XI.Poco dopo la Pasqua dell’anno 1344 Cola di Rienzo, dunque, riassiso al suo banco notarile e ripresa tra le dita la sua penna d’argento, sorrideva sentendo già intorno al capo spirar l’aura popolare; ché assai gli giovava al conspetto del popolo l’aver efficacemente compiuta l’ambasceria, l’aver meritato l’odio degli ottimati, l’esser protetto apertamente dal pontefice, il ricoprire l’officio più adatto a soprapprendere le soverchierie dei baroni e le baratterie dei giudici. Da allora, mentre il gran sogno romano ardeva custodito nel profondo petto di Francesco Petrarca, queste furono le dicerie e le gesta del demagogo nella Città. Una volta, stando nel consiglio capitolino, levàtosi in piedi all’improvviso, con la movenza ciceroniana della prima catilinaria, pronunziò d’un fiato una o

