IV.Di questa favola si valse Cola negli anni della vanagloria quando mirava a rendere perpetua la sua signoria; ma, in verità, egli nacque d’infima plebe né mai poté cancellare da sé il marchio plebeo, ché anzi ne restò impresso ogni suo atto insino alla morte. E, mentre vagiva nella culla quegli che doveva esperimentar poi così crudamente la volubilità delle sorti e la fugacità dei sogni, l’Imperatore mòssosi di Pisa per andare a oste contro l’Angioino scendeva da cavallo a Buonconvento e coricato sul suo letto da campo rendeva lo spirito grave di grandi disegni e di più grandi speranze, là nelle lugubri maremme fumide di febbre sotto l’ardore d’agosto, veleggiando invano sul mare etrusco le settanta galee di Lamba Doria. Visse Cola l’infanzia triste nella casa tiberina, su i ginocchi d

