29 Mise in moto e partì. L’auto, un’Alfa Romeo nera carenata, era già dietro di lui e lo tallonava cercando spazio per sorpassarlo, ma le curve impedivano qualsiasi velleità da autodromo. Sperando che il riflesso nascondesse almeno in parte il suo aspetto, Francesco sollevò il finestrino, nonostante il condizionatore non funzionasse. Così però mancava l’aria: rimasta sotto il sole tutto il pomeriggio, l’auto si era arroventata. Ricominciò a grondare, e di nuovo sudore e sangue gli s’impastarono addosso. Pulì la faccia con l’avambraccio, provò disgusto e faticò a ricacciare la nausea. Suonò il cellulare, la musichetta giungeva da sotto il sedile. Il telefono gli era scivolato, doveva essere rimasto lì tutto il giorno. Si sporse; lo raccolse anche se aveva smesso di suonare e sbandò prop

