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«Si è fatto tardi, mi devo muovere o perderò l’ultimo treno» Francesco tese la mano. «è stato un piacere conoscerla» aggiunse con tono calmo. Senza nemmeno avanzare la richiesta di una lecita rivincita.
Di colpo il dottor Zamboni fu conscio e infastidito dal chiasso intorno a lui: le imprecazioni in dialetto, il boato della partita di calcio sul maxischermo. Il frastuono era amplificato dal senso di solitudine.
Quel bel pomeriggio di sogni era già terminato. Rimaneva la realtà di una vita di successo da cui non traeva più alcun piacere, come un film già visto decine di volte. Un trofeo da mettere sulla mensola assieme agli altri riconoscimenti impolverati, cui nessuno avrebbe più badato.
«Che ora abbiamo fatto?» domandò cercando un pretesto. «è tardissimo e non abbiamo neppure cenato». Il suo sguardo s’illuminò: «Conosco un buon ristorante qui vicino. è caro ma si mangia divinamente».
«Non per essere scortese» rispose Francesco. «Sono ancora studente, in questo momento non posso permettermi di cenare fuori». E neppure un nuovo pernottamento. Non ci sarebbero stati altri treni fino all’alba. L’idea di rimanere tutta la notte seduto su una panchina della stazione non lo entusiasmava di certo.
Il dottor Zamboni non era disposto a cedere: «Non si offenderà se la invito a cena. Naturalmente rimarrà mio ospite anche per la notte» aggiunse.
Con un sorriso, Francesco gli lasciò capire che non era possibile.
«Ma andiamo, quante cerimonie! Ho una villetta qui a Riccione, anche se non ci vengo spesso. Da brava piemontese, mia moglie preferisce la montagna».
Dopo l’orrore di suo figlio, sua moglie preferiva qualsiasi posto lontano da lui. E adesso era anche certo che lei lo tradisse. Di nuovo, s’impose di pensare ad altro.
Finalmente Francesco acconsentì. Il dottor Zamboni gli sorrise con benevolenza. Era burbero e sospettoso, eppure era rimasto affascinato da quel nuovo, combattuto, amico. Perché lo sentiva già così: amico.
Di certo, sua moglie o i soci dello studio non avrebbero approvato un comportamento tanto irresponsabile. Vanno bene le chiacchiere e la cena, ma coi tempi che corrono – e i pazzi che ci sono in giro – era azzardato portarsi a casa un estraneo per la notte. Perché si trattava proprio di questo: del carismatico, introverso giovane, il dottor Zamboni non conosceva assolutamente nulla.