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1191 Parole
L’affermazione tagliente di Mario fu per Gabrielle come uno schiaffo in pieno viso. Non c’era alcun bisogno di mettere il dito su quella ferita così recente, ma lei sapeva con esattezza quale fosse lo scopo di quell’insulto, mascherato da commento e neanche tanto sottile. Voleva, senza ombra di dubbio, sminuirla agli occhi di Abigail, farla apparire inaffidabile, indegna di fiducia: l’amica eccentrica e imbarazzante, che ti fa divertire quando serve e che è meglio evitare per il resto del tempo. Come se questo potesse funzionare davvero! Il loro legame, al contrario, si era rafforzato proprio grazie alle loro rispettive delusioni sentimentali e di certo non sarebbe stato un uomo a dividerle. Tanto meno uno viscido e opportunista come Mario. Non intendeva affatto dargli soddisfazione, mostrandosi risentita per le sue parole, perciò lo ignorò, per poi rivolgere la sua replica a Monica. “Non è colpa mia, se Gilles non era sicuro di preferire le donne agli uomini. Oggigiorno il tema della sessualità è più complicato rispetto al passato e va affrontato in maniera consapevole. Ad ogni modo, io sono certa del mio orientamento e questo mi basta per star bene con me stessa. E tu, Abigail? Sei sicura del tuo?” Lei la guardò divertita. “Lo sono, ma vorrei possedere un briciolo della tua incoscienza, perché sarei la donna più felice al mondo! Anzi, ti dirò di più: se fossi lesbica, la mia ammirazione per te si sarebbe già trasformata in amore e ti avrei chiesto di sposarmi!” “Ehi, e io allora? Non valgo niente?” replicò Monica, stingendosi a lei in modo giocoso e possessivo. “Sono io quella lesbica! Almeno concedimi una notte di passione sfrenata!” “Se lo fate, io voglio assistere!” aggiunse subito Gabrielle, dandosi una sistemata finale ai capelli. Peter sollevò con prontezza la mano. “Eccomi, presente, prenotato!” disse, ma Caroline gliela abbassò e, senza troppa delicatezza, lo spinse addosso a Mario, che lanciava coltelli virtuali alle spalle di Gabrielle. “Qui nessuno guarderà nessuno. Non stasera, almeno…” avvertì, ammiccando. Poi si avvicinò ad Abigail, finché lei e le altre non formarono un piccolo capannello. “Senti, non serve ripetersi. Sei qui per divertirti, magari flirtare un po’, ma non devi fare niente che ti metta a disagio. Segui il tuo istinto, vedi dove ti conduce e sappi che noi siamo qui con te. Se poi cambi idea, facciamo il pieno di cibo e torniamo a casa per un pigiama party.” “Un pigiama party per delle trentenni mi sembra un po’ infantile, non ti pare?” replicò, mordendosi il labbro per l’evidente insicurezza. “E chi lo dice?” asserì Caroline, con un’espressione talmente seria da farsi venire una ruga in mezzo alla fronte. “Possiamo fare quello che ci pare, a qualunque età. Perciò, se ti va di andar via, devi solo dircelo. Noi ti seguiremo.” Le altre annuirono. Sembrava, in effetti, che avessero già valutato quella opzione e che avessero deciso una linea d’azione congiunta, ma Abigail non intendeva arrendersi alla prima difficoltà. Sapeva quanto le loro parole fossero dettate da sincera amicizia, ma le sarebbe parso davvero inconcepibile deluderle così. La abbracciarono a più riprese, cercando di coinvolgerla nell’atmosfera gaudente del festival e, poco dopo, si convinse di essere in grado di vincere quella piccola sfida con se stessa. Fino a quel momento, aveva cercato di ignorare il costante timore di non essere davvero pronta a rituffarsi in una storia, di qualunque tipo, ma il sostegno di quelle splendide donne la confortava in modo inesprimibile. Era loro grata per tutto. Per esempio, per essere state al suo fianco nel momento più difficile, quando aveva iniziato a deprimersi, ad abbandonarsi e precipitare in un baratro sempre più profondo di cupa apatia. Per interi mesi, l’avevano ascoltata piangere e lamentarsi di non essere più in grado di occuparsi di niente. E loro le avevano fatto la spesa, pulito casa, persino aiutata ad entrare in doccia, quando lo sconforto le aveva tolto le forze. L’avevano spronata in ogni maniera a ritrovare il sorriso, a restare in contatto con la realtà, da cui lei era fuggita terrorizzata. Ogni volta che le era sembrato di cadere, loro l’avevano sorretta, incoraggiata a non arrendersi, a ritrovare il buono e il bello della vita. Era quindi giunto il momento di voltare pagina e mettere in pratica i propositi dei quali avevano discusso insieme. In fondo, sarebbe stato come risalire a cavallo dopo una brutta caduta. “Sapete se lo stangone biondo mi stia ancora prendendo le misure?” sussurrò, coprendosi la bocca. Monica annuì, così lei finse di chinarsi in avanti per pulirsi le scarpe. Immediatamente, alle sue spalle, partì un coro di approvazione tutt’altro che garbato, fatto di versi e di grugniti che non necessitavano di grosse spiegazioni. Sapere di piacere e di poter suscitare ancora negli uomini reazioni di quel tipo le infuse un po’ più di autostima. Quindi si risollevò e offrì ai suoi ammiratori l’inchino di ringraziamento più civettuolo che riuscisse a imitare. Le sue amiche risero e Peter l’applaudì, chiedendo persino il bis. Mario, invece, sentì la terra franargli sotto i piedi. Se Abigail era davvero pronta a rimettersi in gioco, allora era inutile continuare ad aspettare e correre il rischio che, durante la serata, trovasse qualche idiota e si lasciasse sedurre. La sola idea era così raccapricciante da fargli sentire il sapore della bile in bocca. Avrebbe dovuto agire subito. Il come gli era chiaro, ma il dove era potenzialmente un problema, visto che le ragazze le stavano addosso come una gallina sull’uovo appena covato. Gabrielle, in particolar modo, sarebbe stata una spina nel fianco. Con i suoi consigli da strapazzo, era già riuscita a traviarla, facendola vestire in modo troppo appariscente, frastornandola con promesse di piaceri che di certo Abigail, così dolce e di sani principi, non avrebbe potuto saziare con uno sconosciuto, per di più nel bel mezzo di un affollatissimo festival di strada. Era ora di farsi avanti senza esitazioni, di agire come il suo stesso sangue lo implorava di fare da tempo immemore. Le parole romantiche, di tenerezza e d’amore, sarebbero venute dopo, con la calma del giorno, ma quella notte era destinata alla passione. La loro. Certo, Abigail non si aspettava di trovare di nuovo l’amore della sua vita. In fondo, quante volte una persona può essere tanto fortunata? Mario dava per scontato che sarebbe stata un po’ reticente, ma era abbastanza fiducioso di riuscire a vincere ogni sua paura, persuadendola con la logica dei suoi ragionamenti. Inoltre, la musica e il ballo sarebbero stati i suoi fedeli, preziosi alleati. Non poteva fallire. Con una mano si tirò indietro i capelli neri e lisci, che ormai gli sfioravano il collo, mentre un brivido di eccitazione lo attraversava da capo a piedi. Presto, Abigail sarebbe stata finalmente la sua compagna e lui l’avrebbe onorata, viziata e amata per il resto della sua vita. In caso contrario, l’avrebbe rovinata con le sue stesse mani, vendicandosi per ogni rifiuto con cui lo aveva umiliato negli ultimi anni e lasciando che la passione che nutriva per lei si tramutasse in feroce odio.
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