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52 Domenica mattina. Francesco aprì gli occhi di scatto. Guardò la sveglia: le nove e quarantatré. Era tardi. Doveva sbrigarsi. Giorgia gli dormiva addosso e con il respiro gli solleticava il collo. La spostò con delicatezza. Lei mugugnò il suo disappunto e si girò dall’altra parte. Scese dal letto. Anche se era in ritardo non rinunciò a prepararsi un caffè e farsi una brevissima doccia. Se doveva essere una giornata schifosa, almeno che cominciasse come Dio comandava. Non ebbe però il tempo di radersi. Si vestì. Le dieci in punto. Uscì e camminò trafelato fino in piazza dei Tribunali. Il cielo era terso e l’aria fresca. Doriana lo stava già aspettando. Francesco salì sulla Range Rover, stranamente silenziosa. Lo stereo era spento. «Sei in ritardo!». Guardò l’orologio. «Quattro mi

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