le sue proteste: quando Caroline si metteva in testa un’idea, non si arrendeva finché non fosse riuscita a realizzarla. La sua determinazione, ad essere onesti, era tale da farla apparire a volte saccente e altre insopportabile, ma in realtà era soprattutto una qualità positiva, per merito della quale la sua carriera nell’avvocatura stava spiccando il volo. Pertanto, grazie a lei e ai suoi poco ortodossi consigli di lettura, adesso conosceva più posizioni sessuali di una pornostar in pensione. Quella considerazione le strappò un sorriso e, al tempo stesso, fece di nuovo affiorare qualche dubbio, che tuttavia non riuscì ad approfondire perché, alle sue spalle, una calda voce maschile a lei ben nota stava cercando di attirare la sua attenzione. “Pianeta terra ad Abigail… Rispondi Abigail!” “Eccomi! Scusa, stavi dicendo?” Mario le accarezzò con delicatezza i fianchi, la fece voltare verso di sé e la scrutò a fondo con i suoi profondi occhi marroni, adornati da lunghe e folte ciglia che, chissà come, riusciva a sbattere sempre in modo drammatico. “Sei sicura di voler partecipare all’esibizione? In fondo, la tua presenza non è necessaria.” In effetti, il loro breve passaggio alla sfilata sarebbe stato solo un modo per attirare nuovi clienti divertendosi, nulla di più, ma il fatto che lui sottolineasse quanto poco la sua partecipazione contasse la indispettì. “Mi sembri un po’ assente. Vuoi tornare a casa?” insistette lui, vedendola imbronciarsi. Era preoccupato. Lo era sempre stato, negli ultimi anni, ma ora sembrava che prendersi cura del suo umore fosse diventato un lavoro a tempo pieno. “Oh Mario, lasciala stare! Certo che è pronta, altrimenti non sarebbe qui. Che cosa credi, che le abbiamo puntato una pistola alla tempia?” lo rimproverò Gabrielle, mettendole un braccio attorno alle spalle con fare protettivo. “E poi non vedi quanto è figa stasera? Secondo te, una che non è pronta a darsi da fare, si veste da troietta?” “Gabrielle!” esclamò Abigail, scandalizzata. “Per favore, abbassa la voce!” Un lieve rossore le si diffuse sul volto, ma ormai il folto gruppo di uomini davanti a loro, ugualmente in attesa di potersi esibire, si era voltato in massa per squadrarla da capo a piedi. “È la verità! Stasera farai strage di cuori. Guarda, quel tipo ti sta già ammirando il culo!” aggiunse, indicando un uomo massiccio, alto quasi due metri e con lunghi capelli biondi, intento, in effetti, a fissarle il didietro. Mario socchiuse gli occhi e serrò le labbra, infastidito. Gabrielle aveva sempre un modo di parlare così sboccato che riusciva a irritarlo fino a fargli perdere la pazienza. Come riuscisse un angelo innocente come la sua Abigail a trovarla divertente proprio non lo capiva. La sua Abigail. Ecco, l’aveva ancora definita così. Gli succedeva ormai da tanto, troppo tempo e ogni volta quella convinzione si radicava di più nel suo cuore. Presto sarebbe arrivato il momento di condividerla con lei, la sua musa, la sua compagna di ballo. Non quella sera, certo, e non là, davanti a tutti. Presto, però, in un’occasione speciale, magari sulle note di una canzone lenta, mentre la stringeva a sé come aveva spesso sognato di fare. Ignara dei suoi intenti, Gabrielle lo spinse indietro senza alcun tatto, facendolo finire addosso agli altri ragazzi della loro nutrita comitiva. “Spostati, ci stai rovinando la piazza! Ecco, vai con loro.” “Gabrielle, lasciala in pace due minuti!” intervenne Monica, prendendo l’amica sottobraccio. Abigail sospirò, scuotendo la testa. “È inutile che cerchi di fermarla, ormai è impazzita! Mi ha persino detto che, se entro la fine della serata non trovo nessuno, sceglie lei un uomo per me e rimane a guardare finché non avremo consumato.” Irritata forse al pari di Mario, Monica strabuzzò gli occhi, ma non riuscì a trattenere un sorriso. “Tipico di Gabrielle. Sempre pronta ad assumere il controllo della situazione.” “Sì dai, ridete pure di me!” intervenne l’interessata. “Prendetemi in giro, non m’importa. Tu, piuttosto, bada a non fornire le tue generalità a nessuno, neanche si trattasse di Brad Pitt. Anzi, se puoi, non parlare proprio. Non siamo qui per fare conversazione. Stasera ti troverai un bell’esemplare di homo erectus” e pronunciò il termine disegnando in aria metaforiche virgolette, “e te lo porterai a letto. Del resto, agli uomini piacciono le donne un po’ misteriose.” Anche Caroline e suo fratello Peter si unirono al loro gruppetto, attratti dalla replica squillante di Gabrielle, ora intenta a cotonarsi a testa in giù i suoi già vaporosi capelli corvini. Lui prese a fissarle il sedere, fischiando, mentre la sorella sghignazzava. “Che ne sai tu di cosa piace agli uomini? L’ultima volta mi pare che tu abbia preso una bella fregatura… Non ti è bastata?”
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